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Metodo di Ricerca ed analisi adottato


Il medoto di ricerca ed analisi adottato è riportato suwww.coltrinariatlanteamerica.blogspot.com

Vds. post in data 30 dicembre 2009 seguento il percorso:
Nota 1 - L'approccio concettuale alla ricerca. Il metodo adottato
Nota 2 - La parametrazione delle Capacità dello Stato
Nota 3 - Il Rapporto tra i fattori di squilibrio e le capacità delloStato
Nota 4 - Il Metodo di calcolo adottato

Per gli altri continenti si rifà riferimento al medesimo blog www.coltrinariatlanteamerica.blogspot.com per la spiegazione del metodo di ricerca.

mercoledì 31 maggio 2017

Tripoli: il Cairo all'offensiva

Raid aerei su Derna
Libia: l’Egitto ipoteca il futuro
Umberto Profazio
05/06/2017
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Il 26 maggio 2017, l’aviazione egiziana ha effettuato sei raid aerei in Libia, colpendo postazioni e campi di addestramento di presunti gruppi terroristici nell’est del Paese.

L’attacco è avvenuto poche ore dopo l’attentato di Minya, 250 chilometri a sud del Cairo, dove un gruppo di miliziani aveva aperto il fuoco contro un bus che trasportava cristiani copti diretti in pellegrinaggio presso il monastero di Anba Samuel, causando almeno 29 vittime e 24 feriti.

In un discorso televisivo, il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha condannato l’attacco, avvisando che l’Egitto non avrebbe esitato a colpire le basi dei terroristi, sia all’interno che all’esterno del Paese.

Nelle stesse ore l’aviazione egiziana lanciava raid aerei contro Derna, dove - secondo fonti del governo del Cairo - sarebbe stato pianificato l’attacco di Minya: tra gli obiettivi, campi di addestramento e depositi di armi del Derna Mujhahidden Shura Council (Dmsc), una coalizione islamista che controlla la città dal 2015.

Nelle ore successive, nuovi attacchi aerei egiziani hanno colpito invece Jufra, Waddan e Hun, mentre il 29 maggio l’aviazione egiziana è tornata nuovamente su Derna, colpendo l’entrata occidentale della città e il quartiere di Dahr al-Homir.

Non è la prima volta che il Cairo lancia attacchi aerei in Libia. Basti ricordare il raid effettuato il 16 febbraio 2015, quando l’Egitto rispose alla decapitazione di 21 copti egiziani rivendicata dalla filiale libica del sedicente Stato Islamico con attacchi aerei proprio su Derna.

Anche oggi come allora la furiosa reazione egiziana è stata evidentemente determinata dalla forte emozione per l’attentato subito. L’offensiva del Cairo nell’est della Libia ha tuttavia sollevato numerosi dubbi, in particolare riguardo la responsabilità dei gruppi colpiti e le reali motivazioni dietro la scelta di intervenire nel complesso teatro libico.

I dubbi sull’offensiva del Cairo
Il 27 maggio, infatti, il Dmsc ha negato ogni responsabilità nell’attacco di Minya. Il gruppo islamista ha inoltre definito gli attacchi aerei egiziani un diversivo per il regime di al-Sisi, una mossa utile a distogliere l’attenzione dalla crisi economica e dal deterioramento delle condizioni di sicurezza in Egitto.

Il giorno stesso, l’Isis ha invece rivendicato l’attentato terroristico di Minya. A differenza di altri casi, la rivendicazione sembrerebbe verosimile, in quanto già nei mesi scorsi i miliziani jihadisti della filiale egiziana del Califfato - meglio conosciuta come Wilayat al-Sinai e precedentemente nota come Ansar Beit al-Maqdis - si erano resi protagonisti di attacchi terroristici contro i copti in Egitto.

L’eventuale veridicità di tale rivendicazione basterebbe ad inficiare la tesi della pianificazione dell’attacco di Minya a Derna. Il Dmsc è noto per la sua forte avversione verso il gruppo guidato da Abu Bakr al-Baghdadi, a causa della rivalità all’interno della galassia jihadista tra al-Qaeda e il sedicente Stato Islamico: tra i gruppi che fanno parte del Dmscvi sono infatti diverse formazioni legate ad al-Qaeda. Nel giugno del 2015, la rivalità tra Dmsc e Isis si è trasformata in uno scontro aperto, terminato con l’allontanamento di quest’ultimo dalla città di Derna.

Ad aumentare i dubbi sulle reali motivazioni dell’offensiva egiziana contribuisce anche il fatto che da diversi mesi Derna è sottoposta all’assedio del Libyan National Army (Lna). Le forze del generale Khalifa Haftar hanno da tempo bloccato ogni accesso alla città ed effettuano sporadici attacchi aerei contro il Dmsc. Poco prima dell’offensiva egiziana, l’Lna aveva anche concesso un alleggerimento del blocco di Derna, consentendo l’ingresso in città di una serie di beni di prima necessità.

Le difficoltà dell’Lna
L’Lna fedele ad Haftar è il principale beneficiario dell’irruzione egiziana sullo scenario libico. Oltre a Derna, i raid aerei egiziani hanno infatti interessato la base aerea di Jufra, negli ultimi mesi teatro di scontri tra l’Lna e la Terza Forza, una milizia di Misurata inviata nel sud della Libia nel corso del 2014 per mantenere i delicati equilibri tra Tebu, Tuareg e Awlad Suleiman. La Terza Forza è supportata nella sua azione dalle Benghazi Defence Brigades (Bdb), milizia islamista protagonista dell’offensiva nel “crescente petrolifero” lo scorso aprile.

Sia la Terza Forza sia le Bdb hanno partecipato all’attacco a sorpresa alla base aerea di Brak al-Shati, non lontano da Sabha, del 18 maggio scorso: il blitz, secondo alcune fonti, avrebbe causato la morte di circa 184 combattenti della 12° Brigata dell’Lna e provocato le dimissioni del suo capo, il generale Mohamed Ben Nayel.

Oltre a sollevare le denunce di diverse Ong che hanno accusato le milizie di crimini di guerra e dell’esecuzione di almeno 30 prigionieri, il massacro di Brak al-Shati ha messo nuovamente a nudo le debolezze dell’Lna, incapace di difendere una base strategica nel sud della Libia e fortemente decimato dall’attacco a sorpresa.

Le reali motivazioni di al-Sisi
In tale dinamico e frammentato contesto, ecco quindi che gli attacchi aerei egiziani in Libia sono stati mossi da una serie di motivazioni forse più importanti della stessa lotta al terrorismo. L’offensiva del Cairo va innanzitutto a sostenere Haftar, la principale carta in mano al regime egiziano di al-Sisi in Libia.

Nonostante le dimostrazioni di forza (come la parata di 12.000 combattenti dell’Lna in occasione del terzo anniversario dell’Operazione Karama a Tocra, lo scorso 16 maggio), Haftar sembra sempre più in difficoltà. L’azione del Cairo va quindi a puntellare la sua posizione, confermando una vicinanza già dimostrata durante la recente visita a Bengasi del capo di Stato maggiore dell’esercito (e capo del Comitato nazionale egiziano sulla Libia) Mahmoud Hegazy.

I raid aerei egiziani rappresentano inoltre un chiaro messaggio ai partner/competitor regionali. Messo ai margini dalla mediazione degli Emirati Arabi Uniti, che hanno di fatto rilanciato il processo di pace in Libia organizzando l’incontro tra Haftar e il primo ministro del governo di accordo nazionale Fayez al-Sarrajad Abu Dhabi il 2 maggio scorso, il governo del Cairo ha reagito immediatamente.

Gli attacchi aerei ribadisconol’impossibilità di trovare una soluzione alla crisi libica senza tenere in considerazione gli interessi dell’Egitto. E l’irritazione con la quale Algeri ha accolto la notizia dei raid su Derna, elevando lo stato di allerta delle proprie forze aeree sul confine orientale - e convocando una riunione d’urgenza dei ministri degli Esteri di Algeria, Egitto e Tunisia - evidenzia altrettanto bene come sia impossibile comprendere la crisi libica senza collocarla adeguatamente nella sua dimensione regionale.

Umberto Profazio è dottore di ricerca in Storia delle Relazioni Internazionali presso l’Università di Roma “Sapienza”, ACD Analyst per l’International Institute for Strategic Studiese Maghreb Analyst per la NATO Defence College Foundation.

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