martedì 29 giugno 2021
domenica 30 maggio 2021
In Africa la democrazia resta un sogno lontano
UN quadro generale abbastanza sconfortamte per la democrazia in Africa. In quasi tutti i paesi questo sistema politico è praticamente ignorato dei 53 Paesi dello continente è molto difficile trovare uno che realmente sia un paese democratico. Invece è facilissimo trovare paesi a regime dittatoriale come ad esempio l'Egitto che avrebbe tutte le caratteristiche di essere un paese democratico. Il caso Regeni ne è una prova evidente insieme all'altro caso dello studente di Bologna Zaki.La ragione di tutto questa potrebbe essere trovata nell'uso della forza che le classi dirigneti fanno per imporre la propria volontà. Conflitti, guerre e contrasti violenti allontanano sempre più la democrazia. Da ultimo l'Etipoia con il caso Tigrai è anch'essa entrata in un conflitto interno che limita la democrazia. La presenza di attori esterni molto attivi come la Cina e gli Stati Uniti non fa migliorare la situazione. InSomalia prosegue la "guerra segreta" degli Stato Uniti che sono nel 2020 hanno condotto 100 attacchi con droni nella Regione del Basso Shabelle contro gli integralisti islamici
FOnte: Amnesty International
martedì 18 maggio 2021
Rivista QUADERNO N.4 del 2020, Ottobre - Dicembre 2020, 18° della Serie
Dall’Editoriale del
Presidente Nazionale:
Questo
numero speciale dei Quaderni è dedicato al Valore Militare nella Provincia di
Arezzo, un Valore presente in tutti i momenti salienti della nostra storia
patria, dal Risorgimento alla Grande Guerra, dal 2° Conflitto Mondiale alla
Resistenza, come testimoniato dalle numerose decorazioni collettive e individuali
nel corso degli anni. Un territorio che ha subito in particolare le terribili
rappresaglie naziste dopo l’8 settembre 1943 di Bucine e Civitella Val di
Chiana, le cui vittime sono state ricordate nel corso della Giornata del
Decorato 2017 che l’Istituto ha celebrato ad Arezzo. Torneremo a fine ottobre
nella
Città toscana, per celebrare il XXXI Congresso Nazionale; sarà l’occasione per
rendere un doveroso omaggio al Gonfalone che si fregia della massina
decorazione al Valor Militare e ricordare, nel Centenario della traslazione del
Milite Ignoto, il passaggio del convoglio che ne portò la salma da Aquileia a
Roma.
La
pubblicazione é frutto della collaborazione tra la Federazione di Arezzo e il
CeSVaM e costituisce inoltre un importante materiale di studio per il Master di
1° livello in Storia Militare Contemporanea 1796-1969 che viene tenuto
all’Università Telematica Nicolò Cusano in partnership con il nostro Istituto.
E’
la prima del suo genere e mi auguro possa essere un esempio per le altre
Federazioni a seguirne l’esempio. Vengono infine riportate le copertine dei
primi 18 numeri dei Quaderni e dei 12 volumi del Dizionario Minimo della Grande
Guerra.
Il n. 4 del 2020, 18° della Rivista, riporta a complemento del contributo della
Federazione di Arezzo, Le Schede dei Volumi del Dizionario Minimo della Grande
Guerra e le consuete rubriche della Rivista.
Info: quaderni.cesvam@istitutonastroazzurro.org
Questo numero della
Rivista può essere chiesto direttamente alla Federazione di Arezzo (
federazione.arezzo@istitutonastroazzurro.org)
domenica 9 maggio 2021
I danni teologici e antropologici del Degrado ambientale. Una Riflessione sull'Africa.
Il degrado ambientale, in particolare l'estinzione della specie arreca un impoverimento dell'immaginazione teologica e morale. Per secoli gli esseri umani hanno appreso dal mondo naturale profonde lezioni teologiche e pratiche. Osservando la natura ed il comportamento dei fenomeni naturali sono stati in grado di scoprire verità nascoste riguardo a se stessi e a Dio. Per questo la conservazione della natura deve essere promossa non soltanto ai fini della sostenibilità economica ma anche per la sua importanza teologica ed antropologica.
L'autore è professore di Liturgia all'Hekima College di Nairobi (Kenya)
Wilfred Sumani, S.I., I Danni teologici e Antropologici del Degrado ambientale, in La Civiltà Cattolica, n. 41010 del 1/ 15 maggio 2021 Quindicinale, Anno 172, pag. 255
La Rivista La Civiltà Cattolica è disponibile su carta presso la Emeroteca del CESVAM Roma, Piazza Galeno 1.
venerdì 30 aprile 2021
Fonti di carattere Generale
Si indica come fonte accreditata nella Newsletter che la Rivista settimanale L'Internazionale mette a disposizione. Riporta nello specifico le notizie dell'Africa. In pratica solo la estensione della Pagina Africa e Medio oriente che detta Rivista riporta nei suoi numeri.
L'indirizzo per .'Africa è (intern.az/1CHI).
Per ricerche e stesura di tesi questa fonte appare quanto mai idonea ed esaustiva.
la Rivista Internazionale è disponibile su carta presso la Emeroteca del CESVAM - Centro Studi sul Valore Militare, dell'Istituto del Nastro Azzurro (www.istitutodelnastroazzurro.org) Roma Piazza Galeno 1
lunedì 19 aprile 2021
Perchè il bilancio delle vittime per Covi è stato relativamente contenuto in AFrica ed in Asia?
FOnte: L'internazionale 1400, 12 marzo 2021
venerdì 9 aprile 2021
martedì 30 marzo 2021
CIAD: prblemi per le elezioni generali
Il principale candidato dell'opposizione alle presidenziali dell'11 aprile, Saleh Kebzabo si è ritirato il 1 marzo Accusa il capo dello stato Idriss DEby , candidato ad un sesto mandato, di usare la forza per intimidire gli avversari e denuncia la "militarizzazione della politica". Il giorno prima almeno tre persone erano morte a N'Djamena nel corso di una sparatoria scoppiata quando la polizia era andata ad arrestare un altro candidato all'opposizione Yaya Dillo. Le vittime sono la madre di Dillo e due soldati. Dillo è accusato di aver diffamato la moglie di Deby.
Ancora una volta in un paese africano si dimostra che il sistema delle elezioni periodiche su base democratica non è un modello applicabile in Africa ed occorre trovare soluzioni che diano stabilità nel rispetto dei dirtti umani e politici.
venerdì 19 marzo 2021
Mali . Lineamenti demografici
Caratteri demografici
Nel Mali, punto d'incontro tra la civiltà arabo-berbera e quella
sudanese, si possono incontrare oltre venti diverse etnie. Tra i principali
gruppi etnici di ceppo sudanese, che rappresentano circa il 95% dei maliani e
che vivono nelle regioni centro-meridionali del Paese, i maggiori sono i
Bambara, che da soli formano un terzo dell'intera popolazione, i Fuòbe, i
Sarakollè, i Senufo, i Mossin ed i Songhai.
Le regioni settenrionali sono abitate dalla minoranza arabo-berbera che
è composta in netta prevalenza dai nomadi.
Mentre il francese è la lingua ufficiale dello Stato, ed ogni gruppo
etnico adopera un proprio idioma, la lingua locale diffusa è il mande, che è
parlato da oltre i due terzi della popolazione.
Nettamente prevalente è la religione musulmana, professata da oltre il
75% dei musulmani. La restante parte della popolazione segue culti animisti,
mentre particolarmente esigua è la comunità cattolica (1%).
Il Mali secondo una stima del 1973, contava 5.376.000 abitanti, con una
densità di 4,5 ab. per kmq e con un tasso d'incemento demografico del 2,3%
annuo.
La quasi totalità della popolazione abita le regioni centro-meridionali
del Paese ed è concentrata, in particolar modo, nella zona del Niger e dei suoi
affluenti.
L'unico centro urbano di rilievo è la capitale Bamako, che ha superato
i 350.000 abitanti. Le altre principali città del Mali sono:
Mopti 58.000 ab.
Sikasso 41.000 ab.
Ségou 53.000 ab.
Koulikoro 24.000 ab.
Kayes 52.000 ab.
San 22.000 ab.
mercoledì 10 marzo 2021
Africa Settentrionale. I Corridoi emigratori
Fonte LIMES Rivista di geopolitica. Fonte www.il mioabbonamento.it
I Corridoi qui indicati hanno tutti un andamento sud nord e possono essere divisi in due fasci: quello orientale e quello occidentale. I Terminali del fascio occidentale sono in Libia e Algeria, mentre per quello del fascio orientale sono le coste dell' Egitto.
domenica 28 febbraio 2021
Congo: una situazione disperata che dura da decenni
Internazionale n. 1309 anno 28 26 febbraio/4 marzo 2021 dedica i seguenti articoli alla situazione in Congo, all'indomani della morte dell'ambasciatore Italiano Luca Attanasio del carabiniere di scorta, e dell'autusta.
Una situazione che va avanti da decenni in cui interessi, alleanze e tradimenti sono al centro di questi conflitti ventennali. Una nota è dedicata al Bussines dei sequestri, La situazione nell'est del Paese nel Nord Kivu è una questione mai risolta.
La domanda che ci si pone è come il rappresentante dell'Italia si sia trovato in una situazione così pericolosa.
La rivista è presso la Emeroteca del CESVAM
sabato 20 febbraio 2021
Mali LIneamenti di Geografia Fisica
La Repubblica del Mali, situata al centro dell'Africa Ocidentale, ha
una estensione di 1.204.021 kmq. Il paese, privo di sbocchi sul mare, confina a
N.E. Con l'Algeria, ad E. con il Niger, a S.E. con l'Alto Volta, a S. con la
Costa d'Avorio e la Guinea, ad O. con il Senegal ed a N.O. con la Mauritania.
Il Mali, che per quasi il 90% del suo territorio è costituito da
bassipiani che non superano i 300 m. di altitudine, si può dividere in due
vastissime regioni naturali:
- la regione sahariana che, estendendosi a N. della grande ansa del
fiume Niger, è formata da ampie distese sabbiose desertiche tra le quali si
elevano a N.E., in prossimità del confine algerino, il massiccio montagnoso
dell'Adrar Ifora che non supera i 700 m. di altitudine.
- la regione meridionale, o saheliana, costituita da una vasta zona
paludosa, compresa tra il fiume Niger ed il Bani, e che, come il resto del
Paese, è formata da ampi tavolati, che vanno accentuandosi soltanto ad
occidente di Bamako vero il confine guineano.
Il clima, nelle regioni settentrionali battute dal vento secco
dell'harmattan, si presenta di tipo prettamente sahariano, con temperature
molto elevate, forti escursioni termiche giornaliere e precipitazioni quasi
inesistenti.
Le regioni meridionali sono caratterizzate da temperature molto elevate
e da più rilevanti precipitazioni atmosferiche che superano i 1.100 mm annui
nell'estremo nord.
mercoledì 10 febbraio 2021
Rivista QUADERNI n. 2 del 2020 Luglio-Settembre 2020
Per la parte dedicata
alla Storia, iniziano con questo numero le pubblicazioni dedicate al centenario
del Milite Ignoto che ricorre il prossimo anno. L’’Istituto è particolarmente
impegnato in questa data anniversaria, e la Rivista non può che assecondare
questa scelta. Prosegue, sull’abbrivio della Giornata del Decorato del 2021,
che non si è potuta celebrare per via della epidemia da Covid19, che non può
fermare l’attività posta in essere a corredo scientifico di detta giornata, le
note riguardanti la campagna di Sicilia del luglio 1943 e degli avvenimenti
riguardanti la campagna d’Italia del 1944. Contributi di Massimo Coltrinari e
Luigi Marsibilio, nell’ambito delle ricerche avviate a seguito dei Progetti in
corso riguardanti le tematiche della Guerra di Liberazione, e una di Giorgio Clemente
che affronta particolari situazioni di nostri militari durante la seconda
guerra mondiale e una nota di Consalvo Dolce riguardante l’intervento
dell’impegno degli Stati Uniti nel Vietnam.
Per la parte
geografica apre Valentina Trogu trattando della sociologia della deterrenza,
mentre in geopolitica delle prossime sfide, una nota sul covid e come viene
affrontato, che fa riflettere sulla leaderschip degli Stati Uniti nel mondo
occidentale e Luca Bordini che tratta della digitalizzazione nelle FF.AA.
Infine Stefano Chiarle tratta dell’Ucraina e del suo cammino verso la democrazia.
Nelle rubriche,
quelle relative al CESVAM si riportano alcune peculiari attività del Centro,
con la evidenziazione delle realizzazioni editoriali mentre gli Indici della
rivista QUADERNI ON LINE si riferiscono al III trimestre del 2020. Si può
finalmente dire che un costante aggiornamento delle NOTIZIE CESVAM e degli
eventi a cui si partecipa come CESVAM è possibile trovarlo sulla home page
della piattaforma www.cesvam.org alla rubrica
“Eventi” ed alla rubrica “Notizia CESVAM”, mentre è in progetto la
pubblicazione su questa rivista dei contenuti dei vari comparti della
piattaforma
La rubrica di chiusura
riporta la iconografia brigate di fanteria della prima guerra mondiale, come
tradizione di questa rivista.
Da ultimo,
l’editoriale del Presidente Nazionale ed il Post editoriale del Direttore del
Periodico sono intonati al tema della celebrazione del Milite Ignoto, nel solco
delle scelte sopra dette, e dei contenuti evidenziati nella pubblicazione consorella.
(massimo coltrinari)
In I di Copertina: Lapide Commemorativa del Bollettino della
Vittoria del 4 Novembre 1918
sabato 30 gennaio 2021
Libia: caratteri demografici
La popolazione della Libia è pr la maggior parte araba o profondamente
arabizzata, sebbene sussistano ancor oggi piccoli nuclei berberi.
Omogenea e compatta risulta essere la popolazione sia dal punto di
vista religioso che linguistico, esseno la quasi totalità dei libici di
religione musulmana di rito sunnita e di lingua araba nelle sue varie forme
regionali.
Nonostante il suo alto tasso d'incremento demografico (3,0%) e le forti
correnti immigratorie provenienti soprattutto dai vicini Stati arabi, la Libia
è, con i suoi abitanti, uno dei Paesi africani meno densamente popolati (1,3
abitanti per kmq).
La stragrande maggioranza dei libci è concentrata lungo la costa
tripolitana e sul suo altopiano, e lungo il litorale cirenaico.
Oltre ai tradizionali villaggi delle oasi dell'entroterra cirenaico,
del Fezzan e del Deserto Libico, si stanno recentemente sviluppando nella
Sirte, conseguentemente allo sfruttamento petrolifero della regione, nuovi
nuclei abitati.
Le due uniche città libiche di una certa importanza sono, la capitale
Tripoli che ha da poco raggiunto i 300.000 abitanti, e Bengasi (190.000 ab.),
mentre la città di Misurata e di El-Beida superano di poco i 50.000. Tra i
centri che contano più di 10.000 abitanti vanno menzionati: Derna, Tobruch,
Agedabia, Homs, Zuara, El-Marj e Iefren.
mercoledì 20 gennaio 2021
LIbia: Lineamenti di geografia fisica
La Libia, dalla caratteristica forma quadrangolare, si estende su di una superficie di 1.759.540 kmq, ed è costituita per oltre l'85% da zone desertiche.
Il Paese, che si affaccia a N. per circa 2.000 km sul Mar Mediterraneo,
confina ad O. con la Tunisia e l'Algeria, a S. con il Niger ed il Ciad, a S.E.
con il Sudan e ad oriente con l'Egitto.
La Tripolitania, la Cirenaica, il Fezzan ed il Deserto Libico sono le
quattro grandi regioni naturali in cui si articola la Libia:
- la Tripolitania, che è costituita dalla Tripolitania propriamente
deta ed a oriente dalla città più inospitale Sirtica, comprende la parte
nord-occidentale dello Stato, estendendosi dalla bassa e sabbiosa costa
mediterranea all'altopiano del Nefusa, la cui altitudine varia tra gli 800 ed i
900 metri.
- la Cirenaica, situata nella parte nord-orientale del paese, è
caratterizzato dall'omonimo altopiano che si spinge fino al mare con alte e
ripide coste degradando ad oriente verso il confine egiziano nella regione
della Marmarica.
- il Fezzan, che comprende le vaste estensioni desertiche
sud-occidentali, alterna, tra le sperse oasi, formazioni sabbiose ad aridi
altipiani rocciosi.
- il Deserto Libico, praticamente privo di vegetazione, quasi del tutto
spopolato, ad eccezione dell'oasi di Cufra con il piccolo nucleo abitato di
El-Giof, si estende ad oriente del Fezzan ed a sud della Cirenaica penetrando
in profondità nell'Egitto occidentale.
La Libia è priva di corsi d'acqua a carattere permanente, essendo i
pochi esistenti di tipo stagionale (wadi o uadi).
Il clima libico, che risente dovunque dell'influenza sahariana, è
caratterizzato da bassissime precipitazioni e da una rilevante escursione
termica, e la temperatura, che si aggira sui 20° di media nelle regioni
litoranee, raggiunge i 40/50° verso l'interno.
Gran parte del Paese è soggetto al ghibli, caratteristico vento caldo
secco, che soffia dal Sahara verso le zone costiere.
domenica 10 gennaio 2021
Il Dramma del Corno d'Africa
I rischi della nuova instabilità in Etiopia
Nell’ottobre del 2019 Abiy Ahmed Ali, primo ministro dell’Etiopia, è stato insignito del premio Nobel per la pace «per i suoi sforzi nel raggiungere la pace e la cooperazione internazionale, e in particolare per le sue iniziative decisive per risolvere i conflitti lungo il confine con l’Eritrea». Il premier, in carica da poco più di un anno e mezzo, era già considerato “il volto del rinnovamento”, una speranza per il futuro democratico del Paese. Il più giovane leader del continente ‒ 44 anni ‒all’inizio del suo mandato aveva rilasciato migliaia di prigionieri politici, rimosso il divieto alla creazione di nuovi partiti, licenziato i funzionari carcerari accusati di violazione dei diritti umani e, soprattutto, favorito l’accordo di pace con l’Eritrea del luglio del 2018 che ha messo fine a vent’anni di conflitti e tensioni tra i due Stati.
A distanza di un anno dal Nobel, che tanto aveva fatto sperare in una maggiore stabilità nell’area, le cose sono radicalmente mutate. Negli ultimi mesi si sono verificati numerosi scontri nel Paese che hanno causato la morte di centinaia di persone. Le violenze hanno avuto inizio il 29 giugno, dopo l’assassinio di Hachalu Hundessa, un famoso cantante e attivista di etnia Oromo, la stessa dell’attuale primo ministro. Non è ancora chiaro chi abbia commesso l’omicidio e perché, ma poche ore dopo la morte di Hundessa ci sono state rivolte in tutta la regione di Oromia, la più popolosa tra quelle che compongono la Repubblica federale democratica di Etiopia, con circa 33 milioni di abitanti, compresi quelli della capitale Addis Abeba.
Le proteste si sono acuite con l’annuncio del rinvio delle elezioni, previste per il mese di ottobre, a causa dell’emergenza Covid-19. Un gesto ritenuto dalle forze di opposizione come un tentativo da parte Abiy Ahmed di restare al potere, tanto che i leader della regione settentrionale del Tigray hanno deciso di indire comunque le elezioni. La tornata elettorale, che si è svolta a settembre, ha visto la vittoria del Tigray People’s Liberation Front (TPLF) uno dei partiti storici dell’Etiopia. Anche se i tigrini rappresentano solo il 6% della popolazione, composta da oltre 110 milioni di persone, sono stati una delle forze dominanti nel ventennio precedente l’arrivo al potere di Abiy Ahmed. Il timore che tali elezioni, dichiarate illegali dal premier, potessero essere il primo passo verso la secessione del Tigray ha aperto la fase delle ostilità tra l’esercito federale e le forze del TPLF. Il 4 novembre il primo ministro ha deciso di lanciare un’offensiva armata contro la “regione ribelle” dispiegando truppe a ridosso delle regioni di Amhara e Afar, a sud e a est del Tigray. Nonostante gli appelli dell’Unione Africana per una sospensione delle violenze gli scontri continuano e i rischi vanno ben oltre i confini dell’Etiopia.
In primo luogo il “tentativo separatista” potrebbe estendersi alle altre regioni del Paese, facendo esplodere le rivendicazioni autonomiste delle diverse comunità o riaccendendo vecchie tensioni come, per esempio, quella tra la regione di Amhara e quella del Tigray, da decenni “impantanate” in una disputa sulla terra dalla quale sono scaturiti violenti scontri. D’altra parte non va dimenticato che l’Etiopia è uno Stato federale che tiene insieme diverse istanze regionali, espressioni di etnie, clan e tribù. Le spinte secessioniste sono ricorrenti nella storia etiope e questo spiega il motivo per cui il Paese è stato per lungo tempo governato da militari che legittimavano il loro potere con la capacità di tenere assieme “un mosaico” a rischio di azioni separatiste. Il nuovo premier ha tentato di sviluppare una politica atta a ridurre la conflittualità interetnica ed evitare spinte centrifughe. Per questo motivo lo spettro che l’iniziativa tigrina possa aprire ad altre “ambizioni secessioniste” potrebbe aumentare il livello delle violenze in modo da far desistere qualunque altra regione da simili tentativi.
Un altro punto interrogativo riguarda un possibile coinvolgimento di Asmara nel confitto. L’élite politica del Tigray era al governo di Addis Abeba nei lunghi anni di guerra e tensioni con l’Eritrea che potrebbe decidere di approfittare della situazione per assestare un colpo definitivo ai nemici di lunga data, ampliando ulteriormente gli attori coinvolti nel conflitto e, dunque, il livello di violenze. Pochi giorni fa le forze del Tigrai hanno rivendicato il lancio di razzi sull’aeroporto della vicina capitale dell’Eritrea. Un segnale che non fa ben sperare per le sorti di una guerra che rischia di deflagrare ben oltre i confini etiopi.
I problemi, poi, potrebbero estendersi agli Stati vicini del Corno d’Africa, una delle aree più vulnerabili del continente. In primo luogo alla Somalia, da cui le forze etiopi si sono ritirate dopo lunghi anni di campagna militare e con cui in tempi recenti hanno riaperto un dialogo su questioni regionali di interesse comune, in linea con l’iniziativa di pace e di integrazione economica avviata da Abiy Ahmed. In secondo luogo al Sudan, che sta affrontando una delicatissima transizione politica e che potrebbe vedere ulteriormente aggravata la propria situazione interna. Secondo stime dell’ONU, vi sarebbero più di un milione di sfollati nella regione del Tigray e circa 40.000 persone sarebbero già fuggite dalle zone di guerra attraversando il confine occidentale con il Sudan; un numero che è «probabile aumenti rapidamente», ha avvertito l’alto commissariato ONU per i rifugiati. Se così fosse rischierebbe di aprirsi una crisi umanitaria di enormi dimensioni.
Infine, guardando verso il Mediterraneo, l’Egitto resta uno spettatore interessato a una possibile destabilizzazione dell’Etiopia che potrebbe rallentare il progetto di riempimento della Grande diga del rinascimento etiopico (GERD, Grand Ethiopian Reinassance Dam). Il Cairo, preoccupato per le possibili ripercussioni in termini di approvvigionamento d’acqua, aveva già minacciato di intraprendere un’azione militare per impedire la creazione della diga. Al momento appare assai improbabile che l’Egitto possa in qualche modo entrare nel “caos etiope”, ma, come ben noto, il protrarsi delle guerre in queste aree profondamente destabilizzate attira da sempre gli appetiti e gli interessi delle potenze regionali e non solo. Il caso libico insegna.
È dunque lecito ipotizzare che più questa guerra si prolungherà, maggiori saranno i rischi di una sua espansione a livello regionale, con tutti i conseguenti rischi per la “tenuta” di un’area estremamente instabile che, solo da poco, aveva raggiunto un precario e parziale barlume di equilibrio.
giovedì 31 dicembre 2020
Bilancio 2020
www.
coltrinariatlanteafrica.blogspot.com
Blog di sviluppo per
l'approfondimento
della Geografia Politica ed
Economica
attraverso immagini, cartine,
grafici e note.
Atlante Geografico Statistico
Capacità dello Stato.
Parametrazione a 100
riferito ai 53 Stati dell’Africa.
Spazio esterno del CESVAM -
Istituto del Nastro Azzurro.
Aperto nel 2008, ha un totale di
12724 visitatori
al 30 settembre 2018,
13797 al febbraio 2019
con una media mensile che oscilla tra i 300 e
400 visitatori.
Sono stati pubblicati 250 post.
Al 31 dicembre 2020 i dati sono nella media
Come utenza, sorprende che dalla
Russia
vi sono 215 contatti,
mentre sull’ordine delle unità sono
i contatti dall’ Italia, Francia ed
altri paesi europei.
(info:centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org)
domenica 20 dicembre 2020
giovedì 10 dicembre 2020
Etiopia: La crisi del Tigrai
mercoledì 2 dicembre 2020
lunedì 30 novembre 2020
Libia Negoziati di pace in corso
Il 9 novembre è ripreso il dialogo per favorire una soluzione di pace alla crisi LIbica. Questi colloqui promossi dalle Nazioni Unite coinvolgono circa 75 personalità libiche che rappresentano le varie aree geografiche del paeseLO scopo è di individuare un governo accettato di tutti che sia la base di partenza per ricostruire uno stato libico che al momento non esiste se non sulla carta e come convenzione internazionale. I 75 convocati hanno promesso di non candidarsi a cariche future in questo governo.
venerdì 20 novembre 2020
Tunisia:Caratteri demografici
La popolazione tunisina, attualmente del tutto arabizzata, risulta
dalla fusione dell'elemento berbero con quello arabo.
La quasi totalità dei tunisini è di religione musulmana di rito
sunnita, con una minoranza di rito karigita.
Sebbene l'unica lingua ufficiale sia l'arabo, la conoscenza e l'uso del
francese sono molto diffusi a tutti i livelli.
La Tunisia conta attualmente 5.641.000 abitanti (stima 1974) con un
accrescimento di oltre 1.100.000 unità rispetto all'ultimo censimento del 1966.
l'incremento demografico annuo nel periodo 1963/1972 è risultato essere
del 2,8%.
Le zone più densamente abitate del Paese corrispondono alle fertili
regioni del Tell e del Sahel, dove si trovano le maggiori aree urbane, mentre
scarsamente popolate sono le aride regioni del Sud.
La densità media della popolazione tunisina si aggira attualmente
intorno ai 34,4 abitanti per kmq.
La più importante città del Paese è la capitale Tunbisi, che con la sua
conurbazione conta oltre 760.000 abitanti, superando di gran lunga gli altri
centri urbani tunisini. Tra questi i maggiori sono:
Sfax 102.000
abitanti
Menzel-Bourguiba 54.000
abitanti
Susa 81.000
abitanti
Nabeul
54.000 abitanti
Biserta 69.000
abitanti
Gabès
52.000 abitanti
Kairouan 61.000 abitanti Gafsa 51.000 abitanti
La Goulette 56.000 abitanti
martedì 10 novembre 2020
Tunisia Lineamenti di geografia fisica
La Tunisia, con una superficie di 161.150 km, si affaccia a N. ed a E. sul Mar Mediterraneo con uno sviluppo costiero di oltre 1.200 km e confina a S.E. con la Libia ed a O. con l'Algeria.
Il Paese si divide in quattro grandi regioni naturali:
- la fertile zona montagnosa del Tell, estremo prolungamento orientale
della catena dell'Atlante, attraversato dal fiume Megerda, unico corso d'acqua
tunisino a carattere non stagionale;
- la fascia litoranea del Sahel, situata tra Capo Bon e la città di
Sfax, che, composta per lo più da bacini alluvionali, è la parte più fertile
dell'intera Tunisia;
- la regione centrale, steppica e caratterizzata dalla presenza di
numerosi chott, vaste estensioni lacustri salmastre a carattere stagionale, tra
i quali spiccano per grandezza quello di Djerid e di el-Rharsa;
- le provincie meridionali, a carattere predesertico, dove penetrano le
propaggini del Grande Erg Orientale.
Lungo le coste tunisine sono, inoltre, presenti numerose formazioni
insulari tra le quali le più importanti sono l'isola della Galite, a N.E. di
Biserta, l'arcipelago delle Kerkenna, di fronte a Sfax, e la grande isola di
Gerba collegata al continente da una strada carrozzabile.
Il clima che si presenta temperato con caratteristiche del tipo
mediterraneo nelle regioni del Tell e del Sahel, assume aspetti continentali
nella parte centrale del Paese, mentre risente dell'influenza sahariana nelle
zone meridionali.
sabato 31 ottobre 2020
martedì 20 ottobre 2020
Algeria.. Caratteri Demografici
Anche in Algeria, come generalmente nell'interno Maghreb, etnicamente l'elemento predominante è quello berbero, elemento, peraltro, ormai profondamente arabizzato dalla minoranza di origine araba. Ancor oggi sussistono, tuttavia, soprattutto nella regione della Kabylia, compatti nuclei berberi che tuttora conservano i propri costumi e la loro lingua.
Sono presenti, inoltre, in alcune oasi sahariane elementi negri discendenti da schiavi importati nei secoli scorsi.
Religione comune alla quasi totalità degli algerini è la musulmana di rito sunnita.
Unica lingua ufficiale dello Stato è l'arabo, benchè siano ancora vivi idiomi berberi e sia tuttora molto diffuso l'uso del francese.
Secondo l'ultimo censimento del 1966 la popolazione algerina ammontava a 11.821.679 abitanti, mentre una stima del 1973 ne contava 15.772.000 con un incremento demografico annuo dell'ordine del 3,4% che figura tra i più elevati del mondo.
L'Algeria presenta, a causa delle sue vastissime regioni disabitate del Sud, una bassa densità demografica media che raggiunge appena i 7 abitanti per kmq. Considerando la sola parte settentrionale del paese la densità sale a quasi 50 ab. per kmq, mentre nella zona sahariana cala allo 0,3/0,4 ab. per kmq.
Come negli altri Paesi maghrebini il tasso di urbanizzazione è abbastanza elevato ed in accentuato incremento. Tra le maggiori città, situate tutte nella fascia costiera, oltre alla capitale, Algeri (Al-Jaza'ir) che con il suo agglomerato urbano supera il milione di abitanti, vanno ricordate:
Orano 410.000 ab.
Costantina 295.000 ab.
Annaba 187.000 ab.
Sidi-bel-Abbes 122.000 ab.
Setif 115.000 ab.
Blida 109.000 ab.
Skikda 105.000 ab.
Tlemencen 101.000 ab.
sabato 10 ottobre 2020
Algeria Lineamenti di geografia fisica
L'Algeria, situata al centro della regione maghrebina, è uno dei più
vasti paesi africani, estendendosi per 2.293.190 kmq.
Lo Stato algerino, che si affaccia a N. sul Mare Mediterraneo con uno
sviluppo costiero di olre 1.200 km, confina ad O. con il Marocco, a S. O. con
la Mauritania, a S. con il Mali e con il Niger, ed a E. con la Libia e la
Tunisia.
L'Algeria si articola in tre grandi regioni naturali:
- la fascia costiera mediterranea, la più densamente abitata,
costituita da una serie di pianure, tra cui le più importanti sono quelle di
Orano, Algeri e di Annaba, intercalate dalle estreme propaggini della catena
montuosa dell'Atlante;
- la regione montagnosa, comprendente i sistemi montuosi del Piccolo e
del Grande Atlante – che raggiungono la loro massima altezza con il monte
Chélis (2.328 m) nel massiccio degli Aurés – inframmezzati dalla zona stepposa
degli altipiani, che disseminata di chott (bacini paludosi e salmastri) varia
tra i 700 ed i 1.100 metri di altitudine;
- la vastissima e desertica
regione del Sahara Algerino, che rappresenta oltre l'85% dell'intero Paese ed è
costituita dalle immense distese sabbiose del Grande Erg Occidentale, del
Grande Erg Orientale e dell'Erg Iguidi e dagli altipiani rocciosi del Tademait,
del Tassili n'Ajjer e dell'Hoggar, che con il monte Tahat sfiora i 3.000 m.
Il sistema idrico algerino è formato da corsi d'acqua a prevaelnte
carattere torrentizio che, nascendo dal piccolo Atlante, sfociano nel
Mediterraneo. Altri corsi defluiscono negli chott della regione interna degli
altipiani e nello chott Melrhir situato nella zona di confine algero-tunisina.
Il clima, che è di tipo mediterraneo nel N. del paese, favorendo così
una importante attività agricola, diviene semi-arido e continentale nella
fascia degli altipiani con forti escursioni termiche tra il giorno e la notte
che si accentuano con l'aumentare dell'altitudine.
Torrido e con più marcate escursioni termiche è il clima della regione
sahariana, che consente soltanto una radissima vegetazione tranne che nelle
sparse oasi dotate di sorgenti naturali.
mercoledì 30 settembre 2020
Mozambico. Una provincia fuori controllo
Il distretto di Mudumbe nella provincia settentrionale del Cabo Delgato è ricca di gas naturale, ricchezza che genera instabilità Da tempo vi sono rivolte e formazioni antigovernative che minano la credibilità del governo centrale. Periodicamente vi sono attacchi anche di gruppi jihadisti che generano ulteriore incertezza.Il Governo di Maputo ha chiesto l'aiuto internazionale per fermare l'insurrezione.
domenica 20 settembre 2020
lunedì 7 settembre 2020
Repor 2019 - 2020 Blog Africa
martedì 28 luglio 2020
La Francia nella corsa all'Africa.
info:www.limesonline.it
Canttatti per una eventuale tesi di laurea: www.cesvam.org
didattica.cesvam@istitutonastroazzurro.org
mercoledì 15 luglio 2020
Rivista QUADERNI N. 1 del 2020
Info: www.valoremilitare.blogspot.com
contatti: www.cesvam.org
La rivista può essere chiesra a: segreteriagenerale@istitutnastroazzurro.org
martedì 30 giugno 2020
lunedì 15 giugno 2020
La Conferenza di Berlino sulla Libia
La Civiltà Cattolica
15 Febbraio - 7 Marzo 2020
Quindicinale
anno 171 n. 4072
Giovanni Sale.
LA CONFERENZA DI BERLINO E LA GUERRA CIVILE IN LIBIA


























