martedì 10 settembre 2019
mercoledì 4 settembre 2019
venerdì 30 agosto 2019
venerdì 23 agosto 2019
sabato 17 agosto 2019
sabato 10 agosto 2019
sabato 3 agosto 2019
mercoledì 31 luglio 2019
domenica 28 luglio 2019
mercoledì 24 luglio 2019
martedì 16 luglio 2019
domenica 30 giugno 2019
domenica 16 giugno 2019
sabato 15 giugno 2019
L'attacco del Generale Haftar a Tripoli
Il gen. Khalifa Haftar
Quando il generale libico Khalifa Haftar ha ordinato, il 4 aprile 2019 alle sue forze militari - l'autoproclamato Esercito nazionale Libicoo (ENL) di marciare su tripoli, immaginava una rapida vittoria e non troppo cruenta. Egli era convinto che sarebbe stata la popolazione stessa della Tripolitania a richiedere l'intervento del ENL per far cessare le lotte intestine tra le numerose e litigiose milizie che sostengono il Governo di unità nazionale, guidato da Fayez al-Sarraj. Di fatto, tutto questo non è avvenuto. Anzi gli eventi si sono sviluppati in un modo che Haftar non aveva previsto, e l'attacco, per gli effetti che può avere sull'intera regine, è diventato un "incubo" per la comunità internazionale
L'attacco del Generale Haftar a Tripoli
Di Giovanni Sale, S.I.
in LA CIVILTA' CATTOLICA, Quindicinale, Anno 170, n. 4055, 1/15 giugno 2019
In Libia agiscono:
Il Sovrastato, ONU, e la Comunità iternazionale
Gli Stati, ovvero gli attori esterni, Francia, Italia, Russia, Stati Uniti Gran Bretagna
Il Sottostato, componenti di una parte dello stato libico (ENL, Milizie, ecc.)
L'articolo è estremanete esastivo ed utile per vedere il ruolo di ogni attore in chiave amche di esempio per il Modulo 1b del master di 1° Livello in Politica Militare Comparata, Strategie, Dottrine, Armamenti dl 1945 ad oggi.
(mc)
sabato 1 giugno 2019
giovedì 23 maggio 2019
venerdì 3 maggio 2019
giovedì 25 aprile 2019
Libia. Gli attori esterni
Chi sono gli sponsor di Haftar?
Il triangolo tra Europa, Africa e Medio Oriente
Il grande passo fatto da Haftar a inizio
aprile è, oltre all'inizio di una nuova guerra civile, una nuova fonte di
preoccupazione per l'Italia, che traeva benefici e sicurezza da un'apparente
“tregua” in vigore dal 2016, riaperta a inizio 2019 dall'offensiva (vittoriosa)
nel Fezzan contro i gruppi islamisti e l'IS.
Un conflitto congelato, dal cui status quo
beneficiava in primis dal nostro paese che ha più interessi nell'ex colonia,
tra cui il terminal del gasdotto Green Stream dell'ENI a Melitha, in
Tripolitania, inoltre il controllo della
temuta ondata di potenziali profughi, le cui mete non possono che essere i
porti italiani. Controllo garantito dal patrocinio dell'Italia al GNA di
Al-Serraji.
Ma l'unificazione libica da parte di Haftar
può essere avvenuta senza il consenso dei suoi sponsor? Difficile da credere e
impossibile pensarlo. In particolare dopo l'avanzata nel Fezzan, con
l'onnipresente slogan della “lotta al terrorismo”, di cui in effetti è sempre
stato uno dei fautori.
Chi sono questi sponsor da cui il generale
ottiene l'appoggio e senza i quali non avrebbe mosso un dito?
Primo tra tutti come sponsor regionale
abbiamo l'Egitto di Al-Sisi, grande sostenitore del vicino della Cirenaica, il
cui appoggio politico e logistico è fondamentale, Abdel Fattah al-Sisi che
si è apertamente schierato con lui. In un comunicato: l'Egitto "conferma
il sostegno agli sforzi per combattere il terrorismo, i gruppi estremisti e le
milizie per ottenere la sicurezza e la stabilità per i cittadini libici e per
consentire la creazione di uno stato civile, stabile e sovrano", ha fatto
sapere la presidenza egiziana in una nota stringata ma inequivocabile.
Chi sostiene economicamente e militarmente
il LNA sono gli EAU (Emirati arabi Uniti), che con ingenti finanziamenti
sostengono l'avanzata verso Tripoli e in particolare fornisce anche i piloti
mercenari con elicotteri e aerei d'attacco, con i quali l'aviazione del
generale stabilisce una supremazia aerea.
La Russia non ha mai nascosto l'amicizia
con il generale e finanzia la campagna di Haftar in cambio di una base militare
e interessi delle compagnie petrolifere statali interessate al petrolio libico,
oltre che alle oscillazioni che questo determina. The Sun riporta fonti non
citate di Downing Street, che ufficiali dell'ex KGB e soldati delle forze
speciali russe, in qualità di trainer e addestratori delle forze dell'LNA si
sono visti in Cirenaica. Altre fonti non confermate sostengono anche di un
coinvolgimento di almeno 300 contractors russi della compagnia Wagner in
sostegno della rapida avanzata nel Fezzan, prima della battaglia di Tripoli a
inizio anno.
Ciò che ha invece fatto irritare il governo
italiano è il sostegno francese all'impresa di Haftar, sostegno mal celato e
volutamente profuso, causando anche lo scontro diplomatico con il nostro paese.
Un mercenario egiziano, catturato ad Ain Zara,
secondo quanto riferisce «Libya Observer», avrebbe confessato che si era
imbarcato su un volo in partenza da Benina, l’aeroporto di Bengasi e diretto a
Jufra. «Lo stesso dove erano a bordo 14 libici, 30 egiziani e sei consiglieri
militari francesi». La notizia, se trovasse riscontri, spazzerebbe via ogni
dubbio sul comportamento di Parigi, sconfessandone le reiterate dichiarazioni
in sede ONU sulla totale estraneità all’offensiva del generale del 4 aprile.
Quindi Haftar prima di
negoziare con Roma ha avuto il placet per l'impresa 4 giorni prima a Parigi,
fornendo così un'idea su chi sia il reale problema del caos libico e quale sia
la scala gerarchica seguita dal generale. La questione passa all'Italia, che ha
scelto la via diplomatica in via principale, e la via manu militari in via
secondaria, tutto questo finchè l'urto viene retto dalle milizie di Misurata e
le altre milizie che sostengono il GNA, ma se queste dovessero cedere? Quali
saranno i possibili sviluppi? In vista dell'enorme rischio di un flusso
migratorio incontrollato dovrebbe anche l'Italia alzare il tiro?
* Il Dott. Matteo Bortolami ha conseguito un Master di 1° LIvello in Terrorismo ed Antiterrorismo Internazionale, Unicusano, 2018.
24 aprile 2019
mercoledì 24 aprile 2019
Libia. Parigi rafforza la sua influenza in Africa
La
mossa francese per mettere le mani sulla Libia
E
l’Italia?
di Matteo Bortolani*
La risoluzione 1973 ONU
che ha legittimato l‟intervento militare che garantisse una no-fly zone sui
cieli libici a scopi “umanitari” ovvero preservando i ribelli dai bombardamenti
del raìs, non solo, la no-fly-zone è stato il primo passo, si è passati molto
presto al diretto supporto delle milizie ribelli, con azioni anche aria-terra e
non solo aria-aria. La frettolosa campagna aerea condotta dalle nazioni unite
senza una exit strategy o un obbiettivo politico anche a medio termine, ha
portato ad una seconda guerra civile, l‟inserimento dell‟Isis e la
frammentazione politica attuale.
L‟intervento francese si
è dimostrato disastroso, se non per lo scopo principe, ovvero l‟eliminazione di
Gheddafi. Ora il governo francese si è spostato in un‟asse diverso rispetto a
quello delle Nazioni Unite, ovvero supporta il generale Haftar in
controtendenza e in alcuni casi anche di scontro con i suoi partner europei,
tra cui l‟Italia.
Come gestì il quadro libico
l‟Italia? Quale futuro si prospetta?
In Italia, l‟allora
presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si mostrò scettico nell‟abbattere il
colonnello, con cui mesi prima aveva concluso vantaggiosi accordi economici e
si trovò in grande difficoltà a fornire basi e aerei per il bombardamento del
suolo libico. Ciò che la Francia ha cominciato l‟Italia deve finire, per questo
è importante ridefinire in termini più massicci l‟influenza italiana in Libia,
necessario è scrollarsi di dosso quel decennale servilismo che danneggia gli
interessi italiani proprio sulla sua ex colonia.
Come’è intervenuta
l’Italia e quali sono gli interlocutori?
L’Italia sostiene il
premier Al Serraji, pur considerato un interlocutore legittimo dall’ONU, non ha
i mezzi ne l’influenza politica necessaria per poter governare, non tanto per
il sostegno internazionale, ma per l’effettivo potere che ha a disposizione,
non essendo molto conosciuto è legato alle milizie con un legame più economico
che politico, di convenienza, in quanto l’unico posto dove ha effettivamente
potere è la base navale in cui ha sede.
Le personalità che godono
di maggiore fama e seguito sono tre: Haftar l‟uomo forte del parlamento di
Tobruk, Ghwell primo ministro fino al 2017 e autore di un tentato golpe e forte
di una base clientelare con varie milizie, infine una figura molto conosciuta
in Libia ma poco acclamata dalla stampa occidentale ovvero il secondogenito di
Gheddafi, Saif Al-Islam.
Ha senso continuare a
giocare a fondo perduto su Al-Serraji o ha più senso puntare su un leader più
carismatico e incisivo?
* Dottore, Ricercatore CESVAM
venerdì 12 aprile 2019
Libia: una situazione in evoluzione
Il Governo di Alleanza
Nazionale di Fayez Al-Serraji: da chi è sostenuto?
(Bortolani)
In Tripolitania ha sede il GNA, presieduto da Fayez
Al-Serraji che formalmente controlla la regione, in realtà la Libia è un
mosaico di milizie e l‟assetto tribale è fondamentale per capire chi sta da una
parte e chi dall‟altra. Infatti il governo di accordo nazionale si appoggia su
varie milizie che controllano il territorio e dovrebbero rispondere al GNC,
questo appoggio deriva più da un fattore economico poiché vengono stipendiate
dalla banca centrale libica e dai fondi garantiti dalle risorse dei terminal
petroliferi e dei gasdotti.
Il premier Al-Serraji è caldamente sostenuto
dall‟Italia e dall‟ONU, ma ha un peso politico bassissimo e non ha il reale
controllo nemmeno della sua città Tripoli, che è sotto il controllo di più
milizie.
Il braccio armato più forte del GNC è formato dalle
milizie di Misurata, con 40.000 uomini è la forza militare più forte nel quadro
della Tripolitania, ha sostenuto la battaglia per scacciare lo Stato Islamico
da Sirte e ne può vantare la vittoria. Inoltre sul suo fondamentale supporto è
stata lanciata l‟operazione Alba libica e su di essa vertono le sicurezze del
governo di Fayez Al-Serraji.
Altre milizie che compongono l‟ombrello sotto il GNC,
combattono le milizie di Haithem alTajouri (Tripoli defence Brigade), Abdul
Ghani al-Kikli (central security authority), Abdel Rauf Kara (RADA, deterrence
forces, o la Nawasi Brigade a Tripoli ne
quartiere Suq alJouma e numerose altre milizie di Misurata che operano nella
capitale.
L‟Italia sostiene il premier Al-Serraji e ha sul campo
l‟operazione Ippocrate, Nell‟ambito della collaborazione e del supporto fornito
dalle autorità italiane a quelle del governo di accordo nazionale libico nel
processo di stabilizzazione del paese e a seguito di specifica richiesta libica
al governo italiano, il Parlamento autorizzò nel 2016 lo schieramento di una
struttura ospedaliera campale nell‟area di Misurata a partire dal 2017.
L‟intervento si inseriva nell‟ambito del supporto
umanitario e sanitario che l‟Italia forniva al popolo libico con il trasporto e
ricovero in Italia di feriti libici e la spedizione di farmaci e di supporti
sanitari (3 voli per trasporto feriti e
4 spedizioni di farmaci).
L‟operazione, dal 1° gennaio 2018, è stata riconfigurata
nell‟ambito delle attività di supporto sanitario e umanitario previste dalla
“Missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia”.36
venerdì 29 marzo 2019
SOMALIA. si aggrava la crisi umanitaria
Gli Stati Uniti hanno avviato una campagna di bombardamenti aerei in Somalia che è diventata più intensa dopo l'arrivo alla Presidenza di Donald TRump. Nel 2018 sono state almeno 2326 le vittime di 47 raid aerei statunitensi . Dall'inizio del 2019 i bombardamenti sono stati 24 con 225 vittime . I raid secondo fonti di Al Shabaab causano la morte di molti civili. In ogni caso, secondo fonti del New York Times, i bombardamenti hanno aggravato la crisi umanitaria in Somalia
domenica 24 marzo 2019
ALGERIA: le proteste continuano
Da 22 Febbraio 2019 sono in corso in Algeria proteste popolari sempre più massicce contro la candidatura ad un quinto mandato di Abedelaziz Bouteflika, al potere del 1999. . Dalla Svizzera dove è ricoverato per cure Bouteflika ha mandanto una lettera al popolo algerino in cui promette in caso di rielezione il 18 aprile di indire le elezioni presidenziali libere ed anticipate.
La lettera è stata accolta in modo negativo, quasi come benzina sul fuoco e le proteste sono aumentate. Secondo i commentatori il sistema algerino sta raccogliendo frutti di quello che ha seminato . LO scontento deriva da anni di corruzione dilagante e fragilità istituzionale, minate dalla concentrazione del potere nelle mani di pochi. Tutto questo da inevitabilmente portando il paese al disastro.
L'Algeria, uno dei pochi stati ancora stabili nell'Africa settentrionale rischia di diventare instabile se la classe dirigente non prende atto della situazione ed indice nuove elezioni libere e portare al governo una nuova classe dirigente.
L'esercito scarica Nouteflika" uno dei tanti titoli apparsi sulla stampa algerina dopo le dichiarazioni del capo di stato maggiore algerino Ahmed Gaid Salh che in una dichiarazione ha detto che intende ricorrere all'articolo 102 della costituzione che dichiara il presidente "inadatto" alla carica di presidente.
domenica 17 marzo 2019
Africa centrale: una evoluzione non auspicabile
Lo
Stato Islamico nel Sahel è una possibile nuova minaccia?
Ci sono rischi concreti
di un nuovo Stato Islamico nel Sahel?
Ciò che preoccupa
l‟intelligence occidentale è l‟annuncio della creazione dell‟ISBS “Grande Stato
Islamico del Sahara”, la terra in cui si sta sviluppando è il confine tra
Libia, Niger e Mali, dove il controllo statale è assente e i traffici illegali
prosperano. La cosa che preoccupa di più è la probabile alleanza tra i gruppi
Quaedisti della zona e gli uomini vicini allo Stato Islamico, tra cui molti
jihadisti scappati da Derna e Sirte.
Quali sono questi gruppi?
Il gruppo jihadista della regione è Al-Mourabitoun “Le sentinelle” capeggiato
da Adnan Al Saharawi, ora è il fondatore dell‟ISGS.
Adnan al-Sahrawi era l'ex
portavoce e autoproclamato emiro (leader) del gruppo di al-Qaeda al-Mourabitoun
("Le sentinelle") basato sul Sahara. Nel maggio 2015, Sahrawi ha
promesso la fedeltà di Mourabitoun all'ISIS e al suo califfo Abu Bakr
al-Baghdadi, che esorta "altri gruppi jihadisti a fare altrettanto".
Il Sahrawi si è quindi separato da al-Mourabitoun per formare il proprio
gruppo, lo Stato islamico affiliato all'ISIS nel Grande Sahara (ISGS) , alias
Stato islamico del Sahel. Si sospetta che attualmente operi al di fuori del
Mali.
Sembra esserci il suo
gruppo dietro l‟uccisione di 4 soldati americani nel deserto ed è guardato con
preoccupazione non tanto per le sue azioni in questo momento, finora poco
rilevanti, ma per le capacità espansive che potrebbe avere nella zona.
Il territorio in cui si
sta espandendo è il confine tra Niger e Mali, una terra di nessuno dove
prosperano i traffici illegali, dal contrabbando al traffico di migranti, in
questo territorio passano infatti l‟80% dei migranti che si dirigono verso
l‟Europa, non solo, è lo snodo che poi porta i migranti nel Fezzan, e quindi
nella costa libica per imbarcarsi verso l‟Europa. Il territorio è da tempo a
rischio radicalizzazione e da tempo le formazioni jihadiste fanno molti
proseliti tra queste popolazioni nomadi.
La cosa che preoccupa di
più è la sospetta ma non confermata alleanza tra l‟ISBS e l‟AQIM (Al Qaeda nel
Maghreb islamico) di Belmokhtar,
un fantasma, l‟” imprendibile” francesi, se non è chiara l‟effettiva alleanza
tra i 2 teorici rivali, è certa la connivenza e sospetta radicalizzazione con i
Tuareg di Ansar Dine e altri gruppi nomadi del deserto, oltre che il legame
lato con Boko Haram che opera in Nigeria.
Lo scopo è la lotta contro il G5 (Niger, Mali,
Burkina Faso, Mauritania e Ciad), e le forze internazionali che qui vi operano,
tra cui la Francia con l‟operazione Barkhane (circa 4000 uomini) e forse nei
prossimi mesi del 2018 anche l‟Italia, che deve superare l‟ostruzionismo
francese che opera nelle sue ex colonie. È necessario un intervento italiano?
Quanto è rischioso? Quanto è rischioso non intervenire?
Ricercatore Cesvam,
Dott. Matteo Bortolamigiovedì 14 marzo 2019
Libia ed iniziative altrui
La
mossa francese per mettere le mani sulla Libia
E
l’Italia?
La risoluzione 1973 ONU
che ha legittimato l‟intervento militare che garantisse una no-fly zone sui
cieli libici a scopi “umanitari” ovvero preservando i ribelli dai bombardamenti
del raìs, non solo, la no-fly-zone è stato il primo passo, si è passati molto
presto al diretto supporto delle milizie ribelli, con azioni anche aria-terra e
non solo aria-aria. La frettolosa campagna aerea condotta dalle nazioni unite
senza una exit strategy o un obbiettivo politico anche a medio termine, ha
portato ad una seconda guerra civile, l‟inserimento dell‟Isis e la
frammentazione politica attuale.
L‟intervento francese si
è dimostrato disastroso, se non per lo scopo principe, ovvero l‟eliminazione di
Gheddafi. Ora il governo francese si è spostato in un‟asse diverso rispetto a
quello delle Nazioni Unite, ovvero supporta il generale Haftar in
controtendenza e in alcuni casi anche di scontro con i suoi partner europei,
tra cui l‟Italia.
Come gestì il quadro libico
l‟Italia? Quale futuro si prospetta?
In Italia, l‟allora
presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si mostrò scettico nell‟abbattere il
colonnello, con cui mesi prima aveva concluso vantaggiosi accordi economici e
si trovò in grande difficoltà a fornire basi e aerei per il bombardamento del
suolo libico. Ciò che la Francia ha cominciato l‟Italia deve finire, per questo
è importante ridefinire in termini più massicci l‟influenza italiana in Libia,
necessario è scrollarsi di dosso quel decennale servilismo che danneggia gli
interessi italiani proprio sulla sua ex colonia.
Come’è intervenuta
l’Italia e quali sono gli interlocutori?
L’Italia sostiene il
premier Al Serraji, pur considerato un interlocutore legittimo dall’ONU, non ha
i mezzi ne l’influenza politica necessaria per poter governare, non tanto per
il sostegno internazionale, ma per l’effettivo potere che ha a disposizione,
non essendo molto conosciuto è legato alle milizie con un legame più economico
che politico, di convenienza, in quanto l’unico posto dove ha effettivamente
potere è la base navale in cui ha sede.
Le personalità che godono
di maggiore fama e seguito sono tre: Haftar l‟uomo forte del parlamento di
Tobruk, Ghwell primo ministro fino al 2017 e autore di un tentato golpe e forte
di una base clientelare con varie milizie, infine una figura molto conosciuta
in Libia ma poco acclamata dalla stampa occidentale ovvero il secondogenito di
Gheddafi, Saif Al-Islam.
Ha senso continuare a
giocare a fondo perduto su Al-Serraji o ha più senso puntare su un leader più
carismatico e incisivo?
venerdì 8 febbraio 2019
mercoledì 30 gennaio 2019
Africa Centrale. L'epicentro del traffico degli emigranti
Controllare
il Fezzan per controllare il rubinetto dei migranti
Il passaggio dei migranti
dall’ Africa centrale alle coste mediterranee attraversa due direttrici una dal
corno d’ Africa (Somalia, Eritrea ed Etiopia) e l’ altra dal golfo di Guinea
(soprattutto Nigeriani oltre che dai paesi limitrofi), queste passano attraverso
il confine tra Niger e Mali, zona semidesertica in nella più completa anarchia,
dove lo stato è assente e dove ogni organismo è senza giurisdizione.
La terra di nessuno si canalizza
attraverso il Fezzan, fino alla città di Sabha, lo snodo dove i migranti
vengono rivenduti come schiavi e portati verso nord dai gruppi criminali sulla
costa dove vengono messi suoi barconi per l’ Italia. La gestione di questi
traffici è in mano alle tribù del sud libico che guadagnano sullo sfruttamento
dei migranti, e tra questi ci guadagnano anche le formazioni jihadiste.
L’Italia mantiene gli
assetti sulla costa con legami più o meno noti con vari enti tribali della zona
costiera, in particolare quelle nell’ibrida galassia del GNC, dove il legame è
più forte. Quindi il freno italiano è stato azionato sulla punta della
direttrice, mentre ciò che più preoccupa è il rafforzamento di tutte quelle
formazioni di jihadisti e trafficanti nella loro orbita.
Il Fezzan necessita delle
attenzioni italiane e dovrà entrarci ancora di più, anche se l’ingerenza
implicherebbe il conflitto di interessi con i francesi che mantengono l’ influenza
sul Niger e Mali (dove combattono con l’operazione Serval contro i vari gruppi
jihadisti nella zona), come ben visto dal freno all’intervento italiano nel
Niger.
Il traffico dei migranti
ha il suo epicentro nell’ alto Sahel, il controllo anche diretto del Fezzan è
fondamentale se si vuole agire sulla tratta dei migranti, e su un maggiore
controllo del suolo libico, conquistarsi la fiducia, non solo economica delle
tribù locali, sarebbe fondamentale per arrivare a creare quel principio di
controllo che tanto ci serve.
Ricercatore Cesvam dott.
Matteo Bortolami
venerdì 18 gennaio 2019
lunedì 14 gennaio 2019
lunedì 7 gennaio 2019
Indici Statistici al 31 dicembre 2018
Aperto nel 2008, ha un totale di
12724 visitatori
con una media mensile che oscilla tra i 300 e
400 visitatori mensili
Sono stati pubblicati 250 post.
Come utenza, sorprende che dalla
Russia
vi sono 215 contatti,
mentre sull’ordine delle unità
sono
i contatti dall’ Italia, Francia
ed altri paesi europei.
(info:centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org)
venerdì 4 gennaio 2019
Tesi di Laurea
La tesi è disponibile previo consenso dell'Autore,
presso il CESVAM
(info:centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org)
venerdì 30 novembre 2018
lunedì 19 novembre 2018
sabato 10 novembre 2018
martedì 30 ottobre 2018
domenica 7 ottobre 2018
martedì 18 settembre 2018
lunedì 3 settembre 2018
sabato 30 giugno 2018
martedì 26 giugno 2018
mercoledì 6 giugno 2018
lunedì 28 maggio 2018
lunedì 21 maggio 2018
sabato 19 maggio 2018
martedì 15 maggio 2018
giovedì 10 maggio 2018
NIGERIA. Da dove provengo il maggior numero di migranti in Italia
Fonte: LIMES, n. 11 - novembre - 2017
www.limesomline.it
informazioni: ilmioabbonamento.it
Dalla Nigeria all'Italia. La "Pipeline" che trasporta i Migranti.
I Nigeriani sono la nazionalità più numerosa tra quelle che sbarano nei nostri porti. Quasi tutti richiedono la protezione umanitaria. Un corridoio informale collega Benin City ai marciapiedi delle periferie italiane. Come lavora la mafia nigeriana.
Articolo di Alessio Iocchi, in Limes
sabato 5 maggio 2018
Madagascar: la povertà estesa
Fonte
L'Internazionale 20/26 aprile 2018 N. 1252 Anno 25
centrostudicesvam
(centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org)
sabato 28 aprile 2018
lunedì 23 aprile 2018
Libia. Conformazione fisica
Conformazione fisica della Libia
La Libia si estende su una superficie di
1.759.540kmq, ed è costituita per l’85% da zone desertiche, si divide in 4
grandi aree, che delineano anche dei “confini” dal punto di vista geopolitico,
sia per zone di influenza, che per divisioni tribali.
Nei 2000 km di costa che si affacciano sul mar
mediterraneo troviamo le zone più densamente popolate e le maggiori città, con
una fondamentale partizione, a ovest troviamo la Tripolitania, comprende la
parte nord occidentale bassa e sabbiosa, in cui si trova la capitale Tripoli,
sede del governo riconosciuto dall’ONU di Al-Serraji e governato realmente
dalle varie milizie di Alba libica facenti capo al GNT (governo nazionale di
transizione).
Verso est troviamo 3 importanti centri, Homs,
Misurata e Sirte. Homs con 202.000 abitanti si trova a 120km da Tripoli, poi si
trova l’importante centro di Misurata con i suoi 400.000 abitanti rappresenta
uno dei centri economici e di potere della tripolitania, al confine della
regione si colloca Sirte, dove è stato ucciso il colonnello Gheddafi, un
importante porto nell’omonimo golfo della Sirte dove è impegnata la missione
internazionale EUNAVFORMED.
La Cirenaica comincia con la città di Sidra, sede di
importanti pozzi petroliferi e a 23 km dal porto di Ras Lanuf, passa per Agedabia
(140.000 abitanti circa) e si arriva all’importante città di Bengasi, con i
suoi 600.000 abitanti è al centro della rivoluzione libica, e importante snodo
del paese.
Tobruch si trova in una profonda insenatura della
Marmarica che ne fa un perfetto porto naturale. È probabilmente il migliore
porto naturale nel Nordafrica.
A nord della città si trova la penisola che prende
il nome della città stessa, verso sud la città è circondata da scarpate che
vanno salendo verso l'interno e che costituiscono una naturale barriera fisica
tra il nord e il sud della Libia nella zona di Tobruch.
Tobruch ha avuto una notevole espansione dopo la
scoperta del petrolio in Libia avvenuta negli anni sessanta. Oggi il porto è
sede di un terminale dell'oleodotto che collega il giacimento petrolifero di
Sarir.
Capitale della Cirenaica è Tobruch sede dell’omonimo
parlamento di Khalifa Haftar, capo dell’LNA (Libian national army), e da dove è
partita l’operazione dignità contro il califfato islamico.
Il Fezzan, comprende le vaste estensioni desertiche
sud occidentali, alterna, tra le sparse oasi, formazioni sabbiose e aridi
altipiani rocciosi.
Il deserto libico, tranne il piccolo nucleo di El
Giof , posto sull’oasi di Cufra, si estende ad oriente del Fezzan e a sud della
Cirenaica penetrando in profondità nell’Egitto occidentale.
Il clima libico risente dell’influenza sahariana,
con basse precipitazioni e alte temperature, di media sui 20° nelle zone
costiere e 40/50° verso l’interno.
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