.

Cerca nel blog

Per la traduzione in una lingua diversa dall'Italiano.For translation into a language other than.

Il presente blog è scritto in Italiano, lingua base. Chi desiderasse tradurre in un altra lingua, può avvalersi della opportunità della funzione di "Traduzione", che è riporta nella pagina in fondo al presente blog.

This blog is written in Italian, a language base. Those who wish to translate into another language, may use the opportunity of the function of "Translation", which is reported in the pages.


Powered By Blogger

Metodo di Ricerca ed analisi adottato


Il medoto di ricerca ed analisi adottato è riportato suwww.coltrinariatlanteamerica.blogspot.com

Vds. post in data 30 dicembre 2009 seguento il percorso:
Nota 1 - L'approccio concettuale alla ricerca. Il metodo adottato
Nota 2 - La parametrazione delle Capacità dello Stato
Nota 3 - Il Rapporto tra i fattori di squilibrio e le capacità delloStato
Nota 4 - Il Metodo di calcolo adottato

Per gli altri continenti si rifà riferimento al medesimo blog www.coltrinariatlanteamerica.blogspot.com per la spiegazione del metodo di ricerca.

sabato 3 agosto 2019

domenica 28 luglio 2019

sabato 15 giugno 2019

L'attacco del Generale Haftar a Tripoli


Il gen. Khalifa Haftar


Quando il generale libico Khalifa Haftar ha ordinato, il 4 aprile 2019 alle sue forze militari  - l'autoproclamato Esercito nazionale Libicoo (ENL)  di marciare su tripoli, immaginava una rapida vittoria e non troppo cruenta. Egli era convinto che sarebbe stata la popolazione stessa della Tripolitania a richiedere l'intervento del ENL per far cessare le lotte intestine tra le numerose e litigiose milizie che sostengono il Governo di unità nazionale, guidato da Fayez al-Sarraj. Di fatto, tutto questo non è avvenuto. Anzi gli eventi si sono sviluppati in un modo che Haftar non aveva previsto, e l'attacco, per gli effetti che può avere sull'intera regine, è diventato un "incubo" per la comunità internazionale

L'attacco del Generale Haftar a Tripoli
Di Giovanni Sale, S.I.
in LA CIVILTA' CATTOLICA, Quindicinale, Anno 170, n. 4055, 1/15 giugno 2019

In Libia agiscono:

Il Sovrastato, ONU, e la Comunità iternazionale
Gli Stati, ovvero gli attori esterni, Francia, Italia, Russia, Stati Uniti Gran Bretagna
Il Sottostato, componenti di una parte dello stato libico (ENL, Milizie, ecc.)
L'articolo è estremanete esastivo ed utile per vedere il ruolo di ogni attore in chiave amche di esempio per il Modulo 1b del master di 1° Livello in Politica Militare Comparata, Strategie, Dottrine, Armamenti dl 1945 ad oggi.
(mc)

giovedì 23 maggio 2019

venerdì 3 maggio 2019

Francia: L'immigrazione dal nord Africa



 Fonte: Rivista di Geopolitica LIMES

giovedì 25 aprile 2019

Libia. Gli attori esterni


Chi sono gli sponsor di Haftar?
Il triangolo tra Europa, Africa e Medio Oriente

di Matteo Bortolani*




Il grande passo fatto da Haftar a inizio aprile è, oltre all'inizio di una nuova guerra civile, una nuova fonte di preoccupazione per l'Italia, che traeva benefici e sicurezza da un'apparente “tregua” in vigore dal 2016, riaperta a inizio 2019 dall'offensiva (vittoriosa) nel Fezzan contro i gruppi islamisti e l'IS.

Un conflitto congelato, dal cui status quo beneficiava in primis dal nostro paese che ha più interessi nell'ex colonia, tra cui il terminal del gasdotto Green Stream dell'ENI a Melitha, in Tripolitania,  inoltre il controllo della temuta ondata di potenziali profughi, le cui mete non possono che essere i porti italiani. Controllo garantito dal patrocinio dell'Italia al GNA di Al-Serraji.

Ma l'unificazione libica da parte di Haftar può essere avvenuta senza il consenso dei suoi sponsor? Difficile da credere e impossibile pensarlo. In particolare dopo l'avanzata nel Fezzan, con l'onnipresente slogan della “lotta al terrorismo”, di cui in effetti è sempre stato uno dei fautori.

Chi sono questi sponsor da cui il generale ottiene l'appoggio e senza i quali non avrebbe mosso un dito?

Primo tra tutti come sponsor regionale abbiamo l'Egitto di Al-Sisi, grande sostenitore del vicino della Cirenaica, il cui appoggio politico e logistico è fondamentale, Abdel Fattah al-Sisi che si è apertamente schierato con lui. In un comunicato: l'Egitto "conferma il sostegno agli sforzi per combattere il terrorismo, i gruppi estremisti e le milizie per ottenere la sicurezza e la stabilità per i cittadini libici e per consentire la creazione di uno stato civile, stabile e sovrano", ha fatto sapere la presidenza egiziana in una nota stringata ma inequivocabile.

Chi sostiene economicamente e militarmente il LNA sono gli EAU (Emirati arabi Uniti), che con ingenti finanziamenti sostengono l'avanzata verso Tripoli e in particolare fornisce anche i piloti mercenari con elicotteri e aerei d'attacco, con i quali l'aviazione del generale stabilisce una supremazia aerea.

La Russia non ha mai nascosto l'amicizia con il generale e finanzia la campagna di Haftar in cambio di una base militare e interessi delle compagnie petrolifere statali interessate al petrolio libico, oltre che alle oscillazioni che questo determina. The Sun riporta fonti non citate di Downing Street, che ufficiali dell'ex KGB e soldati delle forze speciali russe, in qualità di trainer e addestratori delle forze dell'LNA si sono visti in Cirenaica. Altre fonti non confermate sostengono anche di un coinvolgimento di almeno 300 contractors russi della compagnia Wagner in sostegno della rapida avanzata nel Fezzan, prima della battaglia di Tripoli a inizio anno.

Ciò che ha invece fatto irritare il governo italiano è il sostegno francese all'impresa di Haftar, sostegno mal celato e volutamente profuso, causando anche lo scontro diplomatico con il nostro paese. Un mercenario egiziano, catturato ad Ain Zara, secondo quanto riferisce «Libya Observer», avrebbe confessato che si era imbarcato su un volo in partenza da Benina, l’aeroporto di Bengasi e diretto a Jufra. «Lo stesso dove erano a bordo 14 libici, 30 egiziani e sei consiglieri militari francesi». La notizia, se trovasse riscontri, spazzerebbe via ogni dubbio sul comportamento di Parigi, sconfessandone le reiterate dichiarazioni in sede ONU sulla totale estraneità all’offensiva del generale del 4 aprile.

Quindi Haftar prima di negoziare con Roma ha avuto il placet per l'impresa 4 giorni prima a Parigi, fornendo così un'idea su chi sia il reale problema del caos libico e quale sia la scala gerarchica seguita dal generale. La questione passa all'Italia, che ha scelto la via diplomatica in via principale, e la via manu militari in via secondaria, tutto questo finchè l'urto viene retto dalle milizie di Misurata e le altre milizie che sostengono il GNA, ma se queste dovessero cedere? Quali saranno i possibili sviluppi? In vista dell'enorme rischio di un flusso migratorio incontrollato dovrebbe anche l'Italia alzare il tiro?

* Il Dott. Matteo Bortolami ha conseguito un Master di 1° LIvello in Terrorismo ed Antiterrorismo Internazionale, Unicusano, 2018.                                                                               24 aprile 2019

mercoledì 24 aprile 2019

Libia. Parigi rafforza la sua influenza in Africa


La mossa francese per mettere le mani sulla Libia
E l’Italia?



di Matteo Bortolani*

La risoluzione 1973 ONU che ha legittimato l‟intervento militare che garantisse una no-fly zone sui cieli libici a scopi “umanitari” ovvero preservando i ribelli dai bombardamenti del raìs, non solo, la no-fly-zone è stato il primo passo, si è passati molto presto al diretto supporto delle milizie ribelli, con azioni anche aria-terra e non solo aria-aria. La frettolosa campagna aerea condotta dalle nazioni unite senza una exit strategy o un obbiettivo politico anche a medio termine, ha portato ad una seconda guerra civile, l‟inserimento dell‟Isis e la frammentazione politica attuale.
L‟intervento francese si è dimostrato disastroso, se non per lo scopo principe, ovvero l‟eliminazione di Gheddafi. Ora il governo francese si è spostato in un‟asse diverso rispetto a quello delle Nazioni Unite, ovvero supporta il generale Haftar in controtendenza e in alcuni casi anche di scontro con i suoi partner europei, tra cui l‟Italia.
Come gestì il quadro libico l‟Italia? Quale futuro si prospetta?
In Italia, l‟allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si mostrò scettico nell‟abbattere il colonnello, con cui mesi prima aveva concluso vantaggiosi accordi economici e si trovò in grande difficoltà a fornire basi e aerei per il bombardamento del suolo libico. Ciò che la Francia ha cominciato l‟Italia deve finire, per questo è importante ridefinire in termini più massicci l‟influenza italiana in Libia, necessario è scrollarsi di dosso quel decennale servilismo che danneggia gli interessi italiani proprio sulla sua ex colonia.
Come’è intervenuta l’Italia e quali sono gli interlocutori?
L’Italia sostiene il premier Al Serraji, pur considerato un interlocutore legittimo dall’ONU, non ha i mezzi ne l’influenza politica necessaria per poter governare, non tanto per il sostegno internazionale, ma per l’effettivo potere che ha a disposizione, non essendo molto conosciuto è legato alle milizie con un legame più economico che politico, di convenienza, in quanto l’unico posto dove ha effettivamente potere è la base navale in cui ha sede.
Le personalità che godono di maggiore fama e seguito sono tre: Haftar l‟uomo forte del parlamento di Tobruk, Ghwell primo ministro fino al 2017 e autore di un tentato golpe e forte di una base clientelare con varie milizie, infine una figura molto conosciuta in Libia ma poco acclamata dalla stampa occidentale ovvero il secondogenito di Gheddafi, Saif Al-Islam.
Ha senso continuare a giocare a fondo perduto su Al-Serraji o ha più senso puntare su un leader più carismatico e incisivo?



* Dottore, Ricercatore CESVAM

venerdì 12 aprile 2019

Libia: una situazione in evoluzione



Il Governo di Alleanza Nazionale di Fayez Al-Serraji: da chi è sostenuto?


(Bortolani)


In Tripolitania ha sede il GNA, presieduto da Fayez Al-Serraji che formalmente controlla la regione, in realtà la Libia è un mosaico di milizie e l‟assetto tribale è fondamentale per capire chi sta da una parte e chi dall‟altra. Infatti il governo di accordo nazionale si appoggia su varie milizie che controllano il territorio e dovrebbero rispondere al GNC, questo appoggio deriva più da un fattore economico poiché vengono stipendiate dalla banca centrale libica e dai fondi garantiti dalle risorse dei terminal petroliferi e dei gasdotti.                                                          
Il premier Al-Serraji è caldamente sostenuto dall‟Italia e dall‟ONU, ma ha un peso politico bassissimo e non ha il reale controllo nemmeno della sua città Tripoli, che è sotto il controllo di più milizie.
Il braccio armato più forte del GNC è formato dalle milizie di Misurata, con 40.000 uomini è la forza militare più forte nel quadro della Tripolitania, ha sostenuto la battaglia per scacciare lo Stato Islamico da Sirte e ne può vantare la vittoria. Inoltre sul suo fondamentale supporto è stata lanciata l‟operazione Alba libica e su di essa vertono le sicurezze del governo di Fayez Al-Serraji.
Altre milizie che compongono l‟ombrello sotto il GNC, combattono le milizie di Haithem alTajouri (Tripoli defence Brigade), Abdul Ghani al-Kikli (central security authority), Abdel Rauf Kara (RADA, deterrence forces,  o la Nawasi Brigade a Tripoli ne quartiere Suq alJouma e numerose altre milizie di Misurata che operano nella capitale.
L‟Italia sostiene il premier Al-Serraji e ha sul campo l‟operazione Ippocrate, Nell‟ambito della collaborazione e del supporto fornito dalle autorità italiane a quelle del governo di accordo nazionale libico nel processo di stabilizzazione del paese e a seguito di specifica richiesta libica al governo italiano, il Parlamento autorizzò nel 2016 lo schieramento di una struttura ospedaliera campale nell‟area di Misurata a partire dal 2017.
L‟intervento si inseriva nell‟ambito del supporto umanitario e sanitario che l‟Italia forniva al popolo libico con il trasporto e ricovero in Italia di feriti libici e la spedizione di farmaci e di supporti sanitari  (3 voli per trasporto feriti e 4 spedizioni di farmaci).
L‟operazione, dal 1° gennaio 2018, è stata riconfigurata nell‟ambito delle attività di supporto sanitario e umanitario previste dalla “Missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia”.36

venerdì 29 marzo 2019

SOMALIA. si aggrava la crisi umanitaria



Gli Stati Uniti hanno avviato una campagna di bombardamenti aerei in Somalia che è diventata più intensa dopo l'arrivo alla Presidenza di Donald TRump. Nel 2018 sono state almeno 2326 le vittime di 47 raid aerei statunitensi . Dall'inizio del 2019 i bombardamenti sono stati 24 con 225 vittime . I raid secondo fonti di Al Shabaab causano la morte di molti civili. In ogni caso, secondo fonti del New York Times, i bombardamenti hanno aggravato la crisi umanitaria in Somalia

domenica 24 marzo 2019

ALGERIA: le proteste continuano


Da 22 Febbraio 2019 sono in corso in Algeria proteste popolari sempre più massicce contro la candidatura ad un quinto mandato di Abedelaziz Bouteflika, al potere del 1999. . Dalla Svizzera dove è ricoverato per cure Bouteflika ha mandanto una lettera al popolo algerino in cui promette in caso di rielezione il 18 aprile di indire le elezioni presidenziali libere ed anticipate.

La lettera è stata accolta in modo negativo, quasi come benzina sul fuoco e le proteste sono aumentate. Secondo i commentatori il sistema algerino sta raccogliendo frutti di quello che ha seminato . LO scontento deriva da anni di corruzione dilagante e fragilità istituzionale, minate dalla concentrazione del potere nelle mani di pochi. Tutto questo da inevitabilmente portando il paese al disastro.

L'Algeria, uno dei pochi stati ancora stabili nell'Africa settentrionale rischia di diventare instabile se la classe dirigente non prende atto della situazione ed indice nuove elezioni libere e portare al governo una nuova classe dirigente.

L'esercito scarica Nouteflika" uno dei tanti titoli apparsi sulla stampa algerina dopo le dichiarazioni del capo di stato maggiore algerino Ahmed Gaid  Salh che in una dichiarazione ha detto che intende ricorrere all'articolo 102 della costituzione che dichiara il presidente "inadatto" alla carica di presidente.

domenica 17 marzo 2019

Africa centrale: una evoluzione non auspicabile

Lo Stato Islamico nel Sahel è una possibile nuova minaccia?

Ci sono rischi concreti di un nuovo Stato Islamico nel Sahel? 
Ciò che preoccupa l‟intelligence occidentale è l‟annuncio della creazione dell‟ISBS “Grande Stato Islamico del Sahara”, la terra in cui si sta sviluppando è il confine tra Libia, Niger e Mali, dove il controllo statale è assente e i traffici illegali prosperano. La cosa che preoccupa di più è la probabile alleanza tra i gruppi Quaedisti della zona e gli uomini vicini allo Stato Islamico, tra cui molti jihadisti scappati da Derna e Sirte.
Quali sono questi gruppi? Il gruppo jihadista della regione è Al-Mourabitoun “Le sentinelle” capeggiato da Adnan Al Saharawi, ora è il fondatore dell‟ISGS.
Adnan al-Sahrawi era l'ex portavoce e autoproclamato emiro (leader) del gruppo di al-Qaeda al-Mourabitoun ("Le sentinelle") basato sul Sahara. Nel maggio 2015, Sahrawi ha promesso la fedeltà di Mourabitoun all'ISIS e al suo califfo Abu Bakr al-Baghdadi, che esorta "altri gruppi jihadisti a fare altrettanto". Il Sahrawi si è quindi separato da al-Mourabitoun per formare il proprio gruppo, lo Stato islamico affiliato all'ISIS nel Grande Sahara (ISGS) , alias Stato islamico del Sahel. Si sospetta che attualmente operi al di fuori del Mali.
Sembra esserci il suo gruppo dietro l‟uccisione di 4 soldati americani nel deserto ed è guardato con preoccupazione non tanto per le sue azioni in questo momento, finora poco rilevanti, ma per le capacità espansive che potrebbe avere nella zona.
Il territorio in cui si sta espandendo è il confine tra Niger e Mali, una terra di nessuno dove prosperano i traffici illegali, dal contrabbando al traffico di migranti, in questo territorio passano infatti l‟80% dei migranti che si dirigono verso l‟Europa, non solo, è lo snodo che poi porta i migranti nel Fezzan, e quindi nella costa libica per imbarcarsi verso l‟Europa. Il territorio è da tempo a rischio radicalizzazione e da tempo le formazioni jihadiste fanno molti proseliti tra queste popolazioni nomadi.
La cosa che preoccupa di più è la sospetta ma non confermata alleanza tra l‟ISBS e l‟AQIM (Al Qaeda nel Maghreb  islamico) di Belmokhtar, un fantasma, l‟” imprendibile” francesi, se non è chiara l‟effettiva alleanza tra i 2 teorici rivali, è certa la connivenza e sospetta radicalizzazione con i Tuareg di Ansar Dine e altri gruppi nomadi del deserto, oltre che il legame lato con Boko Haram che opera in Nigeria.
 Lo scopo è la lotta contro il G5 (Niger, Mali, Burkina Faso, Mauritania e Ciad), e le forze internazionali che qui vi operano, tra cui la Francia con l‟operazione Barkhane (circa 4000 uomini) e forse nei prossimi mesi del 2018 anche l‟Italia, che deve superare l‟ostruzionismo francese che opera nelle sue ex colonie. È necessario un intervento italiano? Quanto è rischioso? Quanto è rischioso non intervenire?
Ricercatore Cesvam, Dott. Matteo Bortolami

giovedì 14 marzo 2019

Libia ed iniziative altrui



La mossa francese per mettere le mani sulla Libia

E l’Italia?
La risoluzione 1973 ONU che ha legittimato l‟intervento militare che garantisse una no-fly zone sui cieli libici a scopi “umanitari” ovvero preservando i ribelli dai bombardamenti del raìs, non solo, la no-fly-zone è stato il primo passo, si è passati molto presto al diretto supporto delle milizie ribelli, con azioni anche aria-terra e non solo aria-aria. La frettolosa campagna aerea condotta dalle nazioni unite senza una exit strategy o un obbiettivo politico anche a medio termine, ha portato ad una seconda guerra civile, l‟inserimento dell‟Isis e la frammentazione politica attuale.
L‟intervento francese si è dimostrato disastroso, se non per lo scopo principe, ovvero l‟eliminazione di Gheddafi. Ora il governo francese si è spostato in un‟asse diverso rispetto a quello delle Nazioni Unite, ovvero supporta il generale Haftar in controtendenza e in alcuni casi anche di scontro con i suoi partner europei, tra cui l‟Italia.
Come gestì il quadro libico l‟Italia? Quale futuro si prospetta?
In Italia, l‟allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si mostrò scettico nell‟abbattere il colonnello, con cui mesi prima aveva concluso vantaggiosi accordi economici e si trovò in grande difficoltà a fornire basi e aerei per il bombardamento del suolo libico. Ciò che la Francia ha cominciato l‟Italia deve finire, per questo è importante ridefinire in termini più massicci l‟influenza italiana in Libia, necessario è scrollarsi di dosso quel decennale servilismo che danneggia gli interessi italiani proprio sulla sua ex colonia.
Come’è intervenuta l’Italia e quali sono gli interlocutori?
L’Italia sostiene il premier Al Serraji, pur considerato un interlocutore legittimo dall’ONU, non ha i mezzi ne l’influenza politica necessaria per poter governare, non tanto per il sostegno internazionale, ma per l’effettivo potere che ha a disposizione, non essendo molto conosciuto è legato alle milizie con un legame più economico che politico, di convenienza, in quanto l’unico posto dove ha effettivamente potere è la base navale in cui ha sede.


Le personalità che godono di maggiore fama e seguito sono tre: Haftar l‟uomo forte del parlamento di Tobruk, Ghwell primo ministro fino al 2017 e autore di un tentato golpe e forte di una base clientelare con varie milizie, infine una figura molto conosciuta in Libia ma poco acclamata dalla stampa occidentale ovvero il secondogenito di Gheddafi, Saif Al-Islam.
Ha senso continuare a giocare a fondo perduto su Al-Serraji o ha più senso puntare su un leader più carismatico e incisivo?

venerdì 8 febbraio 2019

mercoledì 30 gennaio 2019

Africa Centrale. L'epicentro del traffico degli emigranti


Controllare il Fezzan per controllare il rubinetto dei migranti

Il passaggio dei migranti dall’ Africa centrale alle coste mediterranee attraversa due direttrici una dal corno d’ Africa (Somalia, Eritrea ed Etiopia) e l’ altra dal golfo di Guinea (soprattutto Nigeriani oltre che dai paesi limitrofi), queste passano attraverso il confine tra Niger e Mali, zona semidesertica in nella più completa anarchia, dove lo stato è assente e dove ogni organismo è senza giurisdizione.
La terra di nessuno si canalizza attraverso il Fezzan, fino alla città di Sabha, lo snodo dove i migranti vengono rivenduti come schiavi e portati verso nord dai gruppi criminali sulla costa dove vengono messi suoi barconi per l’ Italia. La gestione di questi traffici è in mano alle tribù del sud libico che guadagnano sullo sfruttamento dei migranti, e tra questi ci guadagnano anche le formazioni jihadiste.
L’Italia mantiene gli assetti sulla costa con legami più o meno noti con vari enti tribali della zona costiera, in particolare quelle nell’ibrida galassia del GNC, dove il legame è più forte. Quindi il freno italiano è stato azionato sulla punta della direttrice, mentre ciò che più preoccupa è il rafforzamento di tutte quelle formazioni di jihadisti e trafficanti nella loro orbita.
Il Fezzan necessita delle attenzioni italiane e dovrà entrarci ancora di più, anche se l’ingerenza implicherebbe il conflitto di interessi con i francesi che mantengono l’ influenza sul Niger e Mali (dove combattono con l’operazione Serval contro i vari gruppi jihadisti nella zona), come ben visto dal freno all’intervento italiano nel Niger.
Il traffico dei migranti ha il suo epicentro nell’ alto Sahel, il controllo anche diretto del Fezzan è fondamentale se si vuole agire sulla tratta dei migranti, e su un maggiore controllo del suolo libico, conquistarsi la fiducia, non solo economica delle tribù locali, sarebbe fondamentale per arrivare a creare quel principio di controllo che tanto ci serve.

Ricercatore Cesvam dott. Matteo Bortolami


lunedì 14 gennaio 2019

lunedì 7 gennaio 2019

Indici Statistici al 31 dicembre 2018



Aperto nel 2008, ha un totale di 12724 visitatori

 con una media mensile che oscilla tra i 300 e 400 visitatori mensili

Sono stati pubblicati 250 post.

Come utenza, sorprende che dalla Russia
 vi sono 215 contatti,
mentre sull’ordine delle unità sono
i contatti dall’ Italia, Francia ed altri paesi europei.

(info:centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org)

venerdì 4 gennaio 2019

Tesi di Laurea


La tesi è disponibile previo consenso dell'Autore,
presso il CESVAM
(info:centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org)

Cartine: Sudan ed Algeria



venerdì 30 novembre 2018

lunedì 19 novembre 2018

Massacro in Camerum


Fonte
L'Internazionale Ottobre 2018

sabato 10 novembre 2018

Il problema della Pirateria


da L'Internazionale ottobre 2018

martedì 30 ottobre 2018

martedì 18 settembre 2018

lunedì 3 settembre 2018

martedì 26 giugno 2018

lunedì 28 maggio 2018

Migrazioni: le vie per arrivare in Italia


Fonte 
 LIMES, rivista di geopolitica
www.limesionline.it
informazioni:ilmioabbonamento.it

lunedì 21 maggio 2018

Madagascar. Il Paradosso


FONTE
L'Internazionale, aprile 2018


sabato 19 maggio 2018

Megalopoli: il futuro di Lagos


fonte:
 Rivista LIMES, rivista di geopolitica
www.limesonline

informazioni:www.ilmioabbonamento

martedì 15 maggio 2018

Egitto: Dalla rivoluzione al voto


info: centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

giovedì 10 maggio 2018

NIGERIA. Da dove provengo il maggior numero di migranti in Italia


Fonte: LIMES, n. 11 - novembre -  2017
www.limesomline.it
informazioni: ilmioabbonamento.it

Dalla Nigeria all'Italia. La "Pipeline" che trasporta i Migranti.
I Nigeriani sono la nazionalità più numerosa tra quelle che sbarano nei nostri porti. Quasi tutti richiedono la protezione umanitaria. Un corridoio informale collega Benin City ai marciapiedi delle periferie italiane. Come lavora la mafia nigeriana.
Articolo di Alessio Iocchi, in Limes

sabato 5 maggio 2018

Madagascar: la povertà estesa


Fonte
 L'Internazionale 20/26 aprile 2018 N. 1252  Anno 25
centrostudicesvam
(centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org)

lunedì 23 aprile 2018

Libia Cartine



Libia. Conformazione fisica


Conformazione fisica della Libia
La Libia si estende su una superficie di 1.759.540kmq, ed è costituita per l’85% da zone desertiche, si divide in 4 grandi aree, che delineano anche dei “confini” dal punto di vista geopolitico, sia per zone di influenza, che per divisioni tribali.
Nei 2000 km di costa che si affacciano sul mar mediterraneo troviamo le zone più densamente popolate e le maggiori città, con una fondamentale partizione, a ovest troviamo la Tripolitania, comprende la parte nord occidentale bassa e sabbiosa, in cui si trova la capitale Tripoli, sede del governo riconosciuto dall’ONU di Al-Serraji e governato realmente dalle varie milizie di Alba libica facenti capo al GNT (governo nazionale di transizione).
Verso est troviamo 3 importanti centri, Homs, Misurata e Sirte. Homs con 202.000 abitanti si trova a 120km da Tripoli, poi si trova l’importante centro di Misurata con i suoi 400.000 abitanti rappresenta uno dei centri economici e di potere della tripolitania, al confine della regione si colloca Sirte, dove è stato ucciso il colonnello Gheddafi, un importante porto nell’omonimo golfo della Sirte dove è impegnata la missione internazionale EUNAVFORMED.
La Cirenaica comincia con la città di Sidra, sede di importanti pozzi petroliferi e a 23 km dal porto di Ras Lanuf, passa per Agedabia (140.000 abitanti circa) e si arriva all’importante città di Bengasi, con i suoi 600.000 abitanti è al centro della rivoluzione libica, e importante snodo del paese.
Tobruch si trova in una profonda insenatura della Marmarica che ne fa un perfetto porto naturale. È probabilmente il migliore porto naturale nel Nordafrica.
A nord della città si trova la penisola che prende il nome della città stessa, verso sud la città è circondata da scarpate che vanno salendo verso l'interno e che costituiscono una naturale barriera fisica tra il nord e il sud della Libia nella zona di Tobruch.
Tobruch ha avuto una notevole espansione dopo la scoperta del petrolio in Libia avvenuta negli anni sessanta. Oggi il porto è sede di un terminale dell'oleodotto che collega il giacimento petrolifero di Sarir.
Capitale della Cirenaica è Tobruch sede dell’omonimo parlamento di Khalifa Haftar, capo dell’LNA (Libian national army), e da dove è partita l’operazione dignità contro il califfato islamico.
Il Fezzan, comprende le vaste estensioni desertiche sud occidentali, alterna, tra le sparse oasi, formazioni sabbiose e aridi altipiani rocciosi.
Il deserto libico, tranne il piccolo nucleo di El Giof , posto sull’oasi di Cufra, si estende ad oriente del Fezzan e a sud della Cirenaica penetrando in profondità nell’Egitto occidentale.
Il clima libico risente dell’influenza sahariana, con basse precipitazioni e alte temperature, di media sui 20° nelle zone costiere e 40/50° verso l’interno.