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Metodo di Ricerca ed analisi adottato


Il medoto di ricerca ed analisi adottato è riportato suwww.coltrinariatlanteamerica.blogspot.com

Vds. post in data 30 dicembre 2009 seguento il percorso:
Nota 1 - L'approccio concettuale alla ricerca. Il metodo adottato
Nota 2 - La parametrazione delle Capacità dello Stato
Nota 3 - Il Rapporto tra i fattori di squilibrio e le capacità delloStato
Nota 4 - Il Metodo di calcolo adottato

Per gli altri continenti si rifà riferimento al medesimo blog www.coltrinariatlanteamerica.blogspot.com per la spiegazione del metodo di ricerca.

domenica 30 maggio 2021

In Africa la democrazia resta un sogno lontano

 UN quadro generale abbastanza sconfortamte per la democrazia in Africa. In quasi tutti i paesi questo sistema politico è praticamente ignorato dei 53 Paesi dello continente è molto difficile  trovare uno che realmente sia un paese democratico. Invece è facilissimo trovare paesi a regime dittatoriale come ad esempio l'Egitto che avrebbe tutte le caratteristiche di essere un paese democratico. Il caso Regeni ne è una prova evidente insieme all'altro caso dello studente di Bologna Zaki.La ragione di tutto questa potrebbe essere trovata nell'uso della forza che le classi dirigneti fanno per imporre la propria volontà. Conflitti, guerre e contrasti violenti allontanano sempre più la democrazia. Da ultimo l'Etipoia con il caso Tigrai è anch'essa entrata in un conflitto interno che limita la democrazia. La presenza di attori esterni molto attivi come la Cina e gli Stati Uniti non fa migliorare la situazione. InSomalia prosegue la "guerra segreta" degli Stato Uniti che sono nel 2020 hanno condotto 100 attacchi con droni nella Regione del Basso Shabelle contro gli integralisti islamici


 FOnte: Amnesty International

martedì 18 maggio 2021

Rivista QUADERNO N.4 del 2020, Ottobre - Dicembre 2020, 18° della Serie

 


Dall’Editoriale del Presidente Nazionale:

Questo numero speciale dei Quaderni è dedicato al Valore Militare nella Provincia di Arezzo, un Valore presente in tutti i momenti salienti della nostra storia patria, dal Risorgimento alla Grande Guerra, dal 2° Conflitto Mondiale alla Resistenza, come testimoniato dalle numerose decorazioni collettive e individuali nel corso degli anni. Un territorio che ha subito in particolare le terribili rappresaglie naziste dopo l’8 settembre 1943 di Bucine e Civitella Val di Chiana, le cui vittime sono state ricordate nel corso della Giornata del Decorato 2017 che l’Istituto ha celebrato ad Arezzo. Torneremo a fine ottobre

nella Città toscana, per celebrare il XXXI Congresso Nazionale; sarà l’occasione per rendere un doveroso omaggio al Gonfalone che si fregia della massina decorazione al Valor Militare e ricordare, nel Centenario della traslazione del Milite Ignoto, il passaggio del convoglio che ne portò la salma da Aquileia a Roma.

La pubblicazione é frutto della collaborazione tra la Federazione di Arezzo e il CeSVaM e costituisce inoltre un importante materiale di studio per il Master di 1° livello in Storia Militare Contemporanea 1796-1969 che viene tenuto all’Università Telematica Nicolò Cusano in partnership con il nostro Istituto.

E’ la prima del suo genere e mi auguro possa essere un esempio per le altre Federazioni a seguirne l’esempio. Vengono infine riportate le copertine dei primi 18 numeri dei Quaderni e dei 12 volumi del Dizionario Minimo della Grande Guerra.

 Il n. 4 del 2020, 18° della Rivista,  riporta a complemento del contributo della Federazione di Arezzo, Le Schede dei Volumi del Dizionario Minimo della Grande Guerra e le consuete rubriche della Rivista.

 

Info: quaderni.cesvam@istitutonastroazzurro.org

Questo numero della Rivista può essere chiesto direttamente alla Federazione di Arezzo ( federazione.arezzo@istitutonastroazzurro.org)




domenica 9 maggio 2021

I danni teologici e antropologici del Degrado ambientale. Una Riflessione sull'Africa.

 Il degrado ambientale, in particolare l'estinzione della specie arreca un impoverimento dell'immaginazione teologica e morale. Per secoli gli esseri umani hanno appreso dal mondo naturale profonde lezioni teologiche e pratiche. Osservando la natura ed il comportamento dei fenomeni naturali sono stati in grado di scoprire verità nascoste riguardo a se stessi e a Dio. Per questo la conservazione della natura deve essere promossa non soltanto ai fini della sostenibilità economica ma anche per la sua importanza teologica ed antropologica. 

L'autore è professore di Liturgia all'Hekima College di Nairobi (Kenya)


Wilfred Sumani, S.I.,  I Danni teologici e Antropologici del Degrado ambientale, in La Civiltà Cattolica,  n. 41010 del 1/ 15 maggio 2021 Quindicinale, Anno 172,  pag. 255


 La Rivista La Civiltà Cattolica è disponibile su carta presso la Emeroteca del CESVAM  Roma, Piazza Galeno 1.          

venerdì 30 aprile 2021

Fonti di carattere Generale

  Si indica come fonte accreditata nella Newsletter che la Rivista settimanale L'Internazionale mette a disposizione. Riporta nello specifico le notizie dell'Africa. In pratica solo la estensione della Pagina Africa e Medio oriente che detta Rivista riporta nei suoi numeri.

 L'indirizzo per .'Africa è (intern.az/1CHI).

Per ricerche e stesura di tesi questa fonte appare quanto mai idonea ed esaustiva. 

 la Rivista Internazionale è disponibile su carta presso la Emeroteca del CESVAM - Centro Studi sul Valore Militare, dell'Istituto del Nastro Azzurro (www.istitutodelnastroazzurro.org)  Roma Piazza Galeno 1


lunedì 19 aprile 2021

Perchè il bilancio delle vittime per Covi è stato relativamente contenuto in AFrica ed in Asia?

La Tabella si pone la domanda e cerca di dare risposte. Il vivere all'aria aperta certamente ha la sua influenza, come il fatto che le popolazioni dell'AFrica e dell'Asia abbiamo un sistema personale immunitario migliore. La tematica è interessante  e merita di essere approfondita per adottare poi le ulteriori difese dalle future epidemie.


 FOnte: L'internazionale 1400, 12 marzo 2021
 

venerdì 9 aprile 2021

La Francia e la sua influenza in Africa


 Fonte: LIMES Rivista di Geopolitica Info: www.ilmioabbonamento.it

martedì 30 marzo 2021

CIAD: prblemi per le elezioni generali

 Il principale candidato dell'opposizione alle presidenziali dell'11 aprile, Saleh Kebzabo si è ritirato il 1 marzo Accusa il capo dello stato Idriss DEby , candidato ad un sesto mandato, di usare la forza per intimidire gli avversari e denuncia la "militarizzazione della politica". Il giorno prima almeno tre persone erano morte a N'Djamena nel corso di una sparatoria scoppiata quando la polizia era andata ad arrestare un altro candidato all'opposizione Yaya Dillo. Le vittime sono la madre di Dillo e due soldati. Dillo è accusato di aver diffamato la moglie di Deby.

 Ancora una volta in un paese africano si dimostra che il sistema delle elezioni periodiche su base democratica non è un modello applicabile in Africa ed occorre trovare soluzioni che diano stabilità nel rispetto dei dirtti umani e politici.

venerdì 19 marzo 2021

Mali . Lineamenti demografici

 


Caratteri demografici

 

Nel Mali, punto d'incontro tra la civiltà arabo-berbera e quella sudanese, si possono incontrare oltre venti diverse etnie. Tra i principali gruppi etnici di ceppo sudanese, che rappresentano circa il 95% dei maliani e che vivono nelle regioni centro-meridionali del Paese, i maggiori sono i Bambara, che da soli formano un terzo dell'intera popolazione, i Fuòbe, i Sarakollè, i Senufo, i Mossin ed i Songhai.

Le regioni settenrionali sono abitate dalla minoranza arabo-berbera che è composta in netta prevalenza dai nomadi.

Mentre il francese è la lingua ufficiale dello Stato, ed ogni gruppo etnico adopera un proprio idioma, la lingua locale diffusa è il mande, che è parlato da oltre i due terzi della popolazione.

Nettamente prevalente è la religione musulmana, professata da oltre il 75% dei musulmani. La restante parte della popolazione segue culti animisti, mentre particolarmente esigua è la comunità cattolica (1%).

 

Il Mali secondo una stima del 1973, contava 5.376.000 abitanti, con una densità di 4,5 ab. per kmq e con un tasso d'incemento demografico del 2,3% annuo.

La quasi totalità della popolazione abita le regioni centro-meridionali del Paese ed è concentrata, in particolar modo, nella zona del Niger e dei suoi affluenti.

L'unico centro urbano di rilievo è la capitale Bamako, che ha superato i 350.000 abitanti. Le altre principali città del Mali sono:

 

Mopti      58.000 ab.                                           Sikasso            41.000 ab.

Ségou      53.000 ab.                                           Koulikoro       24.000 ab.

Kayes      52.000 ab.                                           San                  22.000 ab.

mercoledì 10 marzo 2021

Africa Settentrionale. I Corridoi emigratori


 Fonte LIMES Rivista di geopolitica. Fonte www.il mioabbonamento.it

I Corridoi qui indicati hanno tutti un andamento sud nord e possono essere divisi in due fasci: quello orientale e quello occidentale. I Terminali del fascio occidentale sono in Libia e Algeria, mentre per quello del fascio orientale sono le coste dell' Egitto.

domenica 28 febbraio 2021

Congo: una situazione disperata che dura da decenni


 Internazionale n. 1309 anno 28 26 febbraio/4 marzo 2021 dedica i seguenti articoli alla situazione in Congo, all'indomani della morte dell'ambasciatore Italiano Luca Attanasio  del carabiniere di scorta, e dell'autusta.

 Una situazione che va avanti da decenni in cui interessi, alleanze e tradimenti sono al centro di questi conflitti ventennali. Una nota è dedicata al Bussines dei sequestri, La situazione nell'est del Paese nel Nord Kivu è una questione mai risolta.

La domanda che ci si pone è come il rappresentante dell'Italia si sia trovato in una situazione così pericolosa. 

 La rivista è presso la Emeroteca del CESVAM

sabato 20 febbraio 2021

Mali LIneamenti di Geografia Fisica

 



 

La Repubblica del Mali, situata al centro dell'Africa Ocidentale, ha una estensione di 1.204.021 kmq. Il paese, privo di sbocchi sul mare, confina a N.E. Con l'Algeria, ad E. con il Niger, a S.E. con l'Alto Volta, a S. con la Costa d'Avorio e la Guinea, ad O. con il Senegal ed a N.O. con la Mauritania.

 

Il Mali, che per quasi il 90% del suo territorio è costituito da bassipiani che non superano i 300 m. di altitudine, si può dividere in due vastissime regioni naturali:

- la regione sahariana che, estendendosi a N. della grande ansa del fiume Niger, è formata da ampie distese sabbiose desertiche tra le quali si elevano a N.E., in prossimità del confine algerino, il massiccio montagnoso dell'Adrar Ifora che non supera i 700 m. di altitudine.

- la regione meridionale, o saheliana, costituita da una vasta zona paludosa, compresa tra il fiume Niger ed il Bani, e che, come il resto del Paese, è formata da ampi tavolati, che vanno accentuandosi soltanto ad occidente di Bamako vero il confine guineano.

 La rete idrica maliana è basata sul fiume Niger, che attraversa gran parte del territorio nazionale, e sulla rete dei suoi affluenti, tra i quali il maggiore è il Bani. All'estremo occidente il paese è attraversato dal fiume Senegal. A settembre della zona paludosa sono presenti inoltre numerose formazioni lacustri.

 

Il clima, nelle regioni settentrionali battute dal vento secco dell'harmattan, si presenta di tipo prettamente sahariano, con temperature molto elevate, forti escursioni termiche giornaliere e precipitazioni quasi inesistenti.

Le regioni meridionali sono caratterizzate da temperature molto elevate e da più rilevanti precipitazioni atmosferiche che superano i 1.100 mm annui nell'estremo nord.

mercoledì 10 febbraio 2021

Rivista QUADERNI n. 2 del 2020 Luglio-Settembre 2020

 



Per la parte dedicata alla Storia, iniziano con questo numero le pubblicazioni dedicate al centenario del Milite Ignoto che ricorre il prossimo anno. L’’Istituto è particolarmente impegnato in questa data anniversaria, e la Rivista non può che assecondare questa scelta. Prosegue, sull’abbrivio della Giornata del Decorato del 2021, che non si è potuta celebrare per via della epidemia da Covid19, che non può fermare l’attività posta in essere a corredo scientifico di detta giornata, le note riguardanti la campagna di Sicilia del luglio 1943 e degli avvenimenti riguardanti la campagna d’Italia del 1944. Contributi di Massimo Coltrinari e Luigi Marsibilio, nell’ambito delle ricerche avviate a seguito dei Progetti in corso riguardanti le tematiche della Guerra di Liberazione, e una di Giorgio Clemente che affronta particolari situazioni di nostri militari durante la seconda guerra mondiale e una nota di Consalvo Dolce riguardante l’intervento dell’impegno degli Stati Uniti nel Vietnam.

 

Per la parte geografica apre Valentina Trogu trattando della sociologia della deterrenza, mentre in geopolitica delle prossime sfide, una nota sul covid e come viene affrontato, che fa riflettere sulla leaderschip degli Stati Uniti nel mondo occidentale e Luca Bordini che tratta della digitalizzazione nelle FF.AA. Infine Stefano Chiarle tratta dell’Ucraina e del suo cammino verso la democrazia.

 

Nelle rubriche, quelle relative al CESVAM si riportano alcune peculiari attività del Centro, con la evidenziazione delle realizzazioni editoriali mentre gli Indici della rivista QUADERNI ON LINE si riferiscono al III trimestre del 2020. Si può finalmente dire che un costante aggiornamento delle NOTIZIE CESVAM e degli eventi a cui si partecipa come CESVAM è possibile trovarlo sulla home page della piattaforma www.cesvam.org alla rubrica “Eventi” ed alla rubrica “Notizia CESVAM”, mentre è in progetto la pubblicazione su questa rivista dei contenuti dei vari comparti della piattaforma

La rubrica di chiusura riporta la iconografia brigate di fanteria della prima guerra mondiale, come tradizione di questa rivista.

Da ultimo, l’editoriale del Presidente Nazionale ed il Post editoriale del Direttore del Periodico sono intonati al tema della celebrazione del Milite Ignoto, nel solco delle scelte sopra dette, e dei contenuti evidenziati nella pubblicazione consorella. (massimo coltrinari)

 

In I di Copertina:  Lapide Commemorativa del Bollettino della Vittoria del 4 Novembre 1918

 info:quaderni.cesvam@istitutonastroazzurro.org

sabato 30 gennaio 2021

Libia: caratteri demografici

 

 

La popolazione della Libia è pr la maggior parte araba o profondamente arabizzata, sebbene sussistano ancor oggi piccoli nuclei berberi.

Omogenea e compatta risulta essere la popolazione sia dal punto di vista religioso che linguistico, esseno la quasi totalità dei libici di religione musulmana di rito sunnita e di lingua araba nelle sue varie forme regionali.

 

Nonostante il suo alto tasso d'incremento demografico (3,0%) e le forti correnti immigratorie provenienti soprattutto dai vicini Stati arabi, la Libia è, con i suoi abitanti, uno dei Paesi africani meno densamente popolati (1,3 abitanti per kmq).

La stragrande maggioranza dei libci è concentrata lungo la costa tripolitana e sul suo altopiano, e lungo il litorale cirenaico.

Oltre ai tradizionali villaggi delle oasi dell'entroterra cirenaico, del Fezzan e del Deserto Libico, si stanno recentemente sviluppando nella Sirte, conseguentemente allo sfruttamento petrolifero della regione, nuovi nuclei abitati.

Le due uniche città libiche di una certa importanza sono, la capitale Tripoli che ha da poco raggiunto i 300.000 abitanti, e Bengasi (190.000 ab.), mentre la città di Misurata e di El-Beida superano di poco i 50.000. Tra i centri che contano più di 10.000 abitanti vanno menzionati: Derna, Tobruch, Agedabia, Homs, Zuara, El-Marj e Iefren.

mercoledì 20 gennaio 2021

LIbia: Lineamenti di geografia fisica

La Libia, dalla caratteristica forma quadrangolare, si estende su di una superficie di 1.759.540 kmq, ed è costituita per oltre l'85% da zone desertiche.

Il Paese, che si affaccia a N. per circa 2.000 km sul Mar Mediterraneo, confina ad O. con la Tunisia e l'Algeria, a S. con il Niger ed il Ciad, a S.E. con il Sudan e ad oriente con l'Egitto.

 

La Tripolitania, la Cirenaica, il Fezzan ed il Deserto Libico sono le quattro grandi regioni naturali in cui si articola la Libia:

- la Tripolitania, che è costituita dalla Tripolitania propriamente deta ed a oriente dalla città più inospitale Sirtica, comprende la parte nord-occidentale dello Stato, estendendosi dalla bassa e sabbiosa costa mediterranea all'altopiano del Nefusa, la cui altitudine varia tra gli 800 ed i 900 metri.

- la Cirenaica, situata nella parte nord-orientale del paese, è caratterizzato dall'omonimo altopiano che si spinge fino al mare con alte e ripide coste degradando ad oriente verso il confine egiziano nella regione della Marmarica.

- il Fezzan, che comprende le vaste estensioni desertiche sud-occidentali, alterna, tra le sperse oasi, formazioni sabbiose ad aridi altipiani rocciosi.

- il Deserto Libico, praticamente privo di vegetazione, quasi del tutto spopolato, ad eccezione dell'oasi di Cufra con il piccolo nucleo abitato di El-Giof, si estende ad oriente del Fezzan ed a sud della Cirenaica penetrando in profondità nell'Egitto occidentale.

 

La Libia è priva di corsi d'acqua a carattere permanente, essendo i pochi esistenti di tipo stagionale (wadi o uadi).

Il clima libico, che risente dovunque dell'influenza sahariana, è caratterizzato da bassissime precipitazioni e da una rilevante escursione termica, e la temperatura, che si aggira sui 20° di media nelle regioni litoranee, raggiunge i 40/50° verso l'interno.

Gran parte del Paese è soggetto al ghibli, caratteristico vento caldo secco, che soffia dal Sahara verso le zone costiere.

domenica 10 gennaio 2021

Il Dramma del Corno d'Africa

 

I rischi della nuova instabilità in Etiopia

Nell’ottobre del 2019 Abiy Ahmed Ali, primo ministro dell’Etiopia, è stato insignito del premio Nobel per la pace «per i suoi sforzi nel raggiungere la pace e la cooperazione internazionale, e in particolare per le sue iniziative decisive per risolvere i conflitti lungo il confine con l’Eritrea». Il premier, in carica da poco più di un anno e mezzo, era già considerato “il volto del rinnovamento”, una speranza per il futuro democratico del Paese. Il più giovane leader del continente ‒ 44 anni ‒all’inizio del suo mandato aveva rilasciato migliaia di prigionieri politici, rimosso il divieto alla creazione di nuovi partiti, licenziato i funzionari carcerari accusati di violazione dei diritti umani e, soprattutto, favorito l’accordo di pace con l’Eritrea del luglio del 2018 che ha messo fine a vent’anni di conflitti e tensioni tra i due Stati.

A distanza di un anno dal Nobel, che tanto aveva fatto sperare in una maggiore stabilità nell’area, le cose sono radicalmente mutate. Negli ultimi mesi si sono verificati numerosi scontri nel Paese che hanno causato la morte di centinaia di persone. Le violenze hanno avuto inizio il 29 giugno, dopo l’assassinio di Hachalu Hundessa, un famoso cantante e attivista di etnia Oromo, la stessa dell’attuale primo ministro. Non è ancora chiaro chi abbia commesso l’omicidio e perché, ma poche ore dopo la morte di Hundessa ci sono state rivolte in tutta la regione di Oromia, la più popolosa tra quelle che compongono la Repubblica federale democratica di Etiopia, con circa 33 milioni di abitanti, compresi quelli della capitale Addis Abeba.

Le proteste si sono acuite con l’annuncio del rinvio delle elezioni, previste per il mese di ottobre, a causa dell’emergenza Covid-19. Un gesto ritenuto dalle forze di opposizione come un tentativo da parte Abiy Ahmed di restare al potere, tanto che i leader della regione settentrionale del Tigray hanno deciso di indire comunque le elezioni. La tornata elettorale, che si è svolta a settembre, ha visto la vittoria del Tigray People’s Liberation Front (TPLF) uno dei partiti storici dell’Etiopia. Anche se i tigrini rappresentano solo il 6% della popolazione, composta da oltre 110 milioni di persone, sono stati una delle forze dominanti nel ventennio precedente l’arrivo al potere di Abiy Ahmed. Il timore che tali elezioni, dichiarate illegali dal premier, potessero essere il primo passo verso la secessione del Tigray ha aperto la fase delle ostilità tra l’esercito federale e le forze del TPLF. Il 4 novembre il primo ministro ha deciso di lanciare un’offensiva armata contro la “regione ribelle” dispiegando truppe a ridosso delle regioni di Amhara e Afar, a sud e a est del Tigray. Nonostante gli appelli dell’Unione Africana per una sospensione delle violenze gli scontri continuano e i rischi vanno ben oltre i confini dell’Etiopia.

In primo luogo il “tentativo separatista” potrebbe estendersi alle altre regioni del Paese, facendo esplodere le rivendicazioni autonomiste delle diverse comunità o riaccendendo vecchie tensioni come, per esempio, quella tra la regione di Amhara e quella del Tigray, da decenni “impantanate” in una disputa sulla terra dalla quale sono scaturiti violenti scontri. D’altra parte non va dimenticato che l’Etiopia è uno Stato federale che tiene insieme diverse istanze regionali, espressioni di etnie, clan e tribù. Le spinte secessioniste sono ricorrenti nella storia etiope e questo spiega il motivo per cui il Paese è stato per lungo tempo governato da militari che legittimavano il loro potere con la capacità di tenere assieme “un mosaico” a rischio di azioni separatiste. Il nuovo premier ha tentato di sviluppare una politica atta a ridurre la conflittualità interetnica ed evitare spinte centrifughe. Per questo motivo lo spettro che l’iniziativa tigrina possa aprire ad altre “ambizioni secessioniste” potrebbe aumentare il livello delle violenze in modo da far desistere qualunque altra regione da simili tentativi.

Un altro punto interrogativo riguarda un possibile coinvolgimento di Asmara nel confitto. L’élite politica del Tigray era al governo di Addis Abeba nei lunghi anni di guerra e tensioni con l’Eritrea che potrebbe decidere di approfittare della situazione per assestare un colpo definitivo ai nemici di lunga data, ampliando ulteriormente gli attori coinvolti nel conflitto e, dunque, il livello di violenze. Pochi giorni fa le forze del Tigrai hanno rivendicato il lancio di razzi sull’aeroporto della vicina capitale dell’Eritrea. Un segnale che non fa ben sperare per le sorti di una guerra che rischia di deflagrare ben oltre i confini etiopi.

I problemi, poi, potrebbero estendersi agli Stati vicini del Corno d’Africa, una delle aree più vulnerabili del continente. In primo luogo alla Somalia, da cui le forze etiopi si sono ritirate dopo lunghi anni di campagna militare e con cui in tempi recenti hanno riaperto un dialogo su questioni regionali di interesse comune, in linea con l’iniziativa di pace e di integrazione economica avviata da Abiy Ahmed. In secondo luogo al Sudan, che sta affrontando una delicatissima transizione politica e che potrebbe vedere ulteriormente aggravata la propria situazione interna. Secondo stime dell’ONU, vi sarebbero più di un milione di sfollati nella regione del Tigray e circa 40.000 persone sarebbero già fuggite dalle zone di guerra attraversando il confine occidentale con il Sudan; un numero che è «probabile aumenti rapidamente», ha avvertito l’alto commissariato ONU per i rifugiati. Se così fosse rischierebbe di aprirsi una crisi umanitaria di enormi dimensioni.  

Infine, guardando verso il Mediterraneo, l’Egitto resta uno spettatore interessato a una possibile destabilizzazione dell’Etiopia che potrebbe rallentare il progetto di riempimento della Grande diga del rinascimento etiopico (GERD, Grand Ethiopian Reinassance Dam). Il Cairo, preoccupato per le possibili ripercussioni in termini di approvvigionamento d’acqua, aveva già minacciato di intraprendere un’azione militare per impedire la creazione della diga. Al momento appare assai improbabile che l’Egitto possa in qualche modo entrare nel “caos etiope”, ma, come ben noto, il protrarsi delle guerre in queste aree profondamente destabilizzate attira da sempre gli appetiti e gli interessi delle potenze regionali e non solo. Il caso libico insegna.

È dunque lecito ipotizzare che più questa guerra si prolungherà, maggiori saranno i rischi di una sua espansione a livello regionale, con tutti i conseguenti rischi per la “tenuta” di un’area estremamente instabile che, solo da poco, aveva raggiunto un precario e parziale barlume di equilibrio.

giovedì 31 dicembre 2020

Bilancio 2020

 

www. coltrinariatlanteafrica.blogspot.com

Blog di sviluppo per l'approfondimento

della Geografia Politica ed Economica

attraverso immagini, cartine, grafici e note.

Atlante Geografico Statistico

Capacità dello Stato. Parametrazione a 100

 riferito ai 53 Stati dell’Africa.

Spazio esterno del CESVAM - Istituto del Nastro Azzurro.

Aperto nel 2008, ha un totale di 12724 visitatori

 al 30 settembre 2018,

13797 al febbraio 2019

 con una media mensile che oscilla tra i 300 e 400 visitatori.

Sono stati pubblicati 250 post.

Al 31 dicembre 2020 i dati sono nella media

Come utenza, sorprende che dalla Russia

 vi sono 215 contatti,

mentre sull’ordine delle unità sono

i contatti dall’ Italia, Francia ed altri paesi europei.

(info:centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org)

domenica 20 dicembre 2020

giovedì 10 dicembre 2020

Etiopia: La crisi del Tigrai

Guerra civile in Etiopia. Il governo usa l'esercito contro i ribelli del Tigrai. Il primo ministro Abiy Ahmed arrivato al potere nel 2018 con grandi speranze, ha  finito per scontentare tutti e in parte ha provocato questa ribellione. Le Tigrai da parte del Governo centrale è stato dichiarato lo stato d'emergenza e l'esercito federale ha assunto ogni potere. Il promo ministro Abiy Ahmed è originario dell'Oromia, e nelle sue azioni iniziali ha eliminato molti tigrini dai vertici dell'esercito, do quelli dei servizi di sicurezza e della componente politica al potere mettendo fine al predominio dei tigrini nella compagne federale. Azioni e contro azioni tra le due parti si sono susseguite fino a sfociare in questa è  sta per diventare l'ennesima guerra civile africana
 

mercoledì 2 dicembre 2020

QUADERNI n. 2 del 2020

info: quaderni.cesvam@istitutonastroazzurro.org




 

lunedì 30 novembre 2020

Libia Negoziati di pace in corso


 Il 9 novembre  è ripreso il dialogo per favorire una soluzione di pace alla crisi LIbica. Questi colloqui promossi dalle Nazioni Unite coinvolgono circa 75 personalità libiche che rappresentano le varie aree geografiche del paeseLO scopo è di individuare un governo accettato di tutti che sia la base di partenza per ricostruire uno stato libico che al momento non esiste se non sulla carta e come convenzione internazionale. I 75 convocati hanno promesso di non candidarsi a cariche future in questo governo.

venerdì 20 novembre 2020

Libia: la guerra in corso


 Fonte LIMES Rivista di Geopolitica.

Tunisia:Caratteri demografici

 

La popolazione tunisina, attualmente del tutto arabizzata, risulta dalla fusione dell'elemento berbero con quello arabo.

La quasi totalità dei tunisini è di religione musulmana di rito sunnita, con una minoranza di rito karigita.

Sebbene l'unica lingua ufficiale sia l'arabo, la conoscenza e l'uso del francese sono molto diffusi a tutti i livelli.

 

La Tunisia conta attualmente 5.641.000 abitanti (stima 1974) con un accrescimento di oltre 1.100.000 unità rispetto all'ultimo censimento del 1966.

l'incremento demografico annuo nel periodo 1963/1972 è risultato essere del 2,8%.

Le zone più densamente abitate del Paese corrispondono alle fertili regioni del Tell e del Sahel, dove si trovano le maggiori aree urbane, mentre scarsamente popolate sono le aride regioni del Sud.

La densità media della popolazione tunisina si aggira attualmente intorno ai 34,4 abitanti per kmq.

La più importante città del Paese è la capitale Tunbisi, che con la sua conurbazione conta oltre 760.000 abitanti, superando di gran lunga gli altri centri urbani tunisini. Tra questi i maggiori sono:

 

Sfax          102.000 abitanti                                Menzel-Bourguiba    54.000 abitanti

Susa            81.000 abitanti                                Nabeul                       54.000 abitanti

Biserta        69.000 abitanti                                Gabès                         52.000 abitanti

Kairouan    61.000 abitanti                                Gafsa                          51.000 abitanti

La Goulette 56.000 abitanti

martedì 10 novembre 2020

Tunisia Lineamenti di geografia fisica

 La Tunisia, con una superficie di 161.150 km, si affaccia a N. ed  a E. sul Mar Mediterraneo con uno sviluppo costiero di oltre 1.200 km e confina a S.E. con la Libia ed a O. con l'Algeria.

 

Il Paese si divide in quattro grandi regioni naturali:

- la fertile zona montagnosa del Tell, estremo prolungamento orientale della catena dell'Atlante, attraversato dal fiume Megerda, unico corso d'acqua tunisino a carattere non stagionale;

- la fascia litoranea del Sahel, situata tra Capo Bon e la città di Sfax, che, composta per lo più da bacini alluvionali, è la parte più fertile dell'intera Tunisia;

- la regione centrale, steppica e caratterizzata dalla presenza di numerosi chott, vaste estensioni lacustri salmastre a carattere stagionale, tra i quali spiccano per grandezza quello di Djerid e di el-Rharsa;

- le provincie meridionali, a carattere predesertico, dove penetrano le propaggini del Grande Erg Orientale.

 

Lungo le coste tunisine sono, inoltre, presenti numerose formazioni insulari tra le quali le più importanti sono l'isola della Galite, a N.E. di Biserta, l'arcipelago delle Kerkenna, di fronte a Sfax, e la grande isola di Gerba collegata al continente da una strada carrozzabile.

 

Il clima che si presenta temperato con caratteristiche del tipo mediterraneo nelle regioni del Tell e del Sahel, assume aspetti continentali nella parte centrale del Paese, mentre risente dell'influenza sahariana nelle zone meridionali.

sabato 31 ottobre 2020

Senegal. Lotta alla emigrazie


 Fonte Internazionale novembre 2020

martedì 20 ottobre 2020

Algeria.. Caratteri Demografici


 

Anche in Algeria, come generalmente nell'interno Maghreb, etnicamente l'elemento predominante è quello berbero, elemento, peraltro, ormai profondamente arabizzato dalla minoranza di origine araba. Ancor oggi sussistono, tuttavia, soprattutto nella regione della Kabylia, compatti nuclei berberi che tuttora conservano i propri costumi e la loro lingua.

Sono presenti, inoltre, in alcune oasi sahariane elementi negri discendenti da schiavi importati nei secoli scorsi.

Religione comune alla quasi totalità degli algerini è la musulmana di rito sunnita.

Unica lingua ufficiale dello Stato è l'arabo, benchè siano ancora vivi idiomi berberi e sia tuttora molto diffuso l'uso del francese.

 

Secondo l'ultimo censimento del 1966 la popolazione algerina ammontava a 11.821.679 abitanti, mentre una stima del 1973 ne contava 15.772.000 con un incremento demografico annuo dell'ordine del 3,4% che figura tra i più elevati del mondo.

L'Algeria presenta, a causa delle sue vastissime regioni disabitate del Sud, una bassa densità demografica media che raggiunge appena i 7 abitanti per kmq. Considerando la sola parte settentrionale del paese la densità sale a quasi 50 ab. per kmq, mentre nella zona sahariana cala allo 0,3/0,4 ab. per kmq.

Come negli altri Paesi maghrebini il tasso di urbanizzazione è abbastanza elevato ed in accentuato incremento. Tra le maggiori città, situate tutte nella fascia costiera, oltre alla capitale, Algeri (Al-Jaza'ir) che con il suo agglomerato urbano supera il milione di abitanti, vanno ricordate:

 

Orano                  410.000 ab.

Costantina           295.000 ab.

Annaba               187.000 ab.

Sidi-bel-Abbes   122.000 ab.

Setif                    115.000 ab.

Blida                   109.000 ab.

Skikda                105.000 ab.

Tlemencen         101.000 ab.

sabato 10 ottobre 2020

Algeria Lineamenti di geografia fisica

 


 

L'Algeria, situata al centro della regione maghrebina, è uno dei più vasti paesi africani, estendendosi per 2.293.190 kmq.

Lo Stato algerino, che si affaccia a N. sul Mare Mediterraneo con uno sviluppo costiero di olre 1.200 km, confina ad O. con il Marocco, a S. O. con la Mauritania, a S. con il Mali e con il Niger, ed a E. con la Libia e la Tunisia.

 

L'Algeria si articola in tre grandi regioni naturali:

- la fascia costiera mediterranea, la più densamente abitata, costituita da una serie di pianure, tra cui le più importanti sono quelle di Orano, Algeri e di Annaba, intercalate dalle estreme propaggini della catena montuosa dell'Atlante;

- la regione montagnosa, comprendente i sistemi montuosi del Piccolo e del Grande Atlante – che raggiungono la loro massima altezza con il monte Chélis (2.328 m) nel massiccio degli Aurés – inframmezzati dalla zona stepposa degli altipiani, che disseminata di chott (bacini paludosi e salmastri) varia tra i 700 ed i 1.100 metri di altitudine;

   - la vastissima e desertica regione del Sahara Algerino, che rappresenta oltre l'85% dell'intero Paese ed è costituita dalle immense distese sabbiose del Grande Erg Occidentale, del Grande Erg Orientale e dell'Erg Iguidi e dagli altipiani rocciosi del Tademait, del Tassili n'Ajjer e dell'Hoggar, che con il monte Tahat sfiora i 3.000 m.

 

Il sistema idrico algerino è formato da corsi d'acqua a prevaelnte carattere torrentizio che, nascendo dal piccolo Atlante, sfociano nel Mediterraneo. Altri corsi defluiscono negli chott della regione interna degli altipiani e nello chott Melrhir situato nella zona di confine algero-tunisina.

 

Il clima, che è di tipo mediterraneo nel N. del paese, favorendo così una importante attività agricola, diviene semi-arido e continentale nella fascia degli altipiani con forti escursioni termiche tra il giorno e la notte che si accentuano con l'aumentare dell'altitudine.

Torrido e con più marcate escursioni termiche è il clima della regione sahariana, che consente soltanto una radissima vegetazione tranne che nelle sparse oasi dotate di sorgenti naturali.

 


mercoledì 30 settembre 2020

Mozambico. Una provincia fuori controllo


 Il distretto di Mudumbe nella provincia settentrionale del Cabo Delgato è ricca di gas naturale, ricchezza che genera instabilità Da tempo vi sono rivolte e formazioni antigovernative che minano la credibilità del governo centrale. Periodicamente vi sono attacchi anche di gruppi jihadisti che generano ulteriore incertezza.Il Governo di Maputo ha chiesto l'aiuto internazionale per fermare l'insurrezione.

domenica 20 settembre 2020

Africa del Nord. La popolazione Berbera. Carta


 Fonte LImes Rivista di Geopolitica


info: www.il mio abbonamento.it

lunedì 7 settembre 2020

Repor 2019 - 2020 Blog Africa




www. coltrinariatlanteafrica.blogspot.com
Blog di sviluppo per l'approfondimento
della Geografia Politica ed Economica
attraverso immagini, cartine, grafici e note.
Atlante Geografico Statistico
Capacità dello Stato. Parametrazione a 100
 riferito ai 53 Stati dell’Africa.
Spazio esterno del CESVAM - Istituto del Nastro Azzurro.
 Il Blog si è inserito nella piattaforma didattica
 che attiene al Master di 1à livello in
 Politica Militare Comparata dal 1860 ad oggi.
Aperto nel 2008, ha un totale di 12724 visitatori
 al 30 settembre 2018,
13797 al febbraio 2019
mentre gli accessi al febbraio 2020 sono stati15207 
 oer arrivare ad agosto 2020 a 161918
 con una media mensile che oscilla tra i 200 e 300 visitatori.

Sono stati pubblicati 320 post.

Come utenza, 
 vi sono contatti dagli Stati Uniti e dalla germania
mentre sull’ordine delle unità sono
i contatti dall’ Italia, Francia ed altri paesi europei.
(info:centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org)
Il Blog è parte integrante della piattafroma CESVAM (www.cesvam.org)
espressione dell'Istituto del nastro Azzurro. vdswww.istitutodelnastroazzurro.org


Il prossimo blog sarà pubblicato il 7 settembre 2020 

martedì 28 luglio 2020

La Francia nella corsa all'Africa.

Fonte: Limes, rivista di geopolitica
info:www.limesonline.it

Canttatti per una eventuale tesi di laurea: www.cesvam.org
                                                                 didattica.cesvam@istitutonastroazzurro.org

mercoledì 15 luglio 2020

Rivista QUADERNI N. 1 del 2020


 Info: www.valoremilitare.blogspot.com
          contatti: www.cesvam.org

La rivista può essere chiesra a: segreteriagenerale@istitutnastroazzurro.org

martedì 30 giugno 2020

lunedì 15 giugno 2020

La Conferenza di Berlino sulla Libia


La Civiltà Cattolica
 15 Febbraio - 7 Marzo 2020
 Quindicinale
 anno 171  n. 4072


Giovanni Sale.
LA CONFERENZA DI BERLINO E LA GUERRA CIVILE IN LIBIA


la conferenza di Berlino sulla Libia del 19 gennaio 2020 alla quale hanno partecipato i rappresentanti di 11 paesi e delle maggiori organizzazioni internazionali ha prodotto una dichiarazione condivisa nella quale si sostengono gli sforzi delle Nazioni Unite per una tregua duratura, per far rispettare l'embargo delle armi e smantellare Le Milizie inviate da alcune potenze straniere nel paese. Finora diversi punti fissati nel comunicato sono rimasti lettera morta. Per dare attuazione alla dichiarazione di Berlino è necessario che le parti belligeranti e le grandi potenze implicate nel conflitto pongono in essere atti concreti di pacificazione l'articolo di Giovanni sale descrive Il percorso degli ultimi mesi di guerra.




giovedì 4 giugno 2020

VIrus nel Mondo Ebola ed altri

Fonte LIMES, Rivista di geopolitica, Info:www.ilmioabbonamento.it



Laura Canali su il n. 3 di LIMES riporta carte a colori tra cui quellaqui rappresentata che "sono relative ai patogeni più pericolosi per l'uomo secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (www.who.int). Per queste malattie non esistono cure definitive.
Le seguenti malattie sono tutte zoonosi. Una zoonosi è una malattia infettiva che si trasmette dagli animali all'uomo o viceversa, direttamente o indirettamente (tramite altri organismi vettori o alimenti infetti). Le principali vie di trasmissione nei microrganismi per le zoonosi sono: aero-diffusione, catena oro-fecale, sessuale, vettori (ospiti del microrganismo che lo trasportano).

Altre definizioni utili:
•      Serbatoio: individuo, animale, pianta o substrato inanimato in cui un agente infettivo di norma risiede e si moltiplica e da cui dipende primariamente per la sopravvivenza.
•      Sorgente: sito dal quale un microrganismo passa immediatamente ad un ospite. Può coincidere con il serbatoio (infezioni a trasmissione sessuale) o essere rappresentata da un veicolo (acqua, alimenti, ecc.)


 La Carta  8
1.   Malattia da virus del Nilo Occidentale (West Nile Virus): malattia provocata dall'arbovirus West Nile Virus (Wnv). Benché la maggior parte delle persone infette non mostri alcun sintomo, circa il 20% presenta febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati, sfoghi cutanei e febbre alta. Nei casi più gravi si presentano tremori, convulsioni, paralisi ed encefalite. Il principale mezzo di trasmissione all'uomo sono le punture di zanzare di tipo Culex, benché il virus sia presente anche negli uccelli selvatici, bit.ly/3bU50Qe
2.   Febbre della Rift Valley: malattia infettiva con sintomi quali febbre alta, linfoadenopatia, depressione, anoressia, diarrea emorragica, oltre che aborti ed elevata mortalità neonatale causata dal virus della febbre della Rift Valley (RVFV), presente in molte specie di ruminanti in Africa. Il vettore tipico sono diverse specie di zanzare che assumono il virus pungendo gli animali infetti, bit.ly/2x4czF5.
3.   Malattia da virus Ebola: patologia con sintomi quali febbre, faringodinia (mal di gola), dolori muscolari, cefalea (mal di testa), orecchie tappate, nausea, vomito, diarrea, segni di alterazione della funzionalità epatica e renale, emorragie esterne e interne causate dal virus Ebola (Ebov), presente nelle scimmie, nelle volpi volanti e nei pipistrelli della frutta. Il virus si trasmette dall'animale all'uomo tramite contatto con sangue o fluidi corporei di un animale infetto. Negli esseri umani il virus viene trasmesso entrando a contatto con sangue o fluidi corporei, bit.ly/2wggHkV