Dott Matteo Giustino Anno accademico 2024/2025
PREMESSA
Nell’ultimo decennio, l’Africa sub-sahariana, cosi chiamata per la posizione a sud dell’immenso deserto del Sahara, è stata teatro di una crescente instabilità che ha destato l’attenzione della Comunità Internazionale. La fragilità nelle nazioni presenti in questa area, quella saheliana, tra tensioni etnico-religiose e povertà estrema, ha aperto la strada al terrorismo islamico, con la presenza sempre più pervasiva e radicata di gruppi armati ed organizzazioni affiliate ad Al-Qaeda ed all’ISIS. La decisione dello scrivente di rivolgere questo lavoro di ricerca sul tema del “terrorismo nel Sahel”, con particolare focus alla nazione del Niger, prende spunto da un interesse scaturito da due diversi punti: le esperienze pratiche di vita, dovute alla propria professione come dipendente sotto il Ministero della Difesa, trovandosi spesso negli anni ad interagire nel bene o nel male con migranti provenienti da tali zone; e la stesura della propria tesi di laurea presentata nell’anno accademico 2019-2020, sempre a questo Ateneo. In tale elaborato, denominato “I profughi del clima”, la regione del Sahel è già stata menzionata solo superficialmente, in merito ai temi attualissimi del cambiamento climatico e della immigrazione da esso generato, che dagli anni ’70 hanno aumentato la consapevolezza internazionale di questa regione. Nella fattispecie, gli attori principali sono stati il surriscaldamento globale, la desertificazione, la siccità e tutti quei fattori che peggiorano le condizioni di una terra vulnerabile e delle sue popolazioni locali, spinte a emigrare dalle evidenti mancanze di sicurezza alimentare e salute. Dagli anni ’90, l’ Europa , con particolare focus nelle coste spagnole, italiane e greche, ha assistito a vere e proprie ondate migratorie provenienti dal Sahel, lungo la ormai celebre “rotta del Mediterraneo centrale”, che affonda le sue radici raggiunta stati del nord Africa, dal deserto e dall’ Africa Sub-sahariana, dove i flussi migratori nascono e crescono, in un viaggio massacrante, proibitivo e senza speranza.
“ Un viaggio verso la libertà non può che lasciarci liberi di prendere la rotta che più ci rassicura”1
Questa citazione, tratta da un libro del giornalista Fabrizio Gatti, ha colpito il sottoscritto particolarmente poiché, oltre a dare speranza, riflette l’ambivalenza tragica delle scelte intraprese dai migranti, apparentemente libere ma spesso imposte da contesti estremi e pericolosi. Per affrontare al meglio le dinamiche sociali e umane che attraversano questi stati, fondamentale è stata la testimonianza diretta e romanzata di tale lettura, dove vengono raccontati con assoluta meticolosità i viaggi clandestini dei migranti attraverso il deserto e le strategie di reclutamento e controllo del territorio da parte dei gruppi criminali e Jihadisti. Partendo da questo contesto, l’interesse dello scrivente si è ora concentrato sui vari percorsi migratori dell’Africa, di cui il Niger ne è uno dei più importanti crocevia; ma si è focalizzato anche sul coinvolgimento strategico di molte superpotenze, attratte dall’unico “privilegio” della terra nigerina: le risorse minerarie. Nascono infatti, negli ultimi decenni, dei progetti a lungo termine di stati come Francia e USA, Cina e Russia, basati su reciproci accordi di “dare e avere”, in cui vengono messi sul piatto aiuti umanitari, militari ed assistenza tecnologica di vario genere, in cambio di risorse strategiche e sensibili, come l’uranio o particolari prodotti dell’agricoltura su cui le popolazioni nigerine si sono sorrette nei anni. L’intervento di attori esterni ha destabilizzato ancor più una situazione già molto fragile, creando terra fertile per l’insorgere di attività criminali e terroristiche che, approfittando della confusione e del malcontento, accrescono il loro potere per combattere il mondo occidentale. Il Niger rappresenta un caso emblematico poiché è un paese di transito, di frontiera, di crisi, ma soprattutto di forte resistenza contro chiunque si sia imposto in questo paese, tra governo locale, nuovi attori mondiali e l’infiltrazione del terrorismo islamico.
Appare quindi evidente che l’interesse personale del sottoscritto per i flussi migratori ed il coinvolgimento intermittente, e spesso ambiguo, delle potenze mondiali, abbiano rappresentato il punto di partenza per l’elaborazione di questa tesi, con l’intento di arrivare a soddisfare anche la profonda curiosità personale, accademica e professionale riguardo la proliferazione del terrorismo, le cause che lo innescano, nonché la sua possibile proliferazione verso l’ Europa. Con questa indole, ho intrapreso la stesura del presene elaborato, cercando di analizzare le radici del fenomeno di instabilità dell’Africa sub-sahariana, le relazioni dirette con la sicurezza mondiale e le strategie messe in atto nel Niger, per contrastare una delle prima minacce del mondo: il terrorismo di matrice Jihadista.
1 Gatti Fabrizio, “BILEL - Il mio viaggio infiltrato nel mercato dei nuovi schiavi”, Best Bur, Milano, 2007.
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