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Metodo di Ricerca ed analisi adottato


Il medoto di ricerca ed analisi adottato è riportato suwww.coltrinariatlanteamerica.blogspot.com

Vds. post in data 30 dicembre 2009 seguento il percorso:
Nota 1 - L'approccio concettuale alla ricerca. Il metodo adottato
Nota 2 - La parametrazione delle Capacità dello Stato
Nota 3 - Il Rapporto tra i fattori di squilibrio e le capacità delloStato
Nota 4 - Il Metodo di calcolo adottato

Per gli altri continenti si rifà riferimento al medesimo blog www.coltrinariatlanteamerica.blogspot.com per la spiegazione del metodo di ricerca.

giovedì 29 giugno 2023

Geografia Umana


 Fonte LIMIS, Rivista Italiana di Geopolitica, 2022

lunedì 19 giugno 2023

Dal Golfo di Guinea al Mediterraneo


CAOS REGIONALE E STRATEGIE DEGLI ATTORI INTERNAZIONALI 

Dante Gatta 




1. PANORAMICA INTRODUTTIVA La regione che, dal Golfo di Guinea, passando attraverso il Sahel, si estende fino alla sponda africana del Mediterraneo, è in un’area in cui, nella maggioranza dei casi (seppur con significative eccezioni), il ruolo degli Stati è ridotto a mera rappresentazione cartografica e le dinamiche locali assumono un significato che funge da stimolo a considerazioni più generali. La notevole disponibilità di risorse naturali e la (rinnovata) rilevanza in senso strategico, sono tra le principali motivazioni da annoverare per comprendere i numerosi interessi confliggenti tra attori locali, regionali e globali. In tale regione, in una caotica situazione in cui è difficilmente rinvenibile il nesso causa-effetto, è possibile osservare, contemporaneamente, le più tipiche criticità che affliggono la nostra epoca: conflitti su base etnica e/o religiosa, divampare del jihadismo, passaggio di traffici di ogni tipo, dipanarsi di rotte migratorie, impatto nefasto dei cambiamenti climatici. Ma, l’area in oggetto, funge anche da caso scuola, dal momento che, attraverso un’analisi di più ampio respiro, possiamo scorgere le direzioni verso cui sono orientate le principali potenze mondiali, in conseguenza delle quali, le potenze medie con forti interessi nella regione - Stati europei, con l’Italia tra i più “coinvolti” - dovrebbero cogliere opportunità e valutare rischi, per pianificare modalità di azione e stabilire spazi di manovra. 2. INTERESSI LOCALI E STRATEGIE INTERNAZIONALI 2.1 Il caos regionale -Il “peso” degli Stati locali: Dal punto di vista istituzionale, emerge una differenziazione significativa in quest’area, tra Stati che affacciano sul Mediterraneo e quelli che si trovano nella fascia saheliana, o comunque a sud del deserto del Sahara. Nel primo caso vi è la presenza di Stati in grado di imporre la propria sovranità, quali il Marocco, l’Algeria e - in modalità meno evidente - la Tunisia. A questi fa eccezione la Libia che, in seguito alla guerra iniziata nel 2011, è uno Stato sostanzialmente fallito, nonché frammentato. Vi sono poi le territorialità (formalmente) appartenenti a Stati più meridionali, i quali invece si caratterizzano per una sovranità decisamente limitata: Mauritania, Mali, Burkina Faso, Niger e Ciad su tutti. Situazione non dissimile per i paesi del Golfo di Guinea, ma anche qui con le eccezioni di Senegal, Ghana, Nigeria e Costa d’Avorio, le cui istituzioni esercitano invece un potere non solo formale. -Jihadismo e conflitti etnico/religiosi: talmente complessa ed intricata la situazione dei conflitti in quest’area che, spesso, risulta arduo discernere genesi e natura delle dispute. Ai più leggibili conflitti politici, come il colpo di Stato in Mali nel 2021 1 , se ne accompagnano di 1 Il nuovo colpo di stato in Mali rivela un’instabilità cronica, Internazionale, 26/05/2021 più complessi. Questo a sottolineare come, in una situazione di instabilità politica ed economica, di porosità dei confini, di povertà e di difficoltà geografiche e climatiche, i conflitti tendano ad assumere una forma violenta, a prescindere dalla veste che viene conferita. Quel che è certo è che l’Africa occidentale risulta essere tra le regioni del pianeta più colpite da attacchi terroristici 2 . Il caso nigeriano, in tal senso, risulta emblematico, con una rilevante numero di attacchi portati avanti da Boko Haram e ISWAP (che proprio da una costola di Boko Haram trae origine), le cui affiliazioni 3 con l’ISIS ci inducono a riflessioni più estese - e meno scontate - sulle dinamiche, e la competizione, conseguenti i legami coi più noti “brand” jihadisti. -Traffici illeciti e migrazioni: l’area geografica in questione, presenta tra le rotte più battute per quel che riguarda i traffici illeciti. Droga, tabacco, armi vengono trafficati sfruttando la sostanziale inesistenza di controlli tra i confini dei vari Stati. Spesso sono gli stessi gruppi terroristici, o gruppi etnici armati, ad essere i diretti protagonisti dei traffici o a gestire le direttrici. Tra questi vi è il traffico di essere umani, tanto che la Central Mediterranean Route trova origine e sviluppo proprio da questa area 4 . Il vuoto di potere in estese zone della Libia, conseguenza del conflitto del 2011, ha notevolmente favorito tali dinamiche, aprendo un varco sostanzialmente diretto verso il Mediterraneo. 2.2 Le strategie delle potenze Spostando il focus dell’analisi, da una prospettiva locale verso una più ampia, che prenda in considerazione l’azione delle principali potenze mondiali, notiamo come gli avvenimenti recenti siano condizionanti, impatto della guerra in Ucraina in primis. -Gli Stati Uniti, che nel contesto africano agiscono militarmente attraverso il comando Africom, già negli anni passati, avevano mostrato l’intenzione di allentare la presa sul continente e, di conseguenza, su questa specifica porzione dello stesso. Una strategia di ridimensionamento doverosa dovuta alla necessità di selezionare con scrupolo le aree su cui focalizzare gli sforzi maggiori. Le motivazioni che hanno portato Washington a maturare questo tipo di valutazione sono diverse: la diminuzione della spinta propulsiva per la guerra al terrorismo globale, elemento caratterizzante della politica estera USA in apertura di millennio; le forti tensioni interne; in ultima istanza, ma di importanza fondamentale, il focus sulla sfida globale alla Cina, principale avversario statunitense, che ha consigliato gli americani di concentrare gran parte delle loro attenzioni sul’area del Pacifico. In questo contesto, si inserisce il conflitto ucraino, che li impegna nel contenimento del secondo grande avversario, la Russia. - Il conflitto russo-ucraino ha contribuito, almeno momentaneamente, a rallentare anche le mire in Africa della stessa Cina. L’intento cinese, in Africa, è duplice. Innanzitutto di natura economica, finalizzato agli investimenti e all’accaparramento di risorse naturali. Con gli anni, il dinamismo cinese, ha assunto dei caratteri sempre più “politici”. La Cina, portando avanti quelli che sono interessi strategici, ci tiene ad apparire sotto una veste positiva, elemento che assume ancor più valore in Africa, continente che, per ovvie ragioni, tende a fare paragoni col passato che l’ha vista preda di colonizzatori occidentali. E così, lo Stato del Gibuti, snodo strategico sul fondamentale stretto di Bab al-Mandab, ha ospitato la prima 4 Migration flows on the Central Mediterranean route, Council of the European Union, 09/02/2023. 3 How al-Qaeda and Islamic State are digging into Africa, The Economist, 13/08/2022. 2 Global Terrorism Index 2023, in Institute of Economics and Peace, 2023. base militare cinese al di fuori del proprio territorio e dunque chiave per il progetto One Belt One Road. I piani cinesi, però, non sono limitati all’Africa orientale, si estendono a quella occidentale - e si aggiungono alla presenza cinese nell’Africa mediterranea, specie in Algeria ed Egitto - come porta di accesso all’Atlantico, oceano a totale egemonia statunitense. A conferma di questa prospettiva vi sono i recenti investimenti del governo di Pechino, come ad esempio quelli per la costruzione del porto di Lekki, in Nigeria, oltre ad una serie di vie di comunicazione, ferroviarie ed autostradali 5 . -Altri due attori che è necessario considerare in questa analisi sono la Russia e la Turchia. I due Stati in questione hanno assunto posizioni di rilievo in Libia, controllando rispettivamente le territorialità di Cirenaica e Tripolitania. L’intento dei due paesi è quello di estendere le proprie attività e, attraverso il Fezzan, penetrare le regioni più meridionali di Sahel e Africa Occidentale. Con Mosca coinvolta nel conflitto in Ucraina, è attualmente Ankara ad avere mire strategiche più interessate all’area. 3. RISCHI E OPPORTUNITÀ PER LE MEDIE POTENZE, CON FOCUS SULL’ITALIA L’aspetto che consegue da questa analisi bipartita, dal piano “locale” a quello riguardante le strategie delle potenze “globali”, è premessa fondamentale per valutazioni ed elaborazioni di strategie, ma stavolta per quel che riguarda le medie potenze. In particolare per ciò che concerne gli Stati europei, alcuni dei quali - Francia, Italia e Germania su tutti - attivi nella regione, per differenti motivazioni storiche, strategiche ed economiche. Il piano dell’analisi “locale”, legato alla volontà di sedare conflitti locali, contenere la crescita dell’islamismo, contribuire al potenziamento degli attori statuali, tamponare il fenomeno migratorio, è mediaticamente più attraente ma, data la natura di “crisi” che lo caratterizza, rischia di essere emotivamente fuorviante. Sebbene sia importante perseguire tali obiettivi di breve/medio periodo, il fatto di renderli preponderanti può inquinare le strategie di lungo termine di un paese. Non di rado, a riguardo, l’Italia si è fatta trascinare in missioni, edulcorate da una veste europea (o comunque in concerto tra più attori), che in realtà mascheravano forti interessi degli Stati promotori. Per restare nell’area in analisi, basti ricordare: : sia la guerra in Libia - i cui esiti hanno decisamente minato le nostre priorità strategiche - sia le operazioni nel Sahel, su forte input francese. In tal senso risulta, per l’appunto, indispensabile l’analisi riguardante le strategie dei più rilevanti attori internazionali, perché determinanti per intercettare i futuri scenari caratterizzanti l’area. La sicurezza del Mediterraneo, il controllo dei flussi migratori, la necessità di tenere a debita distanza un fronte instabile, la rinnovata importanza degli approvvigionamenti energetici di provenienza africana (in primis gas algerino), a maggior ragione dopo la forzata diminuzione dei flussi provenienti dalla Russia, sono interessi vitali per l’Italia, nonché fortemente legati all’area geografica in analisi. L’allentamento della presenza USA nell’area, potenzialmente, sarebbe volto a favorire un intervento più efficace ed autonomo dell’Italia, che potrebbe recuperare il terreno perduto. 5 BRI keeps nations on the move, China Daily, 03/01/2023. Questo, però, avverrebbe solo in conseguenza di una presa di coscienza e un cambio di mentalità che nel nostro paese non sembra essere imminente né scontato. A fronte di tali opportunità, i rischi che si presentano sono molteplici. Anche a causa della stessa minor presa statunitense, le possibilità per gli altri attori si sono moltiplicate. A riguardo, è in particolare il dinamismo turco a destare preoccupazione. La Turchia, essendo un paese dalla politica internazionale volutamente ambigua, dopo aver posto radici concrete a Tripoli intende ampliare la sua influenza verso l'Africa occidentale. In tal caso (ad esempio, con una potenziale arma di ricatto migratoria) l'instabilità nel Mediterraneo aumenterebbe e, proporzionalmente, lieviterebbero i pericoli per l'Italia. Ad evitare un simile scenario -o almeno a ridurne la portata - eventuali accordi con i partner europei sarebbero, stavolta sì, assolutamente necessari, per interesse reciproco

(articolo predisposto nel 2016)

venerdì 9 giugno 2023

Sudan. Situazione difficile



In Sudan i combattimenti iniziati il 15 aprile scorso continuano ancora. In varie zone del Paese sussistono violenti scontri tra le forze del generale Abdel Fattah al-Burhan, capo delle Forze Armate Sudanesi, e quelle del Mohamed Hamdan Daglo, “Hemetti”, capo dei paramilitari delle Forze di Supporto Rapido. Il conflitto del Sudan ha fatto saltare un piano sostenuto a livello internazionale per una transizione verso una democrazia civile, quattro anni dopo la caduta dell’despota islamista Omar al-Bashir e due anni dopo un colpo di stato militare congiunto. La lotta per il potere ha bloccato il piano per il passaggio al governo civile dopo decenni di autocrazia e dominio militare in Sudan, zona strategica tra Egitto, Arabia Saudita, Etiopia e la delicata regione del Sahel. Se non controllata, la violenza rischia di coinvolgere anche i Paesi vicini.


 Fonte: Atlante delle Guerre, Maggio 2023., ricerca.cesvam@istitutonastroazzurro.org

mercoledì 31 maggio 2023

Le Tre LIbie


 La Geografia ha diviso quello che oggi chiamiamo LIbia in tre aree distinte La TRipolitania, il Fezzan e la Cirenaica. Una soluzione di tre Stati protrebbe aiutare a creare entià statuali stabili

sabato 20 maggio 2023

Tunisia. La crisi tunisina minaccia il Mediterraneo

 

La Tunisia assieme alla Libia rappresenta oggi il principale teatro di crisi dell'area mediterranea.


Un articolo firmato dalla Redazione di RID - Rivista Italiana Difesa, descrive la situazione nella repubblica situazione e il ruolo che l'Italia può giocare al fine di attivare in Tunisia un circuito virtuoso al fine di portare questo paese fuori dalla situazione grave in cui si trova

Aggiornamento Sinossi Master Politica Militare Comparata

Articolo RID - Rivista Italiana Difesa, n. 5  Maggio  2023, pag. 15  /www.rid.it

mercoledì 10 maggio 2023

giovedì 20 aprile 2023

lunedì 20 marzo 2023

La Protezione degli Assetti Civili e MIlitari in Zone di Rischio. Insorgenza Area Mali e Niger di Nicolò Paganelli

 


“LA PROTEZIONE DEGLI ASSETTI CIVILI E MILITARI IN ZONE A RISCHIO INSORGENZA: AREA MALI – NIGER”

 

Il Mali (ex Sudan Francese) era unito al Senegal nella Federazione del Mali dal 20/06/1960. Caduta essa, il Mali diventa indipendente il 22/09/1960. Dopo il Presidente (Pres.) Modibo Keïta (1960-68), subentra il dittatore militare Moussa Traoré (1968-91); dal 1992 inizia la democratizzazione con Presidenti eletti. Nel 2012 un Golpe depone il Governo e sospende la Costituzione sfruttando il brutto periodo nel nord del Paese dove ex milizie libiche ridestano i ribelli Tuareg (MNLA), sostenuti da movimenti islamici integralisti legati ad al-Qaeda nel Maghreb Islamico (Ansar Dine/MUJAO), controllando l'area. L'11/01/2013 un corpo di spedizione francese, più truppe Ciad-Niger, interviene a sostegno dell'Esercito maliano riconquistando gran parte delle zone occupate. Nel 2013 si avvia la Missione di Stabilizzazione delle Nazioni Unite in Mali (MINUSMA), a supporto anche del corretto svolgersi di nuove elezioni. Dopo gli Accordi di Pace (2015), continuano atti di guerriglia: l'integralismo sunnita si salda con rivendicazioni di minoranze etniche (Tuareg-Fulbe) creando nel 2017 il Gruppo di sostegno dell'Islam e ai musulmani negli scontri tra allevatori nomadi (Fulbe) e agricoltori (Bambara-Dogon). Il Golpe 2020/2021 fanno sospendere il Mali da UA e ECOWAS. Nel 2012 ONU e UE approvano la missione EUTM Mali per formare le FF.AA. maliane (da aprile 2013). Situato nell'Africa Occidentale, senza sbocchi sul mare, confina a S con Costa d'Avorio-Guinea, a SE con Burkina Faso, a O con Mauritania-Senegal, a E con Niger, a N con Algeria. Dati: sup. tot. 1.248.574 kmq; capitale Bamako; pop. tot. 19.418.097 ab. (2018), densità 15,55 ab./kmq; lingua Francese (uff.), Arabo, Mande, lingue camitiche (berberi); relig. Musulmani (magg.), Cristiani, Animisti/Credenze tradiz./altri. Pres. Bah Ndaw (2020), Assimi Goïta (2021); Premier Moctar Ouane (2020), Choguel Kokalla Maïga (2021). Il territorio è formato da altipiani di media quota ed è al 65% desertico col Sahara a N. Il fiume Niger percorre 1.693 km in Mali (navigabile a S) con un delta fertile, linfa vitale del Paese. Il clima è steppico-desertico con aree distinte per precipitazioni e temperature. Principali città sono Bamako (Capit.) e Capoluoghi (omonime Regioni) Gao, Kayes, Kidal, Koulikoro, Mopti, Ségou, Sikasso e Timbuktù: 9 regioni, 49 Circondari, 703 Comuni. Al centro-sud vivono 3/4 dei maliani, 1/3 in aree urbane; a nord è raro trovare gente. Etnie: Bambara, Fulbe (Fulani/Peul/Toucouleur), Sonike (Sarakollé), Senufo, Dagon, Malinke (Mandingo), Bobo, Songai, Tuareg, altri (Bozo). L'aumento demografico spinge flussi verso Senegal e UE. L'economia sta ai prezzi di oro e cotone come la crescita all'insicurezza. L'agricoltura dà tanto lavoro. Rilevanti cotone (esportato), pesca fluviale e foreste per gomma arabica e legname. Molto importante il settore estrattivo (oro, sale, diamanti, ecc.), ma limitato quello manifatturiero. I rischi sono alti con sequestri e terrorismo in tutto il Paese, specie a N. L'instabilità politica peggiora con proteste violente e i conflitti interni al popolo producono sempre vittime; dal 2016 vi è lo Stato d'Emergenza dati i ripetuti attacchi nelle Regioni Mopti, Gao, Kidal, Timbuctu fatti da terroristi/criminali verso militari. Dal 2015 al 2020 si hanno attacchi a basi militari, hotel, luoghi di culto, ecc.; pericolose le zone di confine con Mauritania-Niger e Regioni Timbuctu/Gao; sul confine algerino passano milizie. Bamako è sicura ma con microcriminalità. Si consiglia la sospensione di attività aziendali estere o di rafforzarne la sicurezza. Sempre importante è la sanità del Paese in cui ci si trova: in questo caso è quella di uno Stato ancora in sviluppo, con alto tasso di malattie infettive e ospedali affidabili solo a Bamako.

 

Ex Colonia francese, il Niger è indipendente dal 03/08/1960. Nel '74 si afferma un Regime militare fino alla Transizione (1991): le elezioni del 1993 consentono un governo democratico. Nel 2010 un Golpe depone il Pres. Tandja, che nel 2009 fece la riforma costituzionale per ricandidarsi al 3° mandato; con le elezioni 2011 si ritorna all'ordinamento democratico. Al nord sono attivi ribelli Tuareg, con il Movimento dei Nigerini per la Giustizia (MNJ) e gruppi integralisti sunniti, soprattutto nelle frontiere con Mali, Burkina Faso e Nigeria. Nel 2016, Mahamadou Issofou diventa Presidente, poi rieletto. Il Golpe 2021, fallito, minava l'ascesa del neo-Pres. Mohamed Bazoum. Situato in Africa Occidentale, senza sbocchi sul mare, confina a S con Nigeria-Benin, Burkina Faso-Mali a O, Ciad a E, Libia a NE, Algeria a NO; prende il nome dal fiume Niger. Dati: sup. tot. 1.267.000 kmq; capitale Niamey; pop. tot. 22.442.948 ab. (2018); densità 17,71 ab./kmq; lingua Francese (uff.), Djerma, Hausa, Kanuri, Poular, Tamachek, idiomi locali; relig. Musulmani (magg.). Il terreno è occupato per 2/3 dal deserto e per 1/3 dal Sahel, con valle del fiume Niger a SO e Lago Ciad a SE. Il sud è popolato e fertile. Famosi i letti secchi di fiumi antichi (dallol). Il fiume Niger (525 km entro i confini nigerini) è semi-navigabile e interrotto da rapide; pochi affluenti di sinistra portano acqua al principale. Il clima è desertico a N e semi-desertico a S con poche piogge estive. La flora si sviluppa nelle oasi del Sahara, nella steppa saheliana e nella savana arborata; con fauna tipica di queste zone. il Parco Nazionale W ne è il più ricco in Africa Occidentale. Vi sono 7 regioni, 36 Dipartimenti, 129 Comuni: Agadez (più estesa), Diffa, Zinder, Maradi, Tahoua, Tillabéri (con Niamey), Dosso. Principali città: Niamey (Capitale), Zinder (più antica, ex-Capitale fino 1926), Maradi e Tahoua. Etnie: Hausa, Djerma-Songhai, Tuareg, Fulbe, Kanuri-Manga, Arabi, Toubou, Gourmantché, altri. Crescita demografica, scontri e scarsità di risorse naturali spingono flussi verso l'UE. Col sottosuolo ricco di risorse, il Paese è molto povero con corruzione e ricavi trattenuti da compagnie minerarie; vitali gli aiuti internazionali. Molto importanti l'agricoltura, minata dalla desertificazione, e l'allevamento. Tanti giacimenti di Uranio, gesso, sale, carbone, oro; i Cinesi sfruttano il petrolio. Industrie: manifatture tessili, una raffineria e vari impianti. La sicurezza è minacciata dai conflitti dei Paesi vicini, con scontri armati e attentati terroristici. Milizie e terroristi vivono autofinanziandosi di contrabbando/sequestri: organizzati, addestrati, attivi all'estero, in contatto con la criminalità organizzata locale. Dal 2009 vari stranieri sono stati rapiti nell'area sahelo-sahariana tra cui turisti, lavoratori, personale ONG. Il rischio terrorismo/sequestri è alto in tutto il Paese, specie nelle Regioni Diffa, Tahoua e Tillabéri dove dal 2017 vige lo Stato d'Emergenza. Le Autorità tengono alta l'allerta per possibili attentati specie in certe ricorrenze, festività (es. Ramadan). Dal 2018 al 2020 si ebbero continui attacchi e rapimenti con obiettivo basi militari, personale FF.AA., strade statali/montane, centri urbani, aziende estere, hotel, ecc. fatti da terroristi jihadisti (AQMI/Boko Haram/MUJAO), milizie ribelli, criminalità organizzata, oppositori. Si raccomanda di rafforzare la sicurezza aziendale. Eccetto strutture sanitarie private e buone farmacie a Niamey, le condizioni igieniche sono scarse e la sanità è di basso livello, necessitando l'evacuazione medica in casi gravi; si hanno le Clinique Gamkalley, Pasteur, Kaba, Magori e l'Hôspital National De Niamey. Diffuse malattie endemiche, specie in zone rurali.

 

Dopo tutte le analisi nascono così Riflessioni e Valutazioni per Scenari Futuri.

In Mali è fondamentale impedire collaborazioni e rapporti tra gruppi armati Tuareg e movimenti jihadisti nell'area al fine di isolare i problemi per poi combatterli allo stesso tempo separatamente, impiegando Forze di sicurezza locali/internazionali col compito di rintracciare e arrestare/eliminare i singoli gruppi fino a far cessare volontà e possibilità di organizzare e portare a termine attacchi. Lo Stato deve affrontare la situazione direttamente per proteggere e salvaguardare la popolazione oltre ai propri interessi, anche cooperando internazionalmente, per infine assicurarsi una discreta autosufficienza in termini di sicurezza e stabilità interna e riprendendo, se necessario, negoziati iniziati in passato tra le etnie. Uno Stato è forte se si ha una popolazione unita e coesa nel raggiungere obiettivi comuni: contrasto all'avanzata del deserto, a problemi ambientali/alimentari ed igienico-sanitari a partire dall'acqua. Le lotte intestine tra diverse etnie nel Paese dovrebbero essere risolte internamente e se possibile dialogando e contrattando, fino a raggiungere un ipotetico accordo di pace provvisoria, in modo che tutte le parti in conflitto abbiano opportunità di vincere/perdere in modo dignitoso. Per una stabilità maggiore economico-securitaria del Paese bisogna proteggere fisicamente tutti i siti/strutture sensibili che possono essere a rischio, fondamentali per il funzionamento di tutto l'apparato statale.

Il Niger avrebbe una buona potenzialità sul piano estrattivo ed industriale se non fosse così sfruttato dai Paesi stranieri per le sue numerose qualità minerarie e risorse primarie. Sul piano strategico militare, le Forze internazionali presenti sul territorio sono vitali per la stabilizzazione del Paese, addestrando militari e Polizie locali, per poi, una volta raggiunta l'autosufficienza, lasciare la sicurezza in mano alle Autorità. Per garantire la piena funzione di Governo è fondamentale difendere le installazioni e le strutture critiche dello Stato, rappresentanti i pilastri della sovranità nazionale. La popolazione deve poter scegliere il proprio Presidente a capo dello Stato, non subire un Golpe instaurante un Regime severo. Soddisfare le principali esigenze della gente è il primo passo verso la stabilità socio-economica, nonché verso un futuro forse migliore, creando anche opportunità lavorative e di vita per tutti in modo da ridurre i flussi migratori in uscita dal Paese. Riguardo la presenza di terroristi islamici sui confini una possibilità sarebbe un'operazione congiunta dei vari Stati confinanti per isolare le forze ostili proprio nelle zone di frontiera, schiacciandole da entrambi i versanti dalle rispettive FF.AA. di competenza. Per impedire traffici illeciti è importante sorvegliare costantemente i confini e attuare incursioni/imboscate a danno delle bande armate durante lo svolgimento delle loro attività.

Questi Paesi riescono ad avere un Esercito coeso e unito? In Mali e Niger pare di no, dato che eserciti esteri addestrano/equipaggiano reparti/unità, rendendo a volte disomogenea la formazione da applicare in operazioni e, con le varie etnie nelle FF.AA., è più difficile creare un esercito compatto.

venerdì 10 marzo 2023

martedì 28 febbraio 2023

Volume I Paesi a sud del Sahara

 Save the Date

Il 29 Aprile 2023 sarà presentato 

a Roma, Piazza Galeno 1, 

il Volume "I Paesi a sud del Sahara, di Osvaldo Biribicchi

domenica 19 febbraio 2023

venerdì 10 febbraio 2023

Russia. la penetrazione strategica in Africa

 


Nel quadro degli interventi, patners e alleanze, la Russia non ha disdegnato l’Africa. I Paesi ove le mire del Kremlino si sono materializzate sono, inizialmente, la Libia, il Mali e la Repubblica Centro Africana. Lo strumento che la Russia usa per questa espansione colonialista sono il sistema dei mercenari. E’ stato creato  da un personaggio senza scrupoli Evgenij Prigozin un sistema di compagnia militare privata , chiamato sistema Wagner, che in pochi anni è diventato un importante strumento della politica estera del Cremlino. Un sistema che agisce al di fuori della legge ed ha mostrato modi ed interventi caratterizzati da brutalità ed assenza totale di scrupoli.

 Attraverso questi mercenari la Russia è intervenuta in Libia, 2028, in Mali 2022, e nella Repubblica Centroafricana, dopo che la Wagner aveva fatto le sue esperienze in Siria 2015. I loro interventi sono stati in questi paesi precisi e mirati per appoggiare le forze locali favorevoli a Mosca, ed in genere ostili all’Occidente, con partecipazioni a scontri violenti. La conseguenza immediata è stata che la influenza russa in questi paesi è decisamente aumentata e in qualche caso determinate.

La Russia ha come obiettivo strategico di lungo periodo destabilizzare l’Africa perché le può essere utile a gestire l’attuale (2022-2023) conflitto in Europa (Ucraina). Inoltre obiettivo ulteriore è quello di avere alleati alla Assemblea dell’Onu per evitare una condanna (paese aggressore e violatore della Carta dell’ONU) da parte delle Nazioni Unite. I paesi africani, sempre ostili all’O
ccidente sono ampiamente disposti ad assecondarla in questa azione. Per questo i Wagner sono arrivati anche in Sudan (2017), Camerum (2022) Mozambico (2019) e Madagascar (2019) svolgendo attività di acquisizione di consenso, sostegno economico e appoggio politico senza impiego della forza militare. A sostegno di tutto questo hanno creato due grandi basi logistiche, una a Porto Sudan sul mar Rosso e l’altra a Porto di Duala in Camerum

martedì 31 gennaio 2023

Africa centro settentrionale


 Fonte LIMES, Rivista Italiana di Geopolitica, 2022

venerdì 20 gennaio 2023

Massimo Iacopi Custodia Gennaio 2023

 LA FRANCIA UMILIATA NEL SAHEL

Il bilancio delle Operazioni “Serval” e “Barkhane” e del successivo tentativo di coinvolgere gli Stati africani (G5 Sahel) nella gestione della loro sicurezza, ha evidenziato risultati caratterizzati da forti tinte in chiaroscuro. Le operazioni militari, nel loro insieme, possono essere sostanzialmente considerate positive, a parte la struttura il G5 Sahel (Comunità di cooperazione politico, economica e militare fra i 5 paesi del Sahel coinvolti) che non esiste più, mentre la parte politica, che avrebbe dovuto necessariamente accompagnare e sostituire la fase militare delle operazioni sul terreno, é stata un vero fallimento per la Francia. Questa, tra gli altri, ha dovuto subire anche l'umiliazione delle recriminazioni, del risentimento e delle accuse di tradimento da parte del Mali all'Assemblea Generale dell'ONU. I dirigenti francesi, che hanno affiancato politicamente la missione militare, mossi più da motivazioni ideologiche, (ossessionati dalla promozione del “processo democratico” a tutti i costi), molto spesso non coerenti con l'ambiente in questione ed anche da insufficiente conoscenza geo-storica della regione (incredibile per una nazione coloniale che ha dominato l'area per oltre un secolo !!), hanno fatto adottare una serie di scelte funeste che hanno spinto i ribelli, in lotta fra di loro, ad unirsi e cooperare contro il comune nemico.

martedì 3 gennaio 2023

BOLLETTINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

 

INFOCESVAM

BOLLETINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

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ANNO IX, 35/36, N. 6, Novembre – Dicembre 2022, 1 gennaio 2023

IX/6/626 La decodificazione di questi numeri è la seguente: IX anno di edizione, il mese di edizione di INFOCESVAM, 626 il numero della comunicazione dal numero 1 ad oggi. Il presente Bollettino svolge anche la funzione di informazione “erga omnes” dello stato, sviluppo e realizzazione dei Progetti dell’Istituto del Nastro Azzurro. L’ultima indicazione aggiorna o annulla la precedente riguardante lo stesso argomento. Questo numero è principalmente  dedicato alla indicazione dei blog attivati come complemento della piattaforma www.cesvam.org

IX/6/627 – Il volume “Il Quadro di Battaglia del Regio Esercito Italiano – 10 giugno 1940 a cura di Massimo Coltrinari e Luigi Marsibilio è stato pubblicato. Progetto “Ordinamenti”. Il volume è disponibile presso la segreteria dell’Istituto.                                                                                                                                                                                                                                

IX/6/628 Il Volume dedicato alla storia delle compagnie telegrafiste nella Prima Guerra Mondiale di Monica Apostoli è giunto alla fase del manoscritto 4. Avuto il visto del Collegio dei redattori è stato proposto alla Presidenza della Associazione Nazionale Trasmettitori per una pubblicazione congiunta. A metà gennaio 2023 riunione per le decisioni operative.

IX/6/629 Il blog www.atlantestrategico.blogspot.com riporta il quadro di insieme dei maggiori fatti geopolitici del momento attraverso carte esplicative. Utile per l’aggiornamento dei dati di situazione riguardante i maggiori problemi. Attivi i limk di riferimento per l’approfondimento dei temi proposti.

IX/6/630. Dal 15 gennaio 2023 l’Università “N Cusano” riprende appieno in presenza le sue attività sospese per via della esigenza sanitaria. Il ricevimento studenti sarà quindi anche in presenza per coloro che gravitano su Roma, fermo restanti le modalità seguite fino ad ora. Info  www.unicusano.it/master

IX/6/631 Albo d’Oro Nazionale dei Decorati al Valor Militare. Il Dott. Roberto Orioli ha predisposto il programma base per la alimetazione con l’iscrizione dei decorati; attivato il collegamento con l’Archivio Digitale in essere.

IX/6/632 Il blog www.guerradiliberazionelastoria.blogspot.com riporta dati ed indicazioni riguardante elementi di aggiornamento del Dizionario minimo della Guerra di Liberazione 1943-1945. Indicazioni in merito sono riportati in merito al Volume dedicato agli Indici ed ai Percorsi di Ricerca

IX/6/633 Il volume dedicato alla Prigionia in Africa Orientale nel secondo conflitto mondiale  a raggiunto la realizzazione del manoscritto n. 2 Una sessione di ricerca è stata svolta il 13 e il 14 dicembre sia presso l’Archivio di Stato di Roma sia presso l’Ufficio Storico dell’Esercito a Via Lepanto dal Direttore, e dal  Dott. Giovanni Riccardo Baldelli.

IX/6/634. Albo d’Oro Nazionale dei Decorati al Valor Militare. Indetta una riunione il 10 gennaio 2023 per l’attivazione delle modalità di alimetazione. Saranno Presenti il Direttore del CESVAM, il Dott. Orioli e la dott. Chiara Mastrantonio per la prima azione di tutoraggio.

IX/6/635 E’ uscito il n. 4 del 2022 Anno LXXXIII, Supplemento XXVII, Ottobre – Dicembre 2022, 27° della Rivista, di “QUADERNI” . Eventuali copie possono essere richieste alla segreteria (segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org)

IX/6/636 Il blog www.prigioniadiguerra.blogspot.com riporta gli aggiornamenti del Dizionario minimo della Grande Guerra. Inoltre indicazioni sui volumi dedicati alle “Riflessioni sulla Grande Guerra” N. 13, n.14, n.15 della Collana I Libri del Nastro Azzurro

IX/6/637 Il blog www.uniformologia.blogspot.com riporta indicazioni sul costume  militare recente; in particolare riporta le uniformi della ex URSS  e dei Paesi del Patti di Varsavia. Inoltre tavole sinottiche dei gradi e distintivi e decorazioni degli eserciti dei paesi citati. Base per eventuali tesi di laurea riguardanti la Unione Sovietica e  il suo potere militare.

IX/6/638 Glossario 1945 per il Dizionario minimo della Guerra di Liberazione 1943 -1945. Alla data del 31 ha raggiunto e oltrepassato i 1000 previsti. Attualmente è alla revisione degli Autori. Contattata la Casa Editrice per la edizione a Stampa prevista per la metà del mese di Gennaio 2023.

IX/6/639 Il blog www.internamentoereticolati.blogspot.com riporta gli aggiornamenti sulla ricerca dedicata l’Internamento in Germania dal 1943 al 1945. Documenti per sostenere la tesi del III Fronte della Guerra di Liberazione. Sono state lette indicazioni che gli internati in Germania non fecero parte della Guerra di Liberazione. La prima domanda da porre a questa tesi è: alloca chi sono?.

IX/6/640 Target di Piattaforma Cesvam per Gennaio 2023. Aggiornamento Comparto “QUADERNI2 con l’inserimento di tutte le copertine della Rivista uscite fino al dicembre 2022

IX/6/641 La Rivista “QUADERNI ON LINE” ha avuto nel 2022 26036 lettori/accessi con una media di circa  2200 lettori/accessi con punto di oltre 3000 nei mesi più attivi.

IX/6/642  Il blog www.storiamilitare.blogspot.com riporta le tracce di tesi per il Master in Storia Militare Contemporanea  per la IV Edizione, Anno Accademico 2021

IX/6/643– Compendio 1945 del Dizionario minimo della Guerra di Liberazione è arrivato al manoscritto n. 5 E’ predisposta la stampa presso la Casa editrice per la fine del gennaio 2023

IX/6/644. Nel n. 6 del 2022 del Periodo dell’Istituto nella IV di Copertina sono state pubblicate le Copertine dei Volumi 13, 14,15 su “Riflessioni sulla Grande Guerra” che completano il Dizionario Minimo della Grande Guerra

IX/6/645 -  Ricerca materiali ed iconografia del Nastro Azzurro. Approntato un piano di ricerca delle Medaglie e delle Produzioni dell’Istituto al fine di acquisire documentazione per i Libri del Centenario in fase di approntamento.

IX/6/646  Il blog www.studentiecultori.blogspot.com riporta indicazioni sulle modalità didattiche della frequenta dei master. In particolare indicazioni  sullo stato di apprendimento dei testi preposti tramite test facoltativi.

IX/6/647. Il blog “Atlanteitalia.blogspot.com raccoglie le note sulla situazione italiana attraverso le carte. Attualmente dei blog geografici è il meno frequentato, forse per via del mancato aggancio ai motori di ricerca.

IX/6/648 Target di Piattaforma Cesvam per Gennaio 2023. Aggiornamento Comparto “QUADERNI ON LINE con l’inserimento di tutti Indici fino al Dicembre 2022. Attualmente sono riportati gli indici fino al n. 55 riferito al Luglio 2020.

IX/6/649.  Il blog www.atlanteuropa.blogspot.com raccoglie le note di aggiornamento delle sinossi del Master di Politica Militare Comparata in relazione agli eventi sul confine orientale europeo e le sue conseguenze, soprattutto sul piano energetico e sull’equilibrio delle forze

IX/6/650 Prossimo INFOCESVAM sarà pubblicato il 1 marzo 2023. I precedenti numeri di Infocesvam (dal gennaio 2020) sono pubblicati su www.cesvam.org e sul sito dell’Istituto del Nastro Azzurro/ comparto CESVAM.

martedì 20 dicembre 2022

MIgranti dall'AFrica.


 Fonte: Repubblica. Le Rotte dei Migranti


 %0 Mila sono previsti in arrivo dalla Libia, sopratutto dalla Cirenaica in mano a forse simpatizzanti per la Russia

 La Carta mostra anche la immigrazioni in Europa in cui vi sono 275.ooo ingressi illegali, di cui 128.circ adalla rotta balcanica.


 Analisi Politica su ARma dei Migranti in "www.coltrinariatlanteitalia.blogspot.com" in data 10 dicembre 2022

domenica 11 dicembre 2022

L'interesse Europeo per il Niger


 Fonte LIMES Rivista Italiana di Geopolitica

info: www.ilmioabbonamento.it

domenica 20 novembre 2022

La Presenza Francese in Africa


 Fonte. LIMES Rivista Italiana di Geopolitica

info:www.ilmioabbonamento.it


Erede del passato coloniale, l'interesse francese in AFrica è nella parte nord occidentale del continente. In particolare  gravita sul Niger e nei territori limitrofi ove sono presenti miniere di uranio  essenziali per il nucleare civile francese.

Materiale base per una tesi per il Master di 1° Liv. In Politica Militare Comparata (info:didattica.cesvam@istitutonastroazzurro.or

Note: www.valoremilitare.blogspot.com)

mercoledì 9 novembre 2022

Somalia. situazione e relazioni con il terrorismo

 Il governo somalol o armando le milizie locali, ha ottenuto dei successi nella lotta contro  Al Shabaab. Ma come mostrano i recenti attentati non ha fermato la minaccia jihadista. Quindi la strategia adottata contro il terrorismo si è dimostrata inefficace. Al momento Al Shabaab è sotto pressione per le operazioni militari condotte nelle ultime settimane dall'esercito insieme alle milizie claniche maawisley. Questo anche in virtù di una presenza costante e permanente di forze statunitensi, avvenuta dopo la fine della presidenza Trump. La scorsa settimana un drone statunitense ha ucciso Abdullahi Yare, uno dei fondatori di Al Shabaab.

 In questo contesto di guerra la Somalia affronta una delle peggiori siccità degli ultimi cinquat'anni. Lo spettro della fame incombe su 8 milioni di persone che dipendno dagli aiuti umanitri per sopravvivere. La carestia del 2011 causò 260 mila morti sopratutto nelle zone controllate da Al Shabaab.


per appronfondire

 Fonte: Internazionel 1485, 4 novembre 2022. disponibile nella Emeroteca del CESVAM

domenica 30 ottobre 2022

Alfonso Licata Nuova Luce sulla sorte dei Fratelli Vivaldi

 DA UN INEDITO MANOSCRITTO MEDIEVALE: 

FURONO LORO I PRIMI A CIRCUMNAVIGARE L’AFRICA

Planisfero di Andrea Bianchi , anno 1436

Si notino, in alto a destra, due galee presso la costa  d’Etiopia


di Alfonso Licata *

La spedizione dei navigatori genovesi Vadino e Ugolino Vivaldi ha rappresentato un episodio mitico e ammantato di grande mistero, intrapresa nella primavera dell’anno 1291 con l’intento transoceanico di  raggiungere le Indie attraverso la circumnavigazione dell’Africa. La notizia dell’impresa di viaggio dei fratelli Vivaldi ci era giunta, fino ad oggi,  soltanto attraverso gli Annales di Genova scritti dal cronista Jacopo Doria,articolata nel seguente passo:

              “In quell’anno, Tedisio Doria, Ugolino de’ Vivaldi e suo fratello, con alcuni altri cittadini di Genova, intrapresero un viaggio che nessuno mai fino ad allora aveva tentato. Armarono di tutto punto due galee, vi caricarono cibo, acqua e quanto altro serviva, e nel mese di Maggio le misero in mare dirette allo stretto di Ceuta: volevano raggiungere l’India navigando per l’Oceano, per riportare da lì prodotti utili. Su queste galee partirono i due fratelli Vivaldi in persona e due francescani. L’impresa parve un evento straordinario non solo a chi la vide, ma anche a chi ne sentì parlare. Passarono dalla località di Gozora; ma da lì in poi non abbiamo più saputo nulla di loro. Dio li protegga e li riporti a casa sani e salvi.

Ebbene, una nuova fonte recentemente venuta alla luce, ci rende nota una diversa sorte dei fratelli Vivaldi: essi, contrariamente a quanto si è sempre pensato, non sarebbero naufragati e dispersi con le loro galee durante la traversata oceanica al di là delle Colonne d’Ercole, ma non avrebbero fatto mai ritorno in patria volontariamente, a causa del grande pericolo che incombeva per affrontare il viaggio di ritorno.  Si tratta della Cronica Generalis sive universalis del frate domenicano Galvano Fiamma, un’opera manoscritta incompiuta, scritta pare verso il 1340, che rappresenta, nelle intenzioni dell’autore, una storia del mondo fin dalla sua origine – la Creazione -  e attualmente si trova  in possesso di un privato collezionista negli Stati Uniti .             

Da dove attinge il frate domenicano le sue notizie, tra cui quella sulla sorte dei fratelli Vivaldi? Egli stesso ci svela la fonte della sua narrazione come è nel suo abitudinario modo di scrivere: un Tractatus de mappa Ianuensi quam composuit sacerdos Sancti Marchi de Ianua scritto da un altro frate domenicano, Giovanni da Carignano, illustrissimo pioniere della storia della cartografia medievale, Rettore della Chiesa di San Marco in Molo, ubicata all’interno del porto di Genova fino alla sua morte, avvenuta nel 1329 . Quest’opera di Giovanni da Carignano, ancorchè conosciuta per il fatto di essere menzionata dal Supplementum cronicarum di Giacomo Filippo Floresti (a sua volta probabile fonte del Galvano Fiamma ) sembrava essere perduta. Galvano , pertanto, prende le sue notizie dal Tractatus de mappa di Giovanni da  Carignano, che costituisce uno scritto aggiuntivo ed integrativo di mappe o planisferi, ove sono contenute informazioni che, per la loro estensione e numero, non potevano essere riportate sulle mappe , carte nautiche , portolani o mappamondi.

Ma l’illustre cartografo, a sua volta, da chi attinse le notizie? E qui Galvano Fiamma ci rivela, con circa cento anni di anticipo, che nell’anno domini MCCC ( anno 1300, da intendersi però indicativamente ) vi fu il primo contatto diplomatico  fra la denominata “Etiopia” dell’epoca medievale e l’Europa occidentale, per mezzo di una lettera dell’Imperatore di Etiopia diretta al Re di Spagna, affidata a ben trenta ambasciatori, contenente una proposta di alleanza militare contro i musulmani, lettera che, a causa del decesso del Re di Spagna, (identificato senza dubbio con Ferdinando IV di Castiglia e Lèon, regnante dal 1295 al 1312) fu consegnata ad Avignone al Papa Clemente V (in carica dal 1307 fino alla sua morte avvenuta nel 1314).

Nel racconto di Galvano Fiamma riferentesi alla spedizione dei fratelli Vivaldi compare un comandante dal nome sconosciuto, tale  Uberto di Savignone e si riporta il racconto degli  ambasciatori, come anzidetto,i quali dissero che i Genovesi fratelli Vivaldi erano giunti nella loro terra, ma avevano rinunciato a tornare in patria per le difficoltà del viaggio. Riporto di seguito il passo, tradotto dal latino:

“Non furono soltanto quegli ambasciatori etiopi a venire da noi, ma una volta anche alcuni dei nostri andarono da loro; lo raccontarono quei trenta ambasciatori nella città di Genova. Si sa che nell’anno 1290 due galee genovesi, con imbarcati più di 600 cristiani e alcuni chierici ; i comandanti erano Uberto di Savignone e [ ]. Essi oltrepassarono lo stretto di Spagna e, navigando per il mare Atlantico, giunsero nell’Etiopia, a sud dell’Equatore. Non avevano più viveri; scesero a terra e si misero a razziare tutto ciò che trovavano, perché morivano di fame. Furono catturati e portati dall’imperatore che si è detto, e questi, saputo che erano cristiani e sudditi della Chiesa romana, li incontrò volentieri, li onorò molto e conferì loro grandi dignità. Non rientrarono più a Genova: non se la sentirono di tornare per mare, per i pericoli che vanno oltre ogni immaginazione, e non poterono tornare per terra, perché in mezzo stanno i musulmani, che cercano di impedire con tutte le loro forze che i cristiani vadano in Etiopia e che gli Etiopi vengano da noi, perché temono che si alleino contro di loro, cosa che sarebbe la loro fine. Tutto questo lo narrarono gli ambasciatori dell’imperatore di Etiopia che furono a Genova, e che videro quei Genovesi in Etiopia.”

Non vi è dubbio che la spedizione di cui parla Galvano Fiamma sia  quella di cui parla Iacopo Doria nei suoi Annales.

Vi sono alcuni punti in cui non vi è perfetta coincidenza nei particolari ( l’anno riportato nel manoscritto è il 1290, e non il 1291; i componenti dell’equipaggio vengono indicati in numero di 600, un po’ troppi; il comandante non è un Vivaldi, ma tale Uberto di Savignone (località vicino a Genova).

 La cosa piu’ interessante risiede però in quel che  Galvano Fiamma dice della sorte dei naviganti: essi non scomparvero nell’oceano facendo naufragio, ma approdarono in una terra chiamata “Etiopia”, dove vennero bene accolti.   I marinai dell’equipaggio, finite le vettovaglie, sbarcarono, si diedero al saccheggio e furono catturati dai soldati dell’Imperatore di Etiopia; questi, accertato che erano cristiani, li accolse con molti onori e concesse loro di rimanere nel suo regno. Non tornarono indietro perché non se la sentirono di affrontare di nuovo, a ritroso, un così pericoloso viaggio.

Un altro aspetto importante ai fini della ricostruzione storica, in ordine alla notizia riportata da Giovanni di Carignano sull’esito della spedizione dei fratelli Vivaldi,  è dato dal fatto che gli eventi riferiti sembrano ben conciliarsi con alcune notizie provenienti da altre fonti considerate fantasiose e non affidabili dagli studiosi, che del pari accennano alla sopravvivenza dei navigatori Vivaldi in Africa e ai grandi pericoli della navigazione.




In proposito giova qui ricordare che  Il Libro del conosçimiento de todos los reynos....., (un insieme di relazioni di viaggi immaginari) scritto verso il 1375 da un religioso anonimo, parla del viaggio intrapreso anni dopo da un genovese di nome Sorleone, imbarcatosi alla ricerca del padre Ugolino Vivaldi: ecco la traduzione del passo:

“A quanto mi dissero nella città di Graçiona, lì erano stati portati i genovesi che erano scampati al naufragio della loro galea ad Amenuan; dell’altra galea, che si era salvata, non conoscevano la sorte... Nell’altra città di Magdasor mi raccontarono di un genovese, di nome – dicevano – Sorleone, che era andato lì in cerca di suo padre, che era partito con le galee di cui si è parlato. Gli avevano tributato tutti gli onori; Sorleone voleva passare nell’impero di Graçiona per cercarlo, ma l’imperatore di Magdasor glielo impedì perché il viaggio era troppo incerto, per i pericoli lungo la via.”

Ancora: nell’anno 1453 il cosiddetto Itinerario di Antoniotto Usodimare accenna  alla spedizione dei Vivaldi, evidenziando  la  sopravvivenza in Africa di gente che faceva parte dell’equipaggio:

“Nell’anno 1290 partirono da Genova due galee, armate dai fratelli Vadino e Guido de’ Vivaldi, che volevano andare in Oriente, nelle regioni dell’India. Le galee fecero una lunga navigazione; ma quando arrivarono nel mare dell’Etiopia, una delle due si incagliò in una secca, e non riuscì più a proseguire. L’altra continuò il viaggio e attraversò quel mare fino a giungere a una città dell’Etiopia chiamata Mena. Lì furono catturati e tenuti prigionieri dagli abitanti, che sono cristiani dell’Etiopia, sottomessi al Prete Gianni. Quella città si trova sul mare, presso il fiume Sion. La loro prigionia fu tale che nessuno di loro poté poi ritornare da lì. Tutto questo fu raccontato da mercanti etiopi nella città del Cairo.”

Concludendo , possiamo oggi ritenere che, con ogni probabilità, queste notizie già da tempo conosciute risalgono alla conoscenza del Tractatus de mappa di Giovanni da Carignano: il manoscritto di Galvano Fiamma, che da questo attinge,  apre quindi  un’altra finestra sulla conoscenza  storica e, all’esito degli approfondimenti delle ricerche in corso, potrebbe riservarci altre clamorose rivelazioni. 

                         


                                         

              Avv. Alfonso Licata

* Presidente del Comitato Internazionale delle Celebrazioni del VII Centenario della scoperta delle Canarie da parte del navigatore italiano Lanzarotto Malocello (1312-2012)

* Presidente del Comitato delle Isole Canarie della Società Dante Alighieri

giovedì 20 ottobre 2022

Kenya: antiguerriglia. Come fu vinta la resistenza dei Nandi II parte


I discendenti della etnia Nandi, che a fine ottocento si oppose al colonialismo britannico in Kenya pretendono dal nuoco re di Gran Bretagna Carlo III la testa del Capo Guerrigliero Koitalei arap Samoei  che in Kenya è ricordato come un eroe nazionale. Come detto nel post precedente , fu ucciso in un tranello e la sua testa inviata a Londra come trofeo.
 La resistenza dei Nandi era nata e sviluppata in quanto si opponevano alla costruzione della ferrovia che collega Monbasa con L'Uganda, cosa questa che anche in Gran Bretagna per altre ragioni aveva suscitato forti opposizioni
 I discendenti del col. Richard Meinerzhagen, che uccise Samorei, hanno già restituito due bastoni appartenenti al Capo Guerrigliero. Ora i discendenti pretendo di più. Vogliono la restituzione della Testa ed hanno inoltrato la richiesta a Carlo III
 Una pagina di colonialismo in cui terrorismo ed antiterrorismo sono ampiamente esplicati e che i Kenyoti intendono chiudere in modo onorevole.
La richiesta si inquadra nel momento in cui, con Carlo III, appare sempre più debole e il prestio della defunta regina Elisabetta, ormai non è più sufficiente a tenere chiuse pagine di un colonialismo molto feroce, sopratutto in Kenya.


 

sabato 8 ottobre 2022

Kenya: antiguerriglia. Come fu vinta la resistenza dei Nandi I parte

 


Una delle tante etnie del Kenya sono i Nandi molto attive ed indipendenti  alla fine dell'Ottocento. Per oltre dici anni diedero del filo da torcere ai Britannici al costo di miglia di morti. A capo di questa opposizione di guerriglia vi era Koltalel arap Samoei. La resistenza dei Nandi fu vinta con uno stratagemma non molto onorevole per i britannici. Il 19 ottobre 1905 i vertici della resistenza guidati da Samoei si presentarono ad un convegno per colloqui di pace. In realtà era una trappola organizzata dai Britannici che trucidarono tutti i Nandi. La testa del loro capo come trofeo fu inviata a Londra a significare che ormai il territorio era stato pacificato.


(Terrorismo ed Antiterrositmo Internazionale - www.unicusano.it/master)

venerdì 30 settembre 2022

Anno Accademico 2022/2023 Apertura Iscrizioni Master Politica Militare Comparata ed altri

 

L’Istituto del Nastro Azzurro, tramite il CESVAM – Centro Studi sul Valore Militare, ha attivato presso la Università degli Studi N. Cusano Telematica Roma master di 1° livello e corsi di perfezionamento  colti, nel quadro dei programmi accademici, a diffondere ed approfondire gli studi e le ricerche sul Valore Militare.

1.      Master di 1° Liv. In “Storia Militare Contemporanea. Dal 1796 ad oggi”.  presso la degli Studi N. Cusano Telematica Roma. Attivato dall’anno Accademico 2018/2019 (per laureati)

Iscrizione dal 1 settembre 2022. Info www.unicusano.it /master

 

Master di 1° Liv. In “ Politica Militare Comparata. Dal 1960 ad oggi. presso la degli Studi N. Cusano Telematica Roma. Attivato dall’anno Accademico 2020/2021 (per Laureati). Iscrizione dal 1 settembre 2022. Info www.unicusano.it /master

 

Master di 1° Liv. “Terrorismo ed Anti Terrorismo Internazionale”. presso la degli Studi N. Cusano Telematica Roma. Attivato dall’anno Accademico 2021/2022 (per Laureati). Iscrizione dal 1 settembre 2022. Info www.unicusano.it /master

 

Corso di Aggiornamento e Perfezionamento . “Terrorismo ed Antiterrorismo Internazionale. presso la degli Studi N. Cusano Telematica Roma.. Attivato dall’anno Accademico 2021/2022 (per Diplomati). Iscrizione dal 1 settembre 2022. Info www.unicusano.it /master

 

I Soci del nastro Azzurro hanno condizioni agevolate di iscrizione che sono riportate sul bando

Ulteriori Indicazioni ed approfondimenti: info  didattica.cesvam@istitutonastroazzurro.org

martedì 20 settembre 2022

Droni nella Guerra del Tigrai


 


Fonte Atlante delle Guerre Settembre 2022

venerdì 9 settembre 2022

La Guerra nel Tigrai

 “L’Unicef condanna fermamente l’attacco aereo a Macallè, la capitale della regione del Tigrai, in Etiopia. Il raid  ha colpito un asilo, uccidendo diversi bambini e ferendone altri. L’Unicef invita tutte le parti ad accettare l’immediata cessazione delle ostilità. Ancora una volta – dice un comunicato del Fondo per l’infanzia dell’Onu –  un’escalation di violenza nel Nord dell’Etiopia ha portato i bambini a pagare il prezzo più alto. Per quasi due anni, i bambini e le loro famiglie nella regione hanno sopportato l’agonia di questo conflitto. Deve finire”. La condanna è la conferma di quanto accaduto nella capitale tigrina .

Il raid è di venerdi ed è  arrivato pochi giorni dopo lo scoppio dei combattimenti al confine meridionale della regione tra forze governative e guerriglieri tigrini, ponendo fine a una tregua di cinque mesi. Il Governo di Addis Abeba ha però  negato quanto affermato del  Fronte di liberazione del popolo del Tigray (Tplf) che controlla la regione settentrionale, secondo cui  il raid aereo ha demolito un asilo e colpito una zona residenziale civile. Addis Abeba dice che aveva preso di mira solo siti militari e ha accusato il Tplf di falso.  Kibrom Gebreselassie, direttore clinico capo dell’Ayder Referral Hospital di Mekelle, ha detto però all‘Afp che quattro persone sono rimaste uccise nel raid, inclusi due bambini mentre altri nove sono stati feriti. Secondo Unicef, almeno 33.000 bambini in zone inaccessibili del Tigrai sono gravemente malnutriti e, senza un aiuto immediato, sono in imminente pericolo di vita. Questi bambini sono tra gli oltre 2,2 milioni nell’Etiopia settentrionale in condizioni di insicurezza alimentare acuta, compresi almeno 140.000 nel Tigrai, che stanno già affrontando condizioni simili alla carestia

Sotto accusa per il raid sono i droni impiegati dall’esercito etiopico. A fine giugno, con  immagini trasmesse dalla televisione di Stato, l’esercito di Addis  ha mostrato droni da combattimento di costruzione straniera durante una cerimonia di consegna del diploma per i piloti militari e i velivoli apparsi nel filmato sarebbero un Bayraktar TB2 turco e un Wing Loong 1 di fabbricazione cinese. Entrambi sono descritti come veicoli aerei senza pilota (Uav) di media quota, di lunga durata (il Bayraktar può volare per oltre un giorno)  capaci di attacchi armati.


Fonte Atlante delle Guerre settembre 22

mercoledì 31 agosto 2022

Repubblica Democratica del Congo. Incertezza sul futuro

Congo 

A due settimane dall’inizio delle proteste la situazione rimane tesa nella Repubblica Democratica del Congo. Si paventa la possibilità di un ritiro totale della Monusco

di Marta Cavallaro

A due settimane dall’inizio delle proteste la situazione rimane tesa nella  Repubblica Democratica del Congo e si paventa la possibilità di un ritiro totale delle forze Onu. Quella di lunedì scorso 1° agosto è stata infatti solo l’ultima di una serie di proteste che dalla scorsa settimana si succedono nella Repubblica Democratica del Congo contro Monusco, la missione di pace ONU operativa dal 2010. I manifestanti richiedono il ritiro delle forze Onu, accusate di non essere in grado di proteggere la popolazione e contrastare i gruppi armati attivi nel Paese. Le proteste, cominciate il 25 luglio quando i manifestanti hanno fatto irruzione nella base Onu a Goma, si sono concentrate nell’Est del Paese, nelle province del Nord e Sud Kivu. In una dichiarazione rilasciata il 26 luglio, le Nazioni Unite hanno condannato gli attacchi subiti, accusando i manifestanti di aver attaccato con colpi di arma da fuoco e pietre e di aver saccheggiato e dato fuoco a diverse strutture ONU.

I Caschi Blu non sono però esenti da colpe: il 31 luglio alcuni soldati della missione, di ritorno dall’Uganda, hanno aperto il fuoco contro un gruppo di civili e uomini in uniforme nella città frontaliera di Kasindi. Il diverbio, che è stato ripreso in un video diffuso sui social media, era scoppiato perché al convoglio Onu\ veniva impedito di attraversare la frontiera e rientrare nel paese. Secondo le autorità locali, due civili sarebbero stati uccisi dai colpi dalle forze Onu e i feriti sarebbero una decina. In una seconda dichiarazione, la Rappresentante Speciale del Segretario Generale ha condannato l’accaduto e ha assicurato che un’indagine era già stata aperta per identificare e arrestare i colpevoli. A due settimane dall’inizio delle proteste, i feriti sarebbero almeno 60 mentre i morti  almeno 22, di cui 3 membri di MonuscoLa situazione rimane tesa: il Governo ha esplicitamente chiesto al portavoce della missione di lasciare il Paese e si paventa la possibilità di un ritiro totale di Monusco.

Tra le più grandi e costose missioni delle Nazioni Unite nel mondo, Monusco conta più di 17.000 Caschi Blu e vanta un budget annuo di 1 miliardo di dollari. La presenza dell’ONU nella Repubblica Democratica del Congo inizia nel 1999 con una missione di osservazione (MONUC) che aveva il compito di monitorare l’implementazione dell’accordo di Lusaka che pose fine alla seconda guerra del Congo. Nel 2010 MONUC è rinominata MONUSCO e investita di un nuovo mandato: proteggere la popolazione civile e dare supporto al Governo congolese nei suoi sforzi per consolidare la pace e stabilizzare il paese. Nel 2014 la missione è stata fornita di una Intervention Brigade, autorizzata a prendere iniziativa in azioni di attacco (e non solo di difesa) per neutralizzare i gruppi armati e ridurne la minaccia.

Negli ultimi anni la fiducia dell’opinione pubblica locale nei confronti dei Caschi Blu è calata precipitosamente. La reputazione delle forze Onu è stata intaccata dagli scandali di violenza e abusi sessuali perpetrati dai membri della missione contro la popolazione e dalla percezione generale del loro fallimento nella lotta contro i gruppi armati. Le proteste degli ultimi giorni sono solo l’ultima espressione di una crescente ostilità nei confronti delle forze internazionali che, seppur presenti nel paese da più di 20 anni e dotate di ingenti risorse, non sono state in grado di ripristinare la pace.

La Repubblica Democratica del Congo rimane un Paese dilaniato da conflitti. Secondo un report pubblicato dal Congo Research Group, sono circa 120 i gruppi armati ancora attivi nell’est del paese, regione ricca di risorse minerarie, oro, diamanti e idrocarburi. Tra i gruppi ribelli spicca l’M23 che, dichiarato sconfitto 10 anni fa, ha ripreso le sue attività dallo scorso novembre. L’offensiva ha provocato una nuova crisi umanitaria che ha ulteriormente esasperato la popolazione congolese mettendo in risalto l’incapacità delle forze ONU di consolidare pace e stabilità in un paese in cui violenza e minacce aumentano di giorno in giorno.

Gli insuccessi di Monusco sono evidenti, ma sarebbe miope attribuire alle forze Onu tutte le colpe del deterioramento della sicurezza nazionale. Feliz Ndahinda, ricercatore indipendente sulla regione dei Grandi Laghi e professore all’Università del Ruanda, sottolinea che Monusco è spesso usata come capro espiatorio da politici e autorità locali per incanalare il malcontento popolare lontano dai vertici del potere. Intervistato da Al Jazeera, Ndahinda ha ricordato che le proteste sono scoppiate qualche giorno dopo le dichiarazioni violente del Presidente del Senato che in un raduno a Goma invitava la missione a “fare le valigie”. Narrative violente come questa tentano di nascondere agli occhi della popolazione che molte delle critiche rivolte a Monusco riflettono un fallimento generale della politica a livello nazionale e regionale.

Fonte Atlante delle Guerre settembre 2022