n Mozambico l’aumento delle tempeste tropicali e delle precipitazioni violente ha aumentato significativamente la vulnerabilità delle persone già colpite dal conflitto. Nuovamente vittime anche migliaia delle famiglie che erano già state sfollate dai Cicloni Idai e Kenneth nel 2019. Nel gennaio 2021 i forti venti, le inondazioni e il ciclone Eloise hanno danneggiato o distrutto i rifugi di oltre 8700 di queste famiglie sfollate, oltre a scuole e ospedali. Anche in Nigeria siccità e inondazioni hanno reso più vulnerabili le persone già sfollate a causa del conflitto nel Nord-est del Paese. La situazione è ulteriormente peggiorata nella prima metà del 2021, con circa 294mila nuovi spostamenti.
domenica 31 luglio 2022
mercoledì 20 luglio 2022
Africa: le incidenze del cambiamento climatico
Le attività umane stanno causando cambiamenti al clima su scala planetaria nellaterra, nell’oceano e nell’atmosfera, con ramificazioni dannose e durature per lo sviluppo sostenibile e gli ecosistemi. Questo è quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Organizzazione meteorologica mondiale pubblicato il 18 maggio 2022. Il testo ha analizzato la situazione globale attraverso quattro indicatori chiave del cambiamento climatico (concentrazioni di gas serra, innalzamento del livello del mare, calore oceanico e acidificazione degli oceani) ed è arrivato a stabilire che tutti hanno raggiunto nuovi record nel 2021.
Fonte Atlante delle guerre 2022.
domenica 10 luglio 2022
Le migrazioni dall'AFrica
Ancora morti nell’enclave di Melilla, dove circa duemila persone, secondo quanto indicato dalle autorità maorocchine, si erano ammassate nei pressi della frontiera. Le forze del Regno li hanno respinti con la forza, provocando almeno 37 morti. Melilla e Ceuta rappresentano le sole frontiere europee terrestri sul continente africano e sono spesso teatro di repressione. Il sindaco di Melilla, Eduardo de Castro ha riconosciuto che l’assalto da parte dei migranti “è stato particolarmente violento”, ma ha anche denunciato la “risposta sproporzionata” da parte delle forze dell’ordine del Marocco.
Il tentativo di ingresso in Europa è cominciato ieri attorno alle 6:40 di ieri. Chi ha tentato di attraversare il confine era per la maggior parte di nazionalità marocchina, ma c’erano anche alcune centinaia di persone provenienti dall’Africa sub-sahariana.
La gestione del transito di migranti tra le due enclavi e la Spagna è ondivago. Nel maggio 2021 più di 10mila migranti entrarono a Ceuta in 24 ore, sfruttando la decisione delle autorità marocchine di effettuare minori controlli. Decisione che provocò il richiamo dell’ambasciatrice spagnola a Rabat. Per porre fine all’incidente diplomatico il premier Sanchez ha mesi dopo dichiarato pubblicamente il proprio sostegno al piano marocchino di autonomia per il Sahara Occidentale.
Fonte Atlante delle Guerre luglio 22
giovedì 30 giugno 2022
domenica 19 giugno 2022
Strage In Nigeria
“Chi ha commesso il massacro domenica 5 giugno nella chiesa San Francesco Saverio di Owo in Nigeria è un gruppo ben organizzato e ben addestrato e il bilancio delle vittime potrebbe essere più alto rispetto alla versione ufficiale. Lo scrive l’agenzia cattolica Fides citando fonti della Chiesa in Nigeria, che per motivi di sicurezza hanno chiesto l’anonimato.
“Gli assalitori – dicono le fonti a Fides – sono giunti al termine della messa di Pentecoste, mescolandosi ai fedeli che stavano uscendo dal luogo di culto. Si sono divisi in gruppetti che hanno iniziato a far esplodere ordigni e a sparare sui fedeli, sia dentro che fuori la chiesa, dimostrando una padronanza delle armi e delle tattiche di guerriglia”. E se il bilancio ufficiale della strage è di 22 morti “va rivisto al rialzo” aggiungono. “Probabilmente le persone uccise sul colpo sono una cinquantina, alle quali vanno giunte quelle morte in seguito alle ferite riportate”, dice ancora la fonte all’agenzia vaticana che si dice preoccupata perché “il massacro è stato commesso in uno Stato come quello di Ondo, nel sud-ovest, finora risparmiato dalle violenze che affliggono altre aree della Nigeria”.
La situazione è tesa. Alla vigilia della strage del 5 giugno era stato rapito un sacerdote in uno Stato confinante: padre Christopher Itopa Onotu parroco della chiesa di Our Lady of Perpetual Help, a Obangede, nell’area del governo locale di Okehi, nello Stato di Kogi, confinante con quello di Ondo. Secondo altre fonti, il bilancio della strage supererebbe le 50 vittime.
venerdì 10 giugno 2022
Il Clima e la situazion e ambinetale
L’influenza imprevista
delle forze naturali su corsi storici e avvenimenti militari
Ten. Cpl Art. Pe. Sergio Benedetto Sabetta
La guerra in
Ucraina ha visto l’impantanarsi, tra febbraio e marzo 2022, di una colonna di
circa 60 Km. di mezzi pesanti russi sulla pianura sarmatica, questo è stato
certamente uno dei fattori del fallimento dell’operazione lampo su Kiev
progettata da Mosca.
Emerge il
problema dell’imprevisto sui calcoli umani, in particolare quelli naturali.
Il
riavviarsi delle attività umane, specialmente ad alto tasso di inquinamento,
sembra avere favorito lo scioglimento anticipato delle nevi, creando fango e
favorendo in tal modo la difesa.
Problemi
analoghi si erano già manifestati nel 1812 e 1941 con l’invasione della Russia
da parte di Napoleone e di Hitler, quando inverni più freddi anticiparono il
ghiaccio e la neve abbattendosi sugli invasori, bloccandone la mobilità e
congelando gli uomini.
Lo stesso
accadde a Waterloo dove un giugno particolarmente piovoso e imprevisto
impantanò la brillante cavalleria francese smorzando al contempo la potenza di
fuoco e la mobilità dell’artiglieria napoleonica, punto di forza dell’Grande Armata, permettendo così il prevalere della
disciplinata fanteria inglese e influendo, anche, sulla salute di Napoleone nel
momento decisivo dello scontro.
La stessa
Rivoluzione francese provocata dalla crisi alimentare seguita ad una serie di
cattivi raccolti, crisi male gestita dalla monarchia, avvenne a seguito di una
imponente eruzione vulcanica in Islanda che con le sue ceneri offuscò per anni
il sole influendo sui raccolti.
La stessa
invasione delle tribù germaniche dell’Impero romano fu favorita da inverni
particolarmente freddi, che provocarono carestie e ghiacciarono il corso dei
fiumi Reno e Danubio, a cui si sommarono gli effetti ricorrenti della pandemia
di peste, portata dalle Legioni nel loro ritorno dalle spedizioni in Oriente
nel III secolo d. C., che indebolirono il tessuto delle città, favorendo
l’impoverimento e il trasferimento del baricentro in campagna.
Così anche
le temibili invasioni vichinghe del IX e X secolo d. C., sia ad Occidente che
ad Oriente, hanno avuto per causa prevalente la difficoltà di mantenersi sul
territorio della penisola scandinava e gli esempi potrebbero andare avanti.
Cause
naturali impreviste provocate da catastrofi, quali inondazioni, eruzioni,
maremoti oltre a cambiamenti climatici improvvisi e pandemie hanno sempre
influenzato non solo i cicli storici, ma anche singoli avvenimenti, facendo
saltare previsioni e calcoli, aumentando la caoticità dove già esistevano
problemi organizzativi e strutturali.
venerdì 20 maggio 2022
Gadget Istituto I del Nastro Azzurro
martedì 10 maggio 2022
Rivista QUADERNI, Anno LXXXII, Supplemento, XXI, 2021, n. 5, 21° della Rivista
Nota Redazionale
Il numero 4 del 2021, come noto, è stato un numero speciale per il centenario della traslazione della salma del Milite Ignoto (1921-2021), con distribuzione straordinaria su tutto il territorio nazionale. A pag. 97di quel QUADERNO vi era il comunicato per le Scuole che indicava le modalità per la partecipazione al progetto “Storia in Laboratorio”, in cui tra l’altro, si indicavano i modi e i termini per la pubblicazione eventuale di elaborati scritti da parte degli studenti in merito alla tematica proposta. In questo numero pubblichiamo le risultanze di alcune scuole che hanno inviato materiali.
Il numero, inoltre, è tutto dedicato alla data centenaria del Milite Ignoto, nel solco della ricorrenza; pubblica anche un contributo di carattere nazionale, riguardante lo studio e la presentazione della storia della Bandiera nazionale Questo contributo è proceduto da una riflessione di Giancarlo Ramaccia sul Valore Militare ed il Milite Ignoto ed introdotto da una Poesia dedicata al Milite Ignoto di Beatrice Harrach.
A seguire Elisa Bonacini ci partecipa di una iniziativa presa in occasione della data centenaria a Latina, Stefano Mangiavacchi pubblica un articolo iconografico del passaggio del Treno del Milite Ignoto ad Arezzo e in vari comuni della sua provincia ed Alberto Vido della mostra organizzata a Sondrio sempre dedicata al Milite Ignoto.
Infine in Copertina è riprodotta la medaglia coniata dall’Istituto del Nastro Azzurro in occasione di questo citato centenario.
(massimo coltrinari)
venerdì 29 aprile 2022
Progetti di Sviluppo. Aggiornamenti
MATERIALI PER TESI DI LAUREA E SVILUPPI
La Newsletters del 26 aprile 2022 dell'Institute for Economics & Peace presenta i seguenti articoli:
ECONOMICS
World Bank: India's extreme poverty down by 12.3% in last decade. Extreme poverty in India declined by 12.3% from 2011 to 2019. Research by the bank indicates that extreme poverty in rural areas declined from 26.3% of the population, to 11.6%. Extreme poverty in urban areas decreased from 14.2% to 6.3%.
Low-producing US oil wells account for half of US methane emissions.Low-producing oil and gas wells that account for just 6% of total US productionprovide only half of the total methane emissions from all US oil and gas wells.
World Bank estimates Ukraine physical damage at $60 billion. Physical damage to Ukraine's buildings and infrastructure from Russia's invasion has reached $60 billion so far. This is the equivalent to 40% of the country’s GDP.
Start-ups in Africa record $5.2 billion in VC funding. A report by the African Private Equity and Venture Capital Association (AVCA) says that African start-ups secured $5.2 billion in venture capital in 2021, nearly five times more than in 2020.
Almost 50% of Canadians within $200 of declaring bankruptcy. 31% of Canadians polled claimed that their income was not sufficient to cover monthly expenses, while 49% of respondents said they were within $200 of needing to declare bankruptcy.
Libya suspends production at largest oilfield. Libya's National Oil Company has suspended operations at two major oil sites: the Zouetina terminal and the al-Charara field, after shutting down several other facilities in connection with protests and political rivalries.
info: ricerca.cesvam@istitutonastroazzurro.org
per approfondimenti sul CESVAM
www.istitutodelnastroazzurro.org
lunedì 18 aprile 2022
Rivista QUADERNI Anno LXXXII, Supplemento XX, 2021, n. 3, 20° della Rivista. CESVAM REPORT Settembre 2019 - Agosto 2021
SOMMARIO
Anno LXXXII, Supplemento XX, 2021, n. 3,
20° della Rivista “Quaderni”
www.istitutodelnastroazzurro.it
centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org
www.cesvam.org
CESVAM
REPORT. SETTEMBRE 2019 – AGOSTO 2021
1.
INTRODUZIONE
La necessità di un Report.
2.
STRUTTURA
DEL CESVAM
a.
Istituto
del Nastro Azzurro Ente Morale
Statuto;
Regolamento
b.
Lo
Statuto del CESVAM
c.
Il
Regolamento del CESVAM
d.
Il
Verbale costitutivo del CESVAM del
Consiglio Nazionale dell’Istituto del Nastro Azzurro
3.
ATTIVITA’
DEL CESVAM
Editoria
a.
La
Emeroteca del CESVAM
b.
L’Archivio-Biblioteca
del CESVAM
c.
I
Progetti di Ricerca. La realizzazione e la finalizzazione
Ricerca
d.
Le
attività in essere.
e.
La
Rivista “Quaderni del Nastro Azzurro”
f.
I
“Quaderni On Line”
g.
I
Blog di carattere storico, estensione di ricerca
h.
I
Blog di carattere geografico, estensione di ricerca
i.
I
Blog di carattere associativo e divulgativo
j.
I
CESVAM Papers, collana “occasional” di pubblicazioni
k.
I
Libri della Collana del Nastro Azzurro”
Didattica
l.
L’Attività
didattica per Master di 1° e 2° Livello
m. L’Attività
didattica per Corsi di Formazione
Divulgazione
n.
Il
Sito dell’Istituto del Nastro Azzurro. Concorso alla Gestione
o.
La
Piattaforma del CESVAM. Lo strumento di divulgazione al passo con i tempi
p.
I
Convegni e le Conferenze
q.
Gli
“Incontri con l’Autore”
r. Collaborazione con
Enti, Istituti, Accademie, Università. Il Confronto
4.
CONCLUSIONE
.
Lineamenti per il futuro
5.
IL
PERIODICO “NOTIZIARIO DEL NASTRO AZZURRO
Nota redazionale:
Questo numero della Rivista
“QUADERNI” come si può notare, pur mantenendo la struttura base, non porta la
tradizionale suddivisione “Il mondo da cui veniamo: la memoria” e “Il mondo in
cui viviamo: la realtà d’oggi” e le relative rubriche. Questo per lasciare lo
spazio al Report del CESVAM, Questo Report, come ampiamente si è riportato nel
Report stesso, vuole essere una documentazione fattiva della risposta che la
Presidenza Nazionale ha voluto dare, con il Report pubblicato nel 2019 (N. 3°
della Rivista, Supplemento XIII, Luglio-agosto 2019) alla lenta crisi che aveva
attanagliato l’Istituto culminata, in chiave di retrospettiva storica, con
l’anno 2014, considerando il 2015 l’anno della svolta a cui tutti hanno dato un
ampio contributo. Questo numero della Rivista vuole essere la continuazione del
Report per il quinquennio settembre 2014 – agosto 2019, mantenendo la stessa
articolazione ed aggiornandone i contenuti per il periodo di riferimento. Si
vogliono fornire elementi di riflessione sulle scelte fatte, sui successi
ottenuti, sugli scostamenti da correggere, per proseguire, in vista degli anni
futuri, verso una affermazione dell’Istituto sempre più ferma e decisa.
(massimo
coltrinari)
I di Copertina: Lo stemma del CESVAM
Info:segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org
Il presente numero può essere
richiesto gratuitamente in formato digitale. Su carta (fino ad esaurimento copie ed addebito spese postali) previo
versamento di euro 5 a copia in bianco e nero e euro 10 a copia a colori da versare su conto
corrente postale n. 25938002 intestato ad Istituto del Nastro Azzurro oppure su C.C. Bancario BPER Banca Piazza Madonna
di Loreto 24 C.C.703202000000002122 IBAM IT 85P0 5387 0320 200000000 2122.
sabato 9 aprile 2022
Osvaldo Biribicchi. Terrorismo. Paesi del Sahel
Il
Sahel, dall’arabo sahil significa limite o linea costiera,
è la regione semi-arida compresa tra il deserto del Sahara e la Savana
tropicale; si estende dall’Oceano Atlantico al Mar Rosso per una lunghezza di 8.500
chilometri ed una larghezza che varia da 300 a 500 chilometri.
I
Paesi compresi in questa fascia sono: Mauritania, Mali, Burkina
Faso, Nigeria (la parte nord), Gambia, Guinea-Bissau, Niger, Senegal, Sudan, Ciad
e Eritrea.
Storicamente,
mi riferisco al periodo antecedente alla colonizzazione europea, nel Sahel esistevano
entità statuali molto importanti con un elevato livello di organizzazione
politica, economica, giuridica, accademica, militare, tecnica, scientifica, architettonica,
artigianale e medica[1]quali
l’Impero del Ghana, fra il IV e il XII secolo, che si estendeva su un
territorio comprendente parte dell’attuale Mauritania, Senegal e Mali. Intorno
all’VIII secolo si affacciarono nell’Africa saheliana i primi viaggiatori arabi
seguiti subito dopo dai commercianti attratti dallo splendore delle città che vi
sorgevano ma soprattutto dalle ricchezze, in particolare dall’oro. Alla caduta dell’Impero
del Ghana a causa di lotte interne tra i vari regni che lo costituivano si
affermò l’Impero del Mali con capitale Timbuctù dal XIII al XV secolo.
All’Impero del Mali fece seguito l’Impero Songhai, lungo il corso del
fiume Niger, che tra il XV ed il XVI secolo fu uno degli imperi più potenti
dell’Africa Occidentale. Più ad est, invece, sul Mar Rosso, si trovava il Regno
di Axum di cui si hanno testimonianze già a partire dal IV secolo a.C. e
comprendeva, intorno alla metà del terzo secolo d.C., i territori che oggi sono
dell’Etiopia, dell’Eritrea, di Gibuti, di una parte del Sudan, dell’Egitto
meridionale, della Somalia nonché, al di là del Mar Rosso, dello Yemen e
dell’Arabia Saudita.
Quelle
realtà statuali praticamente scomparirono con l’arrivo degli europei nel XVI
secolo.
Lo
scenario attuale dei Paesi saheliani è completamente capovolto, possiamo
affermare senza tema di essere smentiti che non c’è traccia del glorioso
passato dei popoli che vivono in questa regione dell’Africa. Non solo le popolazioni
saheliane hanno perso memoria del loro passato essendo impegnate nella quotidiana
lotta contro ogni sorta di avversità, ma sono tra le più povere del mondo nonostante,
paradossalmente, i territori in cui vivono siano ricchi di materie prime. È
sufficiente per rendersene conto consultare l’Indice di
Sviluppo Umano per Paese 2022, redatto annualmente dalle Nazioni Unite. Nelle
ultime dieci posizioni troviamo: Burkina Faso, Ciad, Mali e Niger (ultimo,
186°); poco sopra l’Eritrea al 179°, la Guinea-Bissau al 175° posto, il Gambia
171°, il Sudan 165°, il Senegal 163° e la Mauritania 158°. Una situazione,
dunque, disastrosa.
La
maggior parte dei Paesi del Sahel è afflitta da una preoccupante e perdurante instabilità
politica dovuta sostanzialmente a due fattori: uno di carattere naturale quale
la crescita demografica, i cambiamenti climatici, la lenta progressiva avanzata
del deserto del Sahara, con la conseguente scarsità di cibo e acqua, e da
ultimo anche la pandemia covid 19 che si aggiunge alle altre (febbre gialla, ebola,
morbillo, malaria, colera) che affliggono la regione; l’altro di carattere
strettamente umano ossia il terrorismo di matrice jihadista, i trafficanti di
essere umani ed il moltiplicarsi di bande criminali di vario genere. Infine,
l’aumento dei flussi migratori dovuti ad entrambi i fattori.
Il terrorismo, che è il tema di questa
breve relazione, è un male peggiore delle avversità naturali; è una pandemia
che provoca ogni anno decine di migliaia di morti, che provoca instabilità
politica, indebolisce le già fragili istituzioni governative, disorienta ed
ingenera paura tra i cittadini inducendoli ad abbandonare i propri villaggi le
proprie case, in ultima analisi impedisce ai governi di affrontare le vere ed
improcrastinabili sfide quali la realizzazione di efficienti sistemi sanitari
nazionali, il potenziamento dell’istruzione e della formazione professionale dei
propri giovani. Questa instabilità politica in una regione
ricchissima apre inevitabilmente le porte alla violenza di gruppi terroristici
e criminali. Tale violenza nel Sahel è cresciuta a partire dalla caduta nel
2011 del regime di Gheddafi allorché le milizie Tuareg, che avevano combattuto
a favore del leader libico, si sono riversate in massa nel nord del Mali
rompendo i già delicati equilibri etnici dell’area. La disintegrazione della
Libia, infatti, ha aggravato la situazione politica dei Paesi del Sahel aprendo
le porte a nuove e più temibili organizzazioni terroristiche, per lo più di
matrice jihadista, legate alla galassia di Al Qaeda e dell’Isis, ed a comuni
bande criminali. Questi gruppi armati si muovono con relativa disarmante
facilità negli ampi spazi sahelo-sahariani, in gran parte non controllati dai
Governi centrali, sequestrano cittadini stranieri, trafficano droga, armi,
esseri umani e oro da cui traggono i fondi per portare avanti i loro ricchi
traffici. L’oro, nell’ambito di queste attività criminose, ha assunto particolare
rilevanza e dato ulteriore linfa vitale alle formazioni terroristiche ed alle
bande criminali da quando nel 2012 è stato scoperto nel Sudan un importante
filone aurifero che attraversa tutto il Sahel. Nell’ultima decina d’anni, infatti,
nella striscia saheliana sono comparse le cosiddette miniere d’oro artigianali,
non controllate dagli apparati statali. Come efficacemente riporta Valeria
Cagnazzo, autore presso Pagine Esteri: Sudan,
Mali e Burkina Faso rientrano oggi tra i primi cinque produttori d’oro nel
continente africano. Le tonnellate di minerale estratte nei Paesi lungo questo
fiume hanno rimpiazzato in questi anni il cotone nel mercato delle
esportazioni. Il boom dell’oro, tuttavia, ha
attirato soprattutto le mire di gruppi parastatali. Almeno un terzo
dell’oro della zona saheliana, infatti, è estratto in maniera “artigianale” e
“informale”, ovvero da gruppi non statali, rappresentati da privati o da
organizzazioni illegali, spesso armate, che controllano le miniere, i
lavoratori che scavano nelle viscere del terreno e spesso anche le intere aree
abitate intorno alle riserve. […] La gestione delle
miniere d’oro da parte di attori non statali, inoltre, può avere un potere
distruttivo sui governi dei Paesi coinvolti o, in altri casi, rafforzarne i
regimi. In pieno stile neoliberista, infatti, in molte zone del Sahel le
estrazioni sono affidate a imprese private legate al governo: in cambio di una
completa autonomia, i proprietari dei giacimenti garantiscono un prezioso
supporto all’élite della capitale e la sicurezza della regione mediante un
proprio corpo armato. In altre aree, al contrario, in cui delle riserve d’oro
si sono appropriati gruppi di opposizione, l’estrazione “artigianale” assume un
potenziale deflagrante nei confronti dei fragili equilibri politici regionali.
La completa deregolamentazione della corsa all’oro, soprattutto laddove lo
Stato è assente, comporta la crescita del banditismo. I gruppi terroristici si
moltiplicano anche grazie a questa risorsa e il fiume dell’oro diventa lo
scenario di scontri armati per il controllo del sottosuolo.
L’estrazione del metallo prezioso al di
fuori del controllo statale ha contribuito a destabilizzare ulteriormente
l’assetto politico (tra il 2021 e l’inizio del 2022 si sono registrati cinque
colpi di Stato militari rispettivamente in: Ciad, Guinea, Mali, Sudan, Burkina
Faso) e sociale dell’area portando non solo nuova violenza ma anche lo
sfruttamento della mano d’opera locale composta soprattutto da minori. Parlare
di terrorismo non può prescindere da alcune doverose riflessioni: come è possibile
che degli Stati sovrani, con tutto il peso della propria organizzazione militare,
non riescano a controllare queste miniere d’oro, seppur situate in aree
periferiche e disagiate, mentre gruppi paramilitari che certamente non hanno (o
almeno non dovrebbero avere) alle spalle il supporto logistico delle forze
governative riescano con tanta facilità a controllare, gestire e commerciare
l’oro estratto da queste miniere informali. Un approfondimento a parte meriterebbe
quest’ultimo aspetto, ovvero chi compra questo materiale prezioso e attraverso
quali canali. Come è possibile che governi poveri (vedi l’Indice di Sviluppo
Umano) si lascino sfuggire una tale ricchezza. Orbene, in questo quadro saheliano si
inseriscono ed operano attivamente decine di organizzazioni criminali e
numerose formazioni terroristiche[2] (vedi allegato) che oltre
a contendersi il territorio tra loro attaccano indiscriminatamente i villaggi
provocando la fuga degli abitanti che cercano sicurezza nelle città meglio
difese. Normalmente, i media si concentrano e riportano solo gli atti di
terrorismo portati a termine da queste formazioni, episodi vili ed odiosi ma
che rappresentano solo l’atto finale eclatante di una attività che parte da
lontano. Queste azioni non potrebbero essere assolutamente realizzate, come sanno
bene i militari di qualsiasi esercito al mondo, senza una adeguata ed efficiente
organizzazione logistica che assicuri ai guerriglieri combattenti un costante
rifornimento di armi, munizioni, vettovaglie, carburante, pezzi di ricambio in
sintesi tutto ciò che occorre per il mantenimento di mezzi ed equipaggiamenti. Per
sconfiggere questi gruppi terroristici che agiscono di sorpresa, e pertanto
difficilmente fronteggiabili, sarebbe necessario colpire i loro “santuari”,
ovvero le loro basi, le loro linee di rifornimento.
È di tutta evidenza che il terrorismo nel
Sahel non si può vincere solo con l’impiego dello strumento militare, sono
necessari interventi coordinati di carattere politico-sociale; prioritariamente
dovranno essere creati posti di lavoro per i giovani i quali, diversamente,
andranno ad alimentare i ranghi delle formazioni terroristiche e criminali o,
in alternativa, i flussi migratori verso l’Europa e verso i vicini Paesi confinanti.
Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, in una intervista
alla France Press, il 10 settembre 2021, commentando il ritorno al potere dei
Talebani in Afghanistan ha detto di «temere che l’esempio afghano possa
suscitare emulazione tra i jihadisti del Sahel, la
fascia di territorio dell’Africa subsahariana, dove sono attivi molti gruppi
terroristici. “È un pericolo reale”, ha precisato. Con la presa del potere da
parte dei talebani, ha concluso Guterres, “i gruppi terroristi nel Sahel possono
sentirsi euforizzati e nutrire ambizioni al di là di quanto pensavano qualche
mese fa”». Ci auguriamo solo che le parole del segretario generale delle
Nazioni Unite rimangano nel campo delle ipotesi.
Allegato
Formazioni
terroristiche nel Sahel
1)
Formazioni terroristiche legate a
dinamiche etniche locali e di matrice jihadista nel territorio maliano
2)
Formazioni terroristiche d’area nel
Burkina Faso
3)
Front pour l’alternance et la concorde au
Tchad-FACT
4)
Gruppo per il sostegno dell’Islam e dei Musulmani-JNIM
5)
Islamic State in the Greater Sahara-ISGS
6)
Islamic State in the Western Africa
Province-ISWAP
7)
Boko Haram
8)
Milizie di autodifesa locali nel Niger
9)
Ribelli di Tigray People Liberation
Front-TPLF
10)
Oromo Liberation Front-OLA, alias Shone
Group
11)
Al Shabaab-AS, collegata ad al Qaida.
Fonte: Relazione annuale sulla
Politica dell’informazione per la Sicurezza 2021.
mercoledì 30 marzo 2022
Il SUDAN prima della Separazione del Sud Suda. 2010
Lineamenti di geografia fisica
Il Sudan, che con 2.505.813 kmq, di superficie è il più esteso Stato
del Continente africano confina a N. con l'Egitto, a N.E. con la Libia, ad O.
con il Ciad e la Repubblica Centrafricana, a S. con lo Zaire, l'Uganda ed il
Kenya, ad E. con l'Etiopia, e si affaccia a N.E. sul Mar Rosso.
Nel Sudan sono distinguibili quattro grandi regioni geografiche:
- il settentrione, che comprende le vast3e distese desertiche
nord-occidentali, il deserto della Nubia e le zone collinose che costeggiano il
Mar Rosso;
- la pianura centrale della valle del Nilo e la fertile regione della
Gezira, delimitata dal Nilo Bianco e dal Nilo Azzurro, dove si accentrala
maggior parte della popolazione sudanese;
- la regione occidentale, costituita dai due aridi e stepposi altipiani
del Darfur e del Kordofan le cui altitudini variano tra i 600 e gli 800 metri.
Nella parte centrale del Darfur si erge solitario il monte Marra che supera i
3.000 metri;
- la regione meridionale, che attraversata dal Nilo Bianco e dai suoi
numerosissimi affluenti, presenta la caratteristica di una immensa zona
paludosa ed è delimitata a S. da un altopiano con vette isolate che si aggirano
intorno ai 3.000 m. (Kynieti 3.188 m., Lotuke 2.795 m.).
Il sistema idrico sudanese presenta un'abbondante rete fluviale nel S.
e nell'E. del Paese, mentre, ad eccezione del Nilo, completamente privi di
corsi d'acqua a carattere permanente appaiono le regioni settentrionali ed
occidenatli.
Nel Nilo Bianco, che penetra nell'estremo sud del paese con il nome di
Bahr el-Jebel, procedendo verso settentrione confluiscono innumerevoli
affluenti, i maggiori dei quali sono il Bahr el-Ghazal ed il Sobat,
determinando le caratteristiche paludi delle zone che attraversa.
Dopo un percorso di quasi 2.000 km in territorio sudanese, il Nilo
Bianco si unisce nei pressi della capitale al Nilo Azzurro, proveniente
dall'Acrocoro Etiopico, formando così il Grande Nilo, che con ampie ansie procede
verso N. fino a gettarsi nel lago artificiale Nasser, denominato localmente
lago Nubia.
Il clima, a carattere continentale di tipo tropicale, varia
notevolmente a causa della vastità del paese.
Le precipitazioni, estremamente scarse nel settentrione vanno via via
aumentando verso il sud fino a raggiungere punte molto elevate nelle regioni
paludose meridionali, caratterizzando, di conseguenza, la vegetazione che varia
dalle rigogliose foreste tropicali, alla savana fino alle aride steppe
settentrionali.
Caratteri demografici
Complessa e varia risulta la formazione etnica della popolazione del
Sudan, che per circa il 40% è composta da elementi arabi ed arabizzati, che
abitano le regioni centro-settentrionali del paese. Un altro 30% è costituito
da popolazioni nilotiche, concentrate nella regione meridionale, mentre sono
presenti anche diversi popoli di origine camitica, semitica e sudanese.
L'arabo è l'unica lingua ufficiale del Paese, sebbene, soprattutto nel
sud, siano parlati vari idiomi nilotici, camitici e sudanesi. Molto diffusa,
sia commercialmente che amministrativamente, è la lingua inglese.
Dal punto di vista religioso, mentre la quasi totalità delle
popolazioni centrali e settentrionali è musulmana, nelle regioni meridionali
prevalgono culti animisti ed è presente una minoranza cristiana che si aggira
intorno al 2%.
Il Sudan, secondo il censimento del 1973 conta circa 12,5 milioni di
abitanti che popolano prevalentemente la parte centrale della valle del Nilo,
la regione della Gezira e quella meridionale.
La popolazione è distribuita generalmente in piccoli centri urbani ad
eccezione della conurbazione situata alla confluenza dei due Nili, dove sorge
la capitale Khartum che conta 350.000 abitanti. Tra le altre città di rilievo
sono da ricordare:
Omdurman 320.000
ab.
El-Obeid 78.000 ab.
Khartum North 175.000
ab.
Kassala 70.000 ab.
Port Sudan
130.000 ab. Atbara 65.000 ab.
Wad Medani 95.000
ab. Khashm
el-Girba 55.000 ab.
sabato 19 marzo 2022
mercoledì 9 marzo 2022
La Guerra in LIbia. Di nuovo rischio una guerra civile
Ai primi di marzo del 2022 è giunta la notizia che il Governo di Tripoli non riconosce il voto del parlamento di Tobruk. La strada verso la stabilizzazione del paese è sempre più in salita.In Libia si hanno due governi paralleli è siamo di nuovo al rischio di guerra civili. (Fonte: Repubblica 4 marzo 2022)
La Carta è tratta da LIMES, Rivista Italian di Geopolitica, n. 11 Novembre 2021
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