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Metodo di Ricerca ed analisi adottato


Il medoto di ricerca ed analisi adottato è riportato suwww.coltrinariatlanteamerica.blogspot.com

Vds. post in data 30 dicembre 2009 seguento il percorso:
Nota 1 - L'approccio concettuale alla ricerca. Il metodo adottato
Nota 2 - La parametrazione delle Capacità dello Stato
Nota 3 - Il Rapporto tra i fattori di squilibrio e le capacità delloStato
Nota 4 - Il Metodo di calcolo adottato

Per gli altri continenti si rifà riferimento al medesimo blog www.coltrinariatlanteamerica.blogspot.com per la spiegazione del metodo di ricerca.

lunedì 12 gennaio 2009

Marco Regione Africa Settentrionale

ARTICOLAZIONE
Algeria Egitto Libia Marocco Sudan Tunisia

Paese
Area
Popolazione

Algeria
2.381.740 mil.q.
33.333.216
Egitto
33.333.216
80.335.036
Libia
1.759.540
06.036.914
Marocco
446.550
33.757.175
Sudan
2.505.810
39.379.358
Tunisia
163.610
10.276.158

Fattori di squilibrio della macro regione (dati 2006)

1) CONFLITTO - La presenza di un conflitto in un Paese può essere considerata come uno dei motivi principali della sua instabilità. L’area del Nord Africa attualmente risulta interessata da 3 situazioni di conflitto. In Algeria dal 1992 si fronteggiano il Governo e la G.I.A. (Gruppo Islamico Armato) per questioni dovute alla vittoria delle elezioni da parte del fronte islamico di salvezza e successivamente dichiarate nulle dall’esercito governativo. Dal 1999 il Governo algerino, pur avendo ottenuto una tregua con la G.I.A., si trova a dover fare i conti con il Gruppo Salafita che costituisce la frangia fondamentalista della G.I.A. In Sudan, dal 2003, i gruppi armati del Sudan Liberation Army e del Justice and Equality Movement, che dal 2006 si sono riuniti nella National Redemption Front, combattono contro il Governo sudanese colpevole, secondo loro, di non fare abbastanza per la popolazione darfuriana lasciata in condizioni pietose. In Marocco si registrano attualmente delle tensioni dovute al suo impegno militare contro il fronte Polisario che vuole l’indipendenza del Sahara Occidentale.

2) PAESI LIMITROFI IN CONFLITTO - La presenza di un conflitto in un Paese può comportare degli effetti d’instabilità per i Paesi limitrofi. Vi sono alcuni Paesi che confinano o comunque sono collocati nelle vicinanze di quelli dell’area nordafricana che sono attualmente coinvolti in conflitti. Il Chad, la Somalia e l’Uganda sono rispettivamente impegnati in conflitti interni. In Chad dal 1965 si protrae un conflitto che vede coinvolti il Governo e i gruppi politici rivali; in Somalia dal 1988 diversi gruppi armati rivali si fronteggiano per il controllo del territorio; in Uganda dal 1986 il Governo combatte contro i guerriglieri del Lord’s Resisistance Army .

3) RIFUGIATI - La presenza di rifugiati in un Paese può costituire un motivo d’instabilità soprattutto se il loro numero è alto. Quello dei rifugiati è un problema che vede interessati in prima linea gran parte dei Paesi del Nord Africa in quanto rappresenta per le popolazioni che fuggono dai conflitti regionali che affliggono l’Africa centrale, quella Occidentale e il Corno d’Africa un punto di riferimento più sicuro, nonché una porta d’accesso ad un’area più stabile, quale quella del Mediterraneo europeo.

4) DISOCCUPAZIONE - La disoccupazione quale fenomeno destabilizzante di un Paese interessa da vicino i Paesi del Nord Africa, anche se non desta particolari preoccupazioni se lo si rapporta ad altre aree del Continente africano. Il tasso di disoccupazione si aggira in media intorno al 15 %; la Libia è il Paese nordafricano con il più alto tasso di disoccupazione, circa il 30 %, seguito dal Sudan, più del 18 %.

5) SFRUTTAMENTO PETROLIO-ORO-DIAMANTI - Uno sfruttamento eccessivo di petrolio-oro-diamanti non necessariamente va inteso in senso negativo in quanto i suoi effetti vanno relazionati anche al grado di stabilità politica di un Paese. Con riferimento all’area nordafricana, lo sfruttamento di petrolio è una realtà che non si può di certo negare ma non sembra generare particolari instabilità in quanto, trattandosi in gran parte di regimi democratici, vi è una maggiore propensione da parte dei governi a destinare parte dei proventi dello sfruttamento alla popolazione. In base a quanto detto costituirebbero un’eccezione il Marocco che è una monarchia costituzionale, ma non ha giacimenti di petroloio e il Sudan dove il conflitto interno sarebbe legato anche ai giacimenti di petrolio di cui è ricco il sottosuolo, ma non ancora sfruttati.

6) AREA GEOGRAFICA - Partendo dal presupposto che le vaste dimensioni di un Paese possono costituire un fattore di squilibrio per la sua stabilità, l’area geografica del Nord Africa è abbastanza estesa, essa misura circa più di 8.000.000 di km2 ; i Paesi che vantano dimensioni di particolare rilievo sono l’Algeria, l’Egitto, la Libia e il Sudan, al contrario il Marocco e la Tunisia si caratterizzano per dimensioni medio-piccole.

7) AREA FORESTALE - La presenza di foreste in un Paese può costituire un serio problema per la gestione e il controllo del territorio. I Paesi del Nord Africa sono caratterizzati da un’area territoriale di natura principalmente desertica per cui l’area forestale risulta molto ridotta, essa ricopre circa l’8% del territorio nordafricano.

8) FAZIONI ETNICHE E RELIGIOSE - Uno dei principali motivi d’instabilità di un Paese è costituito dalla presenza sul territorio di differenti fazioni etniche e religiose. Nei Paesi del Nord Africa è possibile riscontrare la predominanza dell’etnia arabo-berbera che si aggira intorno al 98%, fa eccezione il Sudan dove convivono, in numero quasi bilanciato, due etnie, quella “nera”e quella “araba”. A fare da corollario alle etnie principali vi sono una serie di minoranze etniche che non sembrano destare particolare preoccupazione in termini d’integrazione con le prime. L’aspetto religioso sembra rispecchiare quello etnico visto che la religione predominante è quella islamica, ma non bisogna dimenticare che proprio l’elemento religioso combinato con quello etnico fa da sfondo al conflitto interno che ancora oggi vede impegnato il Sudan.

9) MOVIMENTI INTERNI DI STRATI DELLA POPOLAZIONE - I movimenti interni di strati della popolazione possono essere valutati sia come un motivo che un effetto dell’instabilità di un Paese. La situazione di conflitto in cui si trovi un Paese può generare come conseguenza lo spostamento di strati della popolazione all’interno dello stesso. Nell’area nordafricana si ravvisano movimenti di strati della popolazione proprio in quei Paesi dove attualmente è in corso un conflitto, vale a dire l’Algeria e il Sudan.

10) REGIME POLITICO - I Paesi del Nord Africa hanno istituzionalmente abbracciato il concetto di democrazia e tale aspetto è in un certo qual modo fondamentale nel cogliere il grado di “apertura” di un Paese . Quanto detto è desumibile dal fatto che, ad eccezione del Marocco che è un Monarchia Costituzionale, in Algeria, Egitto, Libia, Tunisia e Sudan vigono regimi repubblicani. Il regime repubblicano, però, non è di per sé garanzia di assoluta stabilità , si vedano i casi dell’Algeria e del Sudan, ma lo è quanto meno in misura maggiore rispetto ad altri regimi politici.

11) “NUOVI STATI” CON FORMAZIONE INSTABILE - Partendo dalla premessa che i Paesi che ottengono l’indipendenza dopo il processo di decolonizzazione fanno tanta più fatica a raggiungere la loro stabilità quanto più la prima è recente, l’area nordafricana si compone di Paesi che vantano un passato di ex colonie e che hanno raggiunto l’indipendenza successivamente al 1950.

12) CORRUZIONE - In Africa la corruzione su vasta scala è riconosciuta come una delle minacce più grandi alla sicurezza e allo sviluppo. Questo fenomeno interessa anche l’area settentrionale del Continente dove, in Paesi come l’Algeria, il Marocco, l’Egitto e il Sudan si registra una sua alta diffusione.

13) PRODOTTO NAZIONALE LORDO PRO-CAPITE - Un indice importante per cogliere il grado di sviluppo economico di un Paese è rappresentato dal prodotto nazionale lordo pro capite che nell’area nordafricana non è molto alto, ad esempio in Egitto, Libia, Marocco e Sudan esso è inferiore ai 2.500 dollari americani.

14) CRESCITA ECONOMICA - Un basso tasso di crescita economica può influire negativamente sulla stabilità di un Paese. In Nord Africa si registra un dato positivo quanto alla crescita economica. Il Paese che vanta il tasso di crescita economica più alto è il Marocco con il 9,4 %, quello col tasso più basso è la Libia con il 5,8.

15) FORZA LAVORO IN AGRICOLTURA - L’impiego di un rilevante numero di lavoratori nel settore agricolo può essere indice o di un’economia prettamente agricola o del fatto che altri settori dell’economia non siano particolarmente sviluppati, due aspetti questi che in un certo qual modo possono contribuire all’instabilità di un Paese. Nell’area nordafricana si ravvisa una percentuale media di lavoratori impiegati nel settore agricolo, determinante in tal senso è anche l’aspetto geologico del territorio. In Egitto ad esempio, l’agricoltura si concentra essenzialmente lungo gli argini del Nilo, essendo gran parte del territorio costituito da deserto.

16) AIUTO ESTERO - Quanto maggiore è l’aiuto che un Paese riceve da un altro tanto più ciò è sintomatico di una incapacità dello stesso di reggersi con le proprie forze. I Paesi del Nord Africa non sono completamente autosufficienti e infatti ricevono fondi di aiuto dall’estero per un importo percentuale inferiore al 5% del loro pil.

17) HIV/AIDS - L’hiv/aids può essere considerata una vera e propria piaga per il Continente africano e come tale può costituire una minaccia anche per lo sviluppo economico. Anche l’area nordafricana sembra non essere risparmiata da questa tremenda malattia che negli ultimi anni ha mietuto numerose vittime. In Libia da esempio, si registrano 12.000 persone colpite dall’hiv/aids solo nel 2001 di cui il 90 % sono tossicomani, 15.000 sempre nello stesso anno in Marocco, in Sudan addirittura l’1,6% della popolazione secondo le stime del 2005.

18) SPESA MILITARE - La spesa militare rappresenta un elemento importante per comprendere quanto un Paese s’impegni nella sua difesa in relazione alle minacce presenti o potenziali. I Paesi del Nord Africa impiegano in media poco più del 3% del loro pnl nella spesa militare. Il Paese che destina la percentuale maggiore del suo pil in spesa militare è il Marocco (5% del pil), quello che ne destina meno è la Tunisia (1,4%).

19) DISASTRI NATURALI - Non bisogna dimenticare che sul bilancio di un Paese gravano le spese che questo sostiene per far fronte ai danni derivanti da disastri naturali e tale aspetto può influire negativamente sulla stabilità di un Paese. L’area del Nord Africa non sembra interessata direttamente dal problema dei disastri naturali, ad eccezione del Sudan dove frequenti sono le inondazioni.

20) ISOLAMENTO GEOGRAFICO - Un altro fattore d’instabilità per un Paese può essere rappresentato dal fatto di essere collocato in un’area geografica sfavorevole; l’assenza di sbocchi sul mare può, ad esempio, ostacolare i traffici commerciali o rallentarli. I Paesi del Nord Africa, ad eccezione del Sudan che si affaccia sul Mar Rosso, hanno uno sbocco diretto sul Mar Mediterraneo (il Marocco si affaccia anche sull’Oceano Atlantico) e questo consente loro di avere un rapporto costante con l’Europa.
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21) INDICE DI SVILUPPO UMANO - l’indice di sviluppo umano costituisce un fattore fondamentale per comprendere la situazione di sviluppo della popolazione di un determinato Paese sulla base di una serie di elementi quali il pil pro capite, l’alfabetizzazione, la speranza di vita.
I Paesi del Nord Africa hanno un indice di sviluppo medio con delle potenzialità che fanno ben sperare per una sua progressione.

22) POPOLAZIONE - La popolazione può costituire un problema per la stabilità di un Paese. Nell’area nordafricana il numero della popolazione rispecchia in un certo qual modo le dimensioni dei Paesi che la compongono, ad eccezione dell’Egitto dove su un’area geografica di circa 1.000.000 km2 si registrano 80.000.000 di abitanti concentrati principalmente nel delta e valle del Nilo e della Libia dove,in un’area di 1.759.540 km2, si registrano circa 6 milioni di abitanti.

23) CRESCITA DEMOGRAFICA - Un altro fattore d’instabilità può essere costituito da un’alta percentuale di crescita demografica. Nei Paesi del Nord Africa si registra in media una crescita demografica pari al 1,5 %.
2. Organizzazioni internazionali presenti nella macro area (dati 2006)

L’area del Nord Africa, costituita da Marocco, Algeria, Egitto, Libia, Tunisia e Sudan, vede la presenza sul suo territorio di tre importanti organizzazioni internazionali: l’Unione Africana (UA), l’Unione del Maghreb Arabo (UMA), la Lega degli Stati Arabi (AL).
L’Unione Africana (UA) viene ufficialmente alla luce durante il vertice dei Capi di Stato e di Governo di Durban (Sudafrica) il 9 luglio 2002. Essa sostituisce l’Organizzazione dell’Unità Africana (OUA), nata a Addis Abeba il 25 maggio 1963 in seguito alla riunione di 32 rappresentanti istituzionali degli Stati africani in quel momento indipendenti. L’UA si compone di 53 Paesi africani, ad eccezione del Marocco che è uscito dall’OUA nel 1984, in seguito all’ammissione della Repubblica Araba Sahrawi Democratica. . La sede dell’Unione Africana è a Addis Abeba.
Sebbene l’UA sia ancora in una fase transitoria, per il passaggio, il cambiamento e l’adattamento delle vecchie strutture dell’OUA, è da supporre, in virtù dei documenti finora elaborati e delle dichiarazioni d’intenti espresse durante i summit precedenti e successivi al varo dell’Unione nel 2002, che le sue priorità d’azione saranno:
1. La lotta contro le malattie che devastano il continente africano, e segnatamente l’AIDS, attraverso la realizzazione di un fronte comune contro la detenzione dei brevetti medici da parte delle multinazionali farmaceutiche, così come avvenuto in Sudafrica;
2. La salvaguardia degli equilibri regionali, in armonia con l’attività delle Nazioni Unite, e il conseguente impegno nella risoluzione dei conflitti armati in corso come quelli nel Sahara Occidentale, nella Repubblica Democratica del Congo o in Sudan. Da sottolineare, a questo proposito, il ruolo di mediazione già assunto dall’OUA nel conflitto algero-marocchino del 1963, e quello più recente nella guerra fra Eritrea ed Etiopia.
Malgrado ciò, l’Unione Africana resta un’istituzione in massima parte “virtuale” a causa delle difficoltà operazionali che incontra nella messa in atto di una politica generale comune agli interessi di tutti gli Stati membri. Le condizioni di povertà di questi ultimi, le situazioni d’indebitamento con l’estero e di dipendenza neocoloniale sia da altri organismi internazionali, come la Banca Mondiale o il Fondo Monetario Internazionale; sia dalle potenze ex-coloniali, come la Francia, il Belgio e la Gran Bretagna, o da quelle che si affacciano con intenti tutt’altro che “altruisti” nei confronti della realtà africana – gli Stati Uniti –, rendono assai ardua l’attuazione dei principi e dei progetti dell’UA.
Non è d’altra parte da escludere che al suo interno sia in atto una “lotta” per la leadership continentale alla quale partecipano, in modo diverso, la Libia, la Nigeria e il Suadafrica. L’Unione del Maghreb Arabo (UMA) è composta da cinque Paesi maghrebini: Algeria, Libia, Marocco, Mauritania e Tunisia. La sua sede è a Rabat, in Marocco. Essa nasce ufficialmente il 17 febbraio 1989 con il Trattato di Marrakesh che entra in vigore il 1° luglio dello stesso anno.
Sorta pensando al modello della Comunità Economica Europea ma caratterizzata da forti ambizioni ideali tendenti all’integrazione delle popolazioni degli Stati membri, l’attività dell’Unione è rimasta, pertanto, di tipo soprattutto economico. Sono perciò caratterizzati in questo senso le principali convezioni e atti dell’UMA fra cui è possibile annoverare: la Dichiarazione sulla creazione di una zona di libero scambio fra i Paesi dell’Unione, per i prodotti di tutti i tipi, di origine maghrebina e estendibile ai servizi (Tunisi, 1994); la Convenzione che regola il trasporto delle persone e delle merci, entrata in vigore nel 1993; la Convenzione relativa alla creazione di una comune Banca dell’Investimento e del Commercio Estero, del 1991; l’adozione di una Nomenclatura doganale maghrebina unificata, ovverosia una designazione inequivocabile per i prodotti e i servizi sottoposti a dazi doganali (Tunisi, 1991).
D’altra parte, nelle dichiarazioni d’intenti che hanno portato alla sua creazione, l’UMA è chiamata ad interagire con le altre organizzazioni internazionali e regionali del pianeta, politiche, economiche e religiose, e prima di tutto con le Nazioni Unite e i suoi organi. A questo proposito il Segretariato Generale dell’Unione gode dello statuto d’osservatore presso la Conferenza delle Nazioni Unite per il Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD) e presso altre organizzazioni regionali e internazionali similari. Malgrado gli entusiasmi iniziali del 1989 e dei primi cinque anni d’esistenza (cinque vertici intergovernativi dal 1990 al 1994), l’attività, e quindi l’effettiva integrazione economica e politica dei Paesi dell’UMA, rimane mediocre. Essa è sostanzialmente bloccata dalla rivalità algero-marocchina e dal sostegno che, attualmente e in passato, l’Algeria e, in misura minore, la Libia, hanno dato al Fronte Polisario. Basti pensare che tre dei cinque Paesi dell’Unione (Libia, Algeria e Mauritania) hanno normali relazioni diplomatiche con la Repubblica Araba Sahrawi Democratica, lo Stato che il Fronte Polisario ha proclamato nel 1976 e che, nella logica dell’UMA, dovrebbe essere ammesso a pieno titolo come sesto membro dell’Unione.
Altri fattori che hanno causato il blocco delle attività dell’organizzazione panmaghrebina sono la situazione interna algerina e l’ostilità agli organi e alle decisioni dell’UMA da parte della popolazione berbera che rappresenta il 20% della popolazione dei cinque membri dell’Unione definita del “Maghreb Arabo”.
La Lega degli Stati Arabi (meglio nota come Lega Araba) è un’associazione volontaria di Stati arabi sovrani. È stata fondata nel marzo 1945 con lo scopo di rafforzare i legami fra gli Stati arabi e di coordinare le loro politiche al fine di promuovere il benessere e l’unità del mondo arabo. La sede ufficiale della Lega è al Cairo, Egitto. Fanno parte della Lega degli Stati Arabi i seguenti Paesi: Algeria, Iraq, Qatar, Arabia Saudita, Kuwait, Somalia, Bahrain, Libano, Sudan, Comore, Libia, Siria, Djibouti, Mauritania, Tunisia, Egitto, Marocco, Yemen, Emirati Arabi Uniti, Oman, Giordania, Palestina (La Palestina è considerata come uno Stato indipendente, quindi è un membro a pieno titolo della Lega) La Lega Araba cerca di promuovere la cooperazione fra gli Stati arabi in tutti i settori, attraverso la formazione d’istituzioni ed agenzie specializzate. In particolare il suo ruolo internazionale è emerso in quattro settori:
1. Sostegno ai Paesi arabi che lottavano per l’ottenimento dell’indipendenza dalle potenze coloniali. In particolare, la Lega ha giocato un ruolo importante nel caso dell’Algeria, Sultanato dell’Oman, Yemen del Sud (prima dell’unione con lo Yemen del Nord) ed il Sudan.
2. Mediazione nei conflitti fra i Paesi arabi, ad esempio: il conflitto fra Egitto e Sudan nel 1958, Marocco ed Algeria nel 1963, Yemen del Sud contro Yemen del Nord nel 1987, ed anche la guerra civile del Libano. In quest'ultima occasione fu fondata una “forza di deterrenza”, nel 1976, al fine di supervisionare i tentativi di cessate il fuoco ed, in seguito, per garantire il mantenimento della pace. Sin dal 1950, all’interno della Lega esiste una “Permanent Military Commission”, composta dai rappresentanti di tutti gli eserciti dei Paesi arabi, che ha il compito di definire i piani di difesa, valutati dalla “Joint Defence Council”, composta dai Ministri degli Esteri e della Difesa. Le decisioni di questo consiglio, approvate con la maggioranza relativa di 2/3, sono vincolanti per tutti i membri.
3. Promuovere la cooperazione inter-araba attraverso la formazione di agenzie specializzate che operano in diversi settori: economia, finanza, comunicazione, sviluppo economico, sociale e culturale. Fra le più importanti possiamo citare: “Arab Labour Organization”, “Arab Fund for Economic and Social Development”, “Arab monetary Fund”, “Arab League Educational, Cultural and Scientific Organization (ALESCO)”, “Arab States Broadcasting Union (ASBU)”, “Arab Satellite Communications Organization (ARABSAT)”, “Arab Permanent Telecommunication Committee” ed il “Arab Postal Committee” che opera all’interno del “Arab Telecommunication Council of Ministers (ATCM)”.
4. Rappresentare i Paesi arabi nelle più importanti istituzioni internazionali come le Nazioni Unite e le sue organizzazioni specializzate, ma anche nell’ Unione Africana.
Il blog è aggiornato da Massimo Coltrinari. Per contatti o informazioni: ricerca23@libero.it

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