.

Cerca nel blog

Per la traduzione in una lingua diversa dall'Italiano.For translation into a language other than.

Il presente blog è scritto in Italiano, lingua base. Chi desiderasse tradurre in un altra lingua, può avvalersi della opportunità della funzione di "Traduzione", che è riporta nella pagina in fondo al presente blog.

This blog is written in Italian, a language base. Those who wish to translate into another language, may use the opportunity of the function of "Translation", which is reported in the pages.


Powered By Blogger

Metodo di Ricerca ed analisi adottato


Il medoto di ricerca ed analisi adottato è riportato suwww.coltrinariatlanteamerica.blogspot.com

Vds. post in data 30 dicembre 2009 seguento il percorso:
Nota 1 - L'approccio concettuale alla ricerca. Il metodo adottato
Nota 2 - La parametrazione delle Capacità dello Stato
Nota 3 - Il Rapporto tra i fattori di squilibrio e le capacità delloStato
Nota 4 - Il Metodo di calcolo adottato

Per gli altri continenti si rifà riferimento al medesimo blog www.coltrinariatlanteamerica.blogspot.com per la spiegazione del metodo di ricerca.

domenica 31 luglio 2022

Africa. Le incidenze del cambiamento del Clima Monzambico

 n Mozambico l’aumento delle tempeste tropicali e delle precipitazioni violente ha aumentato significativamente la vulnerabilità delle persone già colpite dal conflitto. Nuovamente vittime anche migliaia delle famiglie che erano già state sfollate dai Cicloni Idai e Kenneth nel 2019. Nel gennaio 2021 i forti venti, le inondazioni e il ciclone Eloise hanno danneggiato o distrutto i rifugi di oltre 8700 di queste famiglie sfollate, oltre a scuole e ospedali. Anche in Nigeria siccità e inondazioni hanno reso più vulnerabili le persone già sfollate a causa del conflitto nel Nord-est del Paese. La situazione è ulteriormente peggiorata nella prima metà del 2021, con circa 294mila nuovi spostamenti.


mercoledì 20 luglio 2022

Africa: le incidenze del cambiamento climatico

 Le attività umane stanno causando cambiamenti al clima su scala planetaria nellaterra, nell’oceano e nell’atmosfera, con ramificazioni dannose e durature per lo sviluppo sostenibile e gli ecosistemi. Questo è quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Organizzazione meteorologica mondiale pubblicato il 18 maggio 2022. Il testo ha analizzato la situazione globale attraverso quattro indicatori chiave del cambiamento climatico (concentrazioni di gas serra, innalzamento del livello del mare, calore oceanico e acidificazione degli oceani) ed è arrivato a stabilire che tutti hanno raggiunto nuovi record nel 2021.

Fonte Atlante delle guerre 2022.

domenica 10 luglio 2022

Le migrazioni dall'AFrica

 Ancora morti nell’enclave di Melilla, dove circa duemila persone, secondo quanto indicato dalle autorità maorocchine, si erano ammassate nei pressi della frontiera. Le forze del Regno li hanno respinti con la forza, provocando almeno 37 morti. Melilla e Ceuta rappresentano le sole frontiere europee terrestri sul continente africano e sono spesso teatro di repressione. Il sindaco di Melilla, Eduardo de Castro ha riconosciuto che l’assalto da parte dei migranti “è stato particolarmente violento”, ma ha anche denunciato la “risposta sproporzionata” da parte delle forze dell’ordine del Marocco.

Il tentativo di ingresso in Europa è cominciato ieri attorno alle 6:40 di ieri. Chi ha tentato di attraversare il confine era per la maggior parte di nazionalità marocchina, ma c’erano anche alcune centinaia di persone provenienti dall’Africa sub-sahariana.

La gestione del transito di migranti tra le due enclavi e la Spagna è ondivago. Nel maggio 2021 più di 10mila migranti entrarono a Ceuta in 24 ore, sfruttando la decisione delle autorità marocchine di effettuare minori controlli. Decisione che provocò il richiamo dell’ambasciatrice spagnola a Rabat. Per porre fine all’incidente diplomatico il premier Sanchez ha mesi dopo dichiarato pubblicamente il proprio sostegno al piano marocchino di autonomia per il Sahara Occidentale.


Fonte Atlante delle Guerre luglio 22

domenica 19 giugno 2022

Strage In Nigeria

 “Chi ha commesso il massacro domenica 5 giugno nella chiesa San Francesco Saverio di Owo in Nigeria è un gruppo ben organizzato e ben addestrato e il bilancio delle vittime potrebbe essere più alto rispetto alla versione ufficiale. Lo scrive l’agenzia cattolica Fides citando  fonti della Chiesa in Nigeria, che per motivi di sicurezza hanno chiesto l’anonimato.

“Gli assalitori – dicono le fonti a Fides –  sono giunti al termine della messa di Pentecoste, mescolandosi ai fedeli che stavano uscendo dal luogo di culto. Si sono divisi in gruppetti che hanno iniziato a far esplodere ordigni e a sparare sui fedeli, sia dentro che fuori la chiesa, dimostrando una padronanza delle armi e delle tattiche di guerriglia”. E se il  bilancio ufficiale della strage è di 22 morti “va rivisto al rialzo” aggiungono. “Probabilmente le persone uccise sul colpo sono una cinquantina, alle quali vanno giunte quelle morte in seguito alle ferite riportate”, dice ancora la fonte all’agenzia vaticana che si dice preoccupata perché “il massacro è stato commesso in uno Stato come quello di Ondo, nel sud-ovest, finora risparmiato dalle violenze che affliggono altre aree della Nigeria”.

La situazione è tesa. Alla vigilia della strage del 5 giugno era stato rapito un sacerdote in uno Stato confinante: padre Christopher Itopa Onotu parroco della chiesa di Our Lady of Perpetual Help, a Obangede, nell’area del governo locale di Okehi, nello Stato di Kogi, confinante con quello di Ondo. Secondo altre fonti, il bilancio della strage supererebbe le 50 vittime.

venerdì 10 giugno 2022

Il Clima e la situazion e ambinetale


 

L’influenza imprevista delle forze naturali su corsi storici e avvenimenti militari

 

Ten. Cpl Art. Pe. Sergio Benedetto Sabetta

 

            La guerra in Ucraina ha visto l’impantanarsi, tra febbraio e marzo 2022, di una colonna di circa 60 Km. di mezzi pesanti russi sulla pianura sarmatica, questo è stato certamente uno dei fattori del fallimento dell’operazione lampo su Kiev progettata da Mosca.

            Emerge il problema dell’imprevisto sui calcoli umani, in particolare quelli naturali.

            Il riavviarsi delle attività umane, specialmente ad alto tasso di inquinamento, sembra avere favorito lo scioglimento anticipato delle nevi, creando fango e favorendo in tal modo la difesa.

            Problemi analoghi si erano già manifestati nel 1812 e 1941 con l’invasione della Russia da parte di Napoleone e di Hitler, quando inverni più freddi anticiparono il ghiaccio e la neve abbattendosi sugli invasori, bloccandone la mobilità e congelando gli uomini.

            Lo stesso accadde a Waterloo dove un giugno particolarmente piovoso e imprevisto impantanò la brillante cavalleria francese smorzando al contempo la potenza di fuoco e la mobilità dell’artiglieria napoleonica, punto di forza dell’Grande Armata,  permettendo così il prevalere della disciplinata fanteria inglese e influendo, anche, sulla salute di Napoleone nel momento decisivo dello scontro.

            La stessa Rivoluzione francese provocata dalla crisi alimentare seguita ad una serie di cattivi raccolti, crisi male gestita dalla monarchia, avvenne a seguito di una imponente eruzione vulcanica in Islanda che con le sue ceneri offuscò per anni il sole influendo sui raccolti.

            La stessa invasione delle tribù germaniche dell’Impero romano fu favorita da inverni particolarmente freddi, che provocarono carestie e ghiacciarono il corso dei fiumi Reno e Danubio, a cui si sommarono gli effetti ricorrenti della pandemia di peste, portata dalle Legioni nel loro ritorno dalle spedizioni in Oriente nel III secolo d. C., che indebolirono il tessuto delle città, favorendo l’impoverimento e il trasferimento del baricentro in campagna.

            Così anche le temibili invasioni vichinghe del IX e X secolo d. C., sia ad Occidente che ad Oriente, hanno avuto per causa prevalente la difficoltà di mantenersi sul territorio della penisola scandinava e gli esempi potrebbero andare avanti.

            Cause naturali impreviste provocate da catastrofi, quali inondazioni, eruzioni, maremoti oltre a cambiamenti climatici improvvisi e pandemie hanno sempre influenzato non solo i cicli storici, ma anche singoli avvenimenti, facendo saltare previsioni e calcoli, aumentando la caoticità dove già esistevano problemi organizzativi e strutturali.

 

venerdì 20 maggio 2022

Gadget Istituto I del Nastro Azzurro

www.istitutonastroazzurro.org 



I Gadget possono essere chiesti a: segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org 


Lafrica oggi


 

martedì 10 maggio 2022

Rivista QUADERNI, Anno LXXXII, Supplemento, XXI, 2021, n. 5, 21° della Rivista


Nota Redazionale

Il numero 4 del 2021, come noto, è stato un numero speciale per il centenario della traslazione della salma del Milite Ignoto (1921-2021), con distribuzione straordinaria su tutto il territorio nazionale. A pag. 97di quel QUADERNO vi era il comunicato per le Scuole che indicava le modalità per la partecipazione al progetto “Storia in Laboratorio”, in cui tra l’altro, si indicavano i modi e i termini per la pubblicazione eventuale di elaborati scritti da parte degli studenti in merito alla tematica proposta. In questo numero pubblichiamo le risultanze di alcune scuole che hanno inviato materiali.

 

Il numero, inoltre, è tutto dedicato alla data centenaria del Milite Ignoto, nel solco della ricorrenza; pubblica anche un contributo di carattere nazionale, riguardante lo studio e la presentazione della storia della Bandiera nazionale Questo contributo è proceduto da una riflessione di Giancarlo Ramaccia sul Valore Militare ed il Milite Ignoto ed introdotto da una Poesia dedicata al Milite Ignoto di Beatrice Harrach.

 

A seguire Elisa Bonacini ci partecipa di una iniziativa presa in occasione della data centenaria a Latina, Stefano Mangiavacchi pubblica un articolo iconografico del passaggio del Treno del Milite Ignoto ad Arezzo e in vari comuni della sua provincia ed Alberto Vido della mostra organizzata a Sondrio sempre dedicata al Milite Ignoto.

 

Infine in Copertina è riprodotta la medaglia coniata dall’Istituto del Nastro Azzurro in occasione di questo citato centenario.

(massimo coltrinari)

 





 

venerdì 29 aprile 2022

Progetti di Sviluppo. Aggiornamenti

 MATERIALI PER TESI DI LAUREA E SVILUPPI


La Newsletters del 26 aprile 2022 dell'Institute for Economics & Peace presenta i seguenti articoli:



ECONOMICS 

World Bank: India's extreme poverty down by 12.3% in last decade. Extreme poverty in India declined by 12.3% from 2011 to 2019. Research by the bank indicates that extreme poverty in rural areas declined from 26.3% of the population, to 11.6%. Extreme poverty in urban areas decreased from 14.2% to 6.3%.

Low-producing US oil wells account for half of US methane emissions.Low-producing oil and gas wells that account for just 6% of total US productionprovide only half of the total methane emissions from all US oil and gas wells.

World Bank estimates Ukraine physical damage at $60 billion. Physical damage to Ukraine's buildings and infrastructure from Russia's invasion has reached $60 billion so far. This is the equivalent to 40% of the country’s GDP.

Start-ups in Africa record $5.2 billion in VC funding. A report by the African Private Equity and Venture Capital Association (AVCA) says that African start-ups secured $5.2 billion in venture capital in 2021, nearly five times more than in 2020.

Almost 50% of Canadians within $200 of declaring bankruptcy. 31% of Canadians polled claimed that their income was not sufficient to cover monthly expenses, while 49% of respondents said they were within $200 of needing to declare bankruptcy.

Libya suspends production at largest oilfield. Libya's National Oil Company has suspended operations at two major oil sites: the Zouetina terminal and the al-Charara field, after shutting down several other facilities in connection with protests and political rivalries.


info: ricerca.cesvam@istitutonastroazzurro.org


per approfondimenti sul CESVAM

www.istitutodelnastroazzurro.org



www.valoremilitare.blogspot.com

lunedì 18 aprile 2022

Rivista QUADERNI Anno LXXXII, Supplemento XX, 2021, n. 3, 20° della Rivista. CESVAM REPORT Settembre 2019 - Agosto 2021

 


SOMMARIO

Anno LXXXII, Supplemento XX, 2021, n. 3,

20° della Rivista “Quaderni”

www.istitutodelnastroazzurro.it

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

www.cesvam.org

 

CESVAM REPORT.  SETTEMBRE 2019 – AGOSTO 2021

 

1.      INTRODUZIONE

La necessità di un Report.

 

2.      STRUTTURA DEL CESVAM

a.       Istituto del Nastro Azzurro Ente Morale

Statuto; Regolamento

b.      Lo Statuto del CESVAM

c.       Il Regolamento del CESVAM

d.      Il Verbale  costitutivo del CESVAM del Consiglio Nazionale dell’Istituto del Nastro Azzurro

 

3.      ATTIVITA’ DEL CESVAM

Editoria

a.       La Emeroteca del CESVAM

b.      L’Archivio-Biblioteca del CESVAM

c.       I Progetti di Ricerca. La realizzazione e la finalizzazione

Ricerca

d.      Le attività in essere.

e.       La Rivista “Quaderni del Nastro Azzurro”

f.        I “Quaderni On Line”

g.      I Blog di carattere storico, estensione di ricerca

h.      I Blog di carattere geografico, estensione di ricerca

i.        I Blog di carattere associativo e divulgativo

j.        I CESVAM Papers, collana “occasional” di pubblicazioni

k.      I Libri della Collana del Nastro Azzurro”

Didattica

l.        L’Attività didattica per Master di 1° e 2° Livello

m.    L’Attività didattica per Corsi di Formazione

Divulgazione

n.      Il Sito dell’Istituto del Nastro Azzurro. Concorso alla Gestione

o.      La Piattaforma del CESVAM. Lo strumento di divulgazione al passo con i tempi

p.      I Convegni e le Conferenze

q.      Gli “Incontri con l’Autore”

r.       Collaborazione con Enti, Istituti, Accademie, Università. Il Confronto

 

4.      CONCLUSIONE

. Lineamenti per il futuro

5.      IL PERIODICO “NOTIZIARIO DEL NASTRO AZZURRO

 

Nota redazionale:

Questo numero della Rivista “QUADERNI” come si può notare, pur mantenendo la struttura base, non porta la tradizionale suddivisione “Il mondo da cui veniamo: la memoria” e “Il mondo in cui viviamo: la realtà d’oggi” e le relative rubriche. Questo per lasciare lo spazio al Report del CESVAM, Questo Report, come ampiamente si è riportato nel Report stesso, vuole essere una documentazione fattiva della risposta che la Presidenza Nazionale ha voluto dare, con il Report pubblicato nel 2019 (N. 3° della Rivista, Supplemento XIII, Luglio-agosto 2019) alla lenta crisi che aveva attanagliato l’Istituto culminata, in chiave di retrospettiva storica, con l’anno 2014, considerando il 2015 l’anno della svolta a cui tutti hanno dato un ampio contributo. Questo numero della Rivista vuole essere la continuazione del Report per il quinquennio settembre 2014 – agosto 2019, mantenendo la stessa articolazione ed aggiornandone i contenuti per il periodo di riferimento. Si vogliono fornire elementi di riflessione sulle scelte fatte, sui successi ottenuti, sugli scostamenti da correggere, per proseguire, in vista degli anni futuri, verso una affermazione dell’Istituto sempre più ferma e decisa.

(massimo coltrinari)

 

I di Copertina: Lo stemma del CESVAM

 


Info:segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org

Il presente numero può essere richiesto gratuitamente in formato digitale. Su carta (fino ad esaurimento  copie ed addebito spese postali)   previo versamento di euro 5 a copia in bianco e nero e euro  10 a copia a colori da versare su conto corrente postale n. 25938002 intestato ad Istituto del Nastro Azzurro  oppure su C.C. Bancario BPER Banca Piazza Madonna di Loreto 24 C.C.703202000000002122 IBAM IT 85P0 5387 0320 200000000 2122.

sabato 9 aprile 2022

Osvaldo Biribicchi. Terrorismo. Paesi del Sahel

 


Il Sahel, dall’arabo sahil significa limite o linea costiera, è la regione semi-arida compresa tra il deserto del Sahara e la Savana tropicale; si estende dall’Oceano Atlantico al Mar Rosso per una lunghezza di 8.500 chilometri ed una larghezza che varia da 300 a 500 chilometri.

I Paesi compresi in questa fascia sono: Mauritania, Mali, Burkina Faso, Nigeria (la parte nord), Gambia, Guinea-Bissau, Niger, Senegal, Sudan, Ciad e Eritrea. 

Storicamente, mi riferisco al periodo antecedente alla colonizzazione europea, nel Sahel esistevano entità statuali molto importanti con un elevato livello di organizzazione politica, economica, giuridica, accademica, militare, tecnica, scientifica, architettonica, artigianale e medica[1]quali l’Impero del Ghana, fra il IV e il XII secolo, che si estendeva su un territorio comprendente parte dell’attuale Mauritania, Senegal e Mali. Intorno all’VIII secolo si affacciarono nell’Africa saheliana i primi viaggiatori arabi seguiti subito dopo dai commercianti attratti dallo splendore delle città che vi sorgevano ma soprattutto dalle ricchezze, in particolare dall’oro. Alla caduta dell’Impero del Ghana a causa di lotte interne tra i vari regni che lo costituivano si affermò l’Impero del Mali con capitale Timbuctù dal XIII al XV secolo. All’Impero del Mali fece seguito l’Impero Songhai, lungo il corso del fiume Niger, che tra il XV ed il XVI secolo fu uno degli imperi più potenti dell’Africa Occidentale. Più ad est, invece, sul Mar Rosso, si trovava il Regno di Axum di cui si hanno testimonianze già a partire dal IV secolo a.C. e comprendeva, intorno alla metà del terzo secolo d.C., i territori che oggi sono dell’Etiopia, dell’Eritrea, di Gibuti, di una parte del Sudan, dell’Egitto meridionale, della Somalia nonché, al di là del Mar Rosso, dello Yemen e dell’Arabia Saudita.

Quelle realtà statuali praticamente scomparirono con l’arrivo degli europei nel XVI secolo.

Lo scenario attuale dei Paesi saheliani è completamente capovolto, possiamo affermare senza tema di essere smentiti che non c’è traccia del glorioso passato dei popoli che vivono in questa regione dell’Africa. Non solo le popolazioni saheliane hanno perso memoria del loro passato essendo impegnate nella quotidiana lotta contro ogni sorta di avversità, ma sono tra le più povere del mondo nonostante, paradossalmente, i territori in cui vivono siano ricchi di materie prime. È sufficiente per rendersene conto consultare l’Indice di Sviluppo Umano per Paese 2022, redatto annualmente dalle Nazioni Unite. Nelle ultime dieci posizioni troviamo: Burkina Faso, Ciad, Mali e Niger (ultimo, 186°); poco sopra l’Eritrea al 179°, la Guinea-Bissau al 175° posto, il Gambia 171°, il Sudan 165°, il Senegal 163° e la Mauritania 158°. Una situazione, dunque, disastrosa.

La maggior parte dei Paesi del Sahel è afflitta da una preoccupante e perdurante instabilità politica dovuta sostanzialmente a due fattori: uno di carattere naturale quale la crescita demografica, i cambiamenti climatici, la lenta progressiva avanzata del deserto del Sahara, con la conseguente scarsità di cibo e acqua, e da ultimo anche la pandemia covid 19 che si aggiunge alle altre (febbre gialla, ebola, morbillo, malaria, colera) che affliggono la regione; l’altro di carattere strettamente umano ossia il terrorismo di matrice jihadista, i trafficanti di essere umani ed il moltiplicarsi di bande criminali di vario genere. Infine, l’aumento dei flussi migratori dovuti ad entrambi i fattori.

Il terrorismo, che è il tema di questa breve relazione, è un male peggiore delle avversità naturali; è una pandemia che provoca ogni anno decine di migliaia di morti, che provoca instabilità politica, indebolisce le già fragili istituzioni governative, disorienta ed ingenera paura tra i cittadini inducendoli ad abbandonare i propri villaggi le proprie case, in ultima analisi impedisce ai governi di affrontare le vere ed improcrastinabili sfide quali la realizzazione di efficienti sistemi sanitari nazionali, il potenziamento dell’istruzione e della formazione professionale dei propri giovani.                                                                    Questa instabilità politica in una regione ricchissima apre inevitabilmente le porte alla violenza di gruppi terroristici e criminali. Tale violenza nel Sahel è cresciuta a partire dalla caduta nel 2011 del regime di Gheddafi allorché le milizie Tuareg, che avevano combattuto a favore del leader libico, si sono riversate in massa nel nord del Mali rompendo i già delicati equilibri etnici dell’area. La disintegrazione della Libia, infatti, ha aggravato la situazione politica dei Paesi del Sahel aprendo le porte a nuove e più temibili organizzazioni terroristiche, per lo più di matrice jihadista, legate alla galassia di Al Qaeda e dell’Isis, ed a comuni bande criminali. Questi gruppi armati si muovono con relativa disarmante facilità negli ampi spazi sahelo-sahariani, in gran parte non controllati dai Governi centrali, sequestrano cittadini stranieri, trafficano droga, armi, esseri umani e oro da cui traggono i fondi per portare avanti i loro ricchi traffici. L’oro, nell’ambito di queste attività criminose, ha assunto particolare rilevanza e dato ulteriore linfa vitale alle formazioni terroristiche ed alle bande criminali da quando nel 2012 è stato scoperto nel Sudan un importante filone aurifero che attraversa tutto il Sahel. Nell’ultima decina d’anni, infatti, nella striscia saheliana sono comparse le cosiddette miniere d’oro artigianali, non controllate dagli apparati statali. Come efficacemente riporta Valeria Cagnazzo, autore presso Pagine Esteri: Sudan, Mali e Burkina Faso rientrano oggi tra i primi cinque produttori d’oro nel continente africano. Le tonnellate di minerale estratte nei Paesi lungo questo fiume hanno rimpiazzato in questi anni il cotone nel mercato delle esportazioni. Il boom dell’oro, tuttavia, ha attirato soprattutto le mire di gruppi parastatali. Almeno un terzo dell’oro della zona saheliana, infatti, è estratto in maniera “artigianale” e “informale”, ovvero da gruppi non statali, rappresentati da privati o da organizzazioni illegali, spesso armate, che controllano le miniere, i lavoratori che scavano nelle viscere del terreno e spesso anche le intere aree abitate intorno alle riserve. […] La gestione delle miniere d’oro da parte di attori non statali, inoltre, può avere un potere distruttivo sui governi dei Paesi coinvolti o, in altri casi, rafforzarne i regimi. In pieno stile neoliberista, infatti, in molte zone del Sahel le estrazioni sono affidate a imprese private legate al governo: in cambio di una completa autonomia, i proprietari dei giacimenti garantiscono un prezioso supporto all’élite della capitale e la sicurezza della regione mediante un proprio corpo armato. In altre aree, al contrario, in cui delle riserve d’oro si sono appropriati gruppi di opposizione, l’estrazione “artigianale” assume un potenziale deflagrante nei confronti dei fragili equilibri politici regionali. La completa deregolamentazione della corsa all’oro, soprattutto laddove lo Stato è assente, comporta la crescita del banditismo. I gruppi terroristici si moltiplicano anche grazie a questa risorsa e il fiume dell’oro diventa lo scenario di scontri armati per il controllo del sottosuolo.

L’estrazione del metallo prezioso al di fuori del controllo statale ha contribuito a destabilizzare ulteriormente l’assetto politico (tra il 2021 e l’inizio del 2022 si sono registrati cinque colpi di Stato militari rispettivamente in: Ciad, Guinea, Mali, Sudan, Burkina Faso) e sociale dell’area portando non solo nuova violenza ma anche lo sfruttamento della mano d’opera locale composta soprattutto da minori. Parlare di terrorismo non può prescindere da alcune doverose riflessioni: come è possibile che degli Stati sovrani, con tutto il peso della propria organizzazione militare, non riescano a controllare queste miniere d’oro, seppur situate in aree periferiche e disagiate, mentre gruppi paramilitari che certamente non hanno (o almeno non dovrebbero avere) alle spalle il supporto logistico delle forze governative riescano con tanta facilità a controllare, gestire e commerciare l’oro estratto da queste miniere informali. Un approfondimento a parte meriterebbe quest’ultimo aspetto, ovvero chi compra questo materiale prezioso e attraverso quali canali. Come è possibile che governi poveri (vedi l’Indice di Sviluppo Umano) si lascino sfuggire una tale ricchezza.                                        Orbene, in questo quadro saheliano si inseriscono ed operano attivamente decine di organizzazioni criminali e numerose formazioni terroristiche[2] (vedi allegato) che oltre a contendersi il territorio tra loro attaccano indiscriminatamente i villaggi provocando la fuga degli abitanti che cercano sicurezza nelle città meglio difese. Normalmente, i media si concentrano e riportano solo gli atti di terrorismo portati a termine da queste formazioni, episodi vili ed odiosi ma che rappresentano solo l’atto finale eclatante di una attività che parte da lontano. Queste azioni non potrebbero essere assolutamente realizzate, come sanno bene i militari di qualsiasi esercito al mondo, senza una adeguata ed efficiente organizzazione logistica che assicuri ai guerriglieri combattenti un costante rifornimento di armi, munizioni, vettovaglie, carburante, pezzi di ricambio in sintesi tutto ciò che occorre per il mantenimento di mezzi ed equipaggiamenti. Per sconfiggere questi gruppi terroristici che agiscono di sorpresa, e pertanto difficilmente fronteggiabili, sarebbe necessario colpire i loro “santuari”, ovvero le loro basi, le loro linee di rifornimento.    

È di tutta evidenza che il terrorismo nel Sahel non si può vincere solo con l’impiego dello strumento militare, sono necessari interventi coordinati di carattere politico-sociale; prioritariamente dovranno essere creati posti di lavoro per i giovani i quali, diversamente, andranno ad alimentare i ranghi delle formazioni terroristiche e criminali o, in alternativa, i flussi migratori verso l’Europa e verso i vicini Paesi confinanti. Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, in una intervista alla France Press, il 10 settembre 2021, commentando il ritorno al potere dei Talebani in Afghanistan ha detto di «temere che l’esempio afghano possa suscitare emulazione tra i jihadisti del Sahel, la fascia di territorio dell’Africa subsahariana, dove sono attivi molti gruppi terroristici. “È un pericolo reale”, ha precisato. Con la presa del potere da parte dei talebani, ha concluso Guterres, “i gruppi terroristi nel Sahel possono sentirsi euforizzati e nutrire ambizioni al di là di quanto pensavano qualche mese fa”». Ci auguriamo solo che le parole del segretario generale delle Nazioni Unite rimangano nel campo delle ipotesi.

 

 

 

 

 

 

 

 

Allegato

Formazioni terroristiche nel Sahel

 

1)      Formazioni terroristiche legate a dinamiche etniche locali e di matrice jihadista nel territorio maliano

2)      Formazioni terroristiche d’area nel Burkina Faso

3)      Front pour l’alternance et la concorde au Tchad-FACT

4)      Gruppo per il sostegno dell’Islam e dei Musulmani-JNIM

5)      Islamic State in the Greater Sahara-ISGS

6)      Islamic State in the Western Africa Province-ISWAP

7)      Boko Haram

8)      Milizie di autodifesa locali nel Niger

9)      Ribelli di Tigray People Liberation Front-TPLF

10)  Oromo Liberation Front-OLA, alias Shone Group

11)  Al Shabaab-AS, collegata ad al Qaida.

 

Fonte: Relazione annuale sulla Politica dell’informazione per la Sicurezza 2021.

 



[1] José do-Nascimento, Storia del continente africano, una lettura razionale e sintetica, Verona, QuiEdit, 2015, p. 76.

 

[2] Relazione annuale sulla Politica dell’informazione per la Sicurezza 2021.

mercoledì 30 marzo 2022

Il SUDAN prima della Separazione del Sud Suda. 2010

 

Lineamenti di geografia fisica

 

Il Sudan, che con 2.505.813 kmq, di superficie è il più esteso Stato del Continente africano confina a N. con l'Egitto, a N.E. con la Libia, ad O. con il Ciad e la Repubblica Centrafricana, a S. con lo Zaire, l'Uganda ed il Kenya, ad E. con l'Etiopia, e si affaccia a N.E. sul Mar Rosso.

 

Nel Sudan sono distinguibili quattro grandi regioni geografiche:

- il settentrione, che comprende le vast3e distese desertiche nord-occidentali, il deserto della Nubia e le zone collinose che costeggiano il Mar Rosso;

- la pianura centrale della valle del Nilo e la fertile regione della Gezira, delimitata dal Nilo Bianco e dal Nilo Azzurro, dove si accentrala maggior parte della popolazione sudanese;

- la regione occidentale, costituita dai due aridi e stepposi altipiani del Darfur e del Kordofan le cui altitudini variano tra i 600 e gli 800 metri. Nella parte centrale del Darfur si erge solitario il monte Marra che supera i 3.000 metri;

- la regione meridionale, che attraversata dal Nilo Bianco e dai suoi numerosissimi affluenti, presenta la caratteristica di una immensa zona paludosa ed è delimitata a S. da un altopiano con vette isolate che si aggirano intorno ai 3.000 m. (Kynieti 3.188 m., Lotuke 2.795 m.).

 

Il sistema idrico sudanese presenta un'abbondante rete fluviale nel S. e nell'E. del Paese, mentre, ad eccezione del Nilo, completamente privi di corsi d'acqua a carattere permanente appaiono le regioni settentrionali ed occidenatli.

Nel Nilo Bianco, che penetra nell'estremo sud del paese con il nome di Bahr el-Jebel, procedendo verso settentrione confluiscono innumerevoli affluenti, i maggiori dei quali sono il Bahr el-Ghazal ed il Sobat, determinando le caratteristiche paludi delle zone che attraversa.

Dopo un percorso di quasi 2.000 km in territorio sudanese, il Nilo Bianco si unisce nei pressi della capitale al Nilo Azzurro, proveniente dall'Acrocoro Etiopico, formando così il Grande Nilo, che con ampie ansie procede verso N. fino a gettarsi nel lago artificiale Nasser, denominato localmente lago Nubia.

 

Il clima, a carattere continentale di tipo tropicale, varia notevolmente a causa della vastità del paese.

Le precipitazioni, estremamente scarse nel settentrione vanno via via aumentando verso il sud fino a raggiungere punte molto elevate nelle regioni paludose meridionali, caratterizzando, di conseguenza, la vegetazione che varia dalle rigogliose foreste tropicali, alla savana fino alle aride steppe settentrionali.

 

Caratteri demografici

 

Complessa e varia risulta la formazione etnica della popolazione del Sudan, che per circa il 40% è composta da elementi arabi ed arabizzati, che abitano le regioni centro-settentrionali del paese. Un altro 30% è costituito da popolazioni nilotiche, concentrate nella regione meridionale, mentre sono presenti anche diversi popoli di origine camitica, semitica e sudanese.

L'arabo è l'unica lingua ufficiale del Paese, sebbene, soprattutto nel sud, siano parlati vari idiomi nilotici, camitici e sudanesi. Molto diffusa, sia commercialmente che amministrativamente, è la lingua inglese.

Dal punto di vista religioso, mentre la quasi totalità delle popolazioni centrali e settentrionali è musulmana, nelle regioni meridionali prevalgono culti animisti ed è presente una minoranza cristiana che si aggira intorno al 2%.

 

Il Sudan, secondo il censimento del 1973 conta circa 12,5 milioni di abitanti che popolano prevalentemente la parte centrale della valle del Nilo, la regione della Gezira e quella meridionale.

La popolazione è distribuita generalmente in piccoli centri urbani ad eccezione della conurbazione situata alla confluenza dei due Nili, dove sorge la capitale Khartum che conta 350.000 abitanti. Tra le altre città di rilievo sono da ricordare:

 

Omdurman                 320.000 ab.                                El-Obeid             78.000 ab.

Khartum North          175.000 ab.                                Kassala                70.000 ab.

Port Sudan                 130.000 ab.                                Atbara                  65.000 ab.

Wad Medani                95.000 ab.                                Khashm el-Girba 55.000 ab.

 

sabato 19 marzo 2022

Carta Espanzione e Caduta Impero Ottomano


 Fonte LIMES, Rivista di Geopolitica, n. 11 novembre 2022

mercoledì 9 marzo 2022

La Guerra in LIbia. Di nuovo rischio una guerra civile

MATERIALI PER TESI
 La Libia e il terrorismo


Ai primi di marzo del 2022 è giunta la notizia che il Governo di Tripoli non riconosce il voto del parlamento di Tobruk. La strada verso la stabilizzazione del paese è sempre più in salita.In Libia si hanno due governi paralleli è siamo di nuovo al rischio di guerra civili. (Fonte: Repubblica 4 marzo 2022)

La Carta è tratta da LIMES, Rivista Italian di Geopolitica, n. 11 Novembre 2021

(